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| I ‘danni collaterali’ dello sfruttamento petrolifero in Kazakistan secondo le ong ambientaliste |
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| di Sarah Pozzoli |
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Milano, 26 novembre – Lontano, lontano nel Kazakistan c’è una città di 150mila persone, posta sulle rive del Mar Caspio settentrionale, che da una decina d’anni sta vivendo un grande boom economico. Si tratta del tipico boom di un città vicina a immense riserve petrolifere. A Atyrau, così si chiama la città, i grandi colossi mondiali hanno infatti stabilito le loro sedi locali, facendo schizzare alle stelle il prezzo degli immobili e il costo della vita. Dai lauti profitti prodotti dall’estrazione dell’oro nero, però, la popolazione locale non ha tratto grandi benefici: la maggior parte delle case di Atyrau non sarebbe collegata alle fognature, le uniche strade decenti sarebbero quelle che collegano la città agli impianti petroliferi, inoltre mancherebbero i dottori e gli infermieri dei servizi sanitari pubblici che hanno optato per le major petrolifere perché gli stipendi sono più alti. Secondo dati ufficiosi, il 90% della gente di Atyrau vivrebbe sotto la soglia di povertà.
A denunciare la situazione è un rapporto preliminare di una missione non governativa degli Amici della terra e della Campagna per la riforma della banca mondiale (Crbm), fatta a settembre, che lancia l’allarme proprio nei giorni in cui si stanno concludendo le trattative tra Agip Kco, un consorzio tra grandi imprese petrolifere di cui è capofila Eni, e il governo kazaco per lo sfruttamento del maxi-giacimento del Kashagan, a 75 chilometri sud est da Atyrau.
Impatti ambientali - La missione ha raccolto numerose testimonianze di una drastica diminuzione della biodiversità nel Nord del Caspio durante gli ultimi anni. Un fenomeno che, secondo il rapporto, è “sempre direttamente collegato allo sviluppo dell’industria petrolifera nella regione e particolarmente al progetto di Kashagan”. In particolare, nelle regioni di Mangistau e di Atyrau, la popolazione avrebbe assistito negli ultimi dieci anni a un drastico calo dei volumi di pesca, non soltanto per lo storione ma anche di molte altre specie importanti dal punto di vista commerciale. La diminuzione nelle riserve ittiche sarebbe stata confermata dai funzionari dell’ufficio regionale di Atyrau del ministero dell'Ambiente e da Diarov, del Centro scientifico sui problemi ecologici regionali dell'Istituto di Atyrau su petrolio e gas. “Ovviamente la diminuzione delle riserve di pesci - si legge nel rapporto - implica seri effetti socio-economici, data la dipendenza delle popolazioni locali dalla pesca (nel villaggio di Damba, per esempio, la cooperativa locale di pescatori impiega circa il 40% della popolazione, composta da 2.500 abitanti)”. Oltre alla moria dei pesci, la popolazione locale e i funzionari dell’ufficio regionale di Atyrau del ministero dell’ambiente avrebbero anche denunciato la morte di uccelli da collegare alle operazioni dell’impianto di Koshanai per il trattamento delle acque oleose e quella di foche, connesse al progetto di Kashagan.
Questo negli ultimi dieci anni. Ma secondo il rapporto, senza adeguati provvedimenti, la situazione peggiorerà: secondo Diarov, ci sono numerose possibilità che nei prossimi decenni lo sviluppo dell’industria petrolifera possa provocare la morte biologica totale del Mar Caspio, principalmente a causa del livello elevato delle sostanze inquinanti tossiche contenute nel petrolio di Kashagan.
Impatto socio-economico - Atyrau, come si è detto, sta vivendo il tipico boom della città petrolifera. Negli ultimi dieci anni, ovvero da quando le grandi compagnie petrolifere hanno stabilito le loro sedi regionali nella città, il costo della vita è schizzato alle stelle e il prezzo degli immobili è decuplicato, arrivando a prezzi quasi europei. Peccato che lo stipendio medio della popolazione locale sia rimasto a 100 dollari al mese (secondo dati ufficiosi, circa il 90% degli abitanti di Atyrau vivrebbe sotto la soglia di povertà) e che la stragrande maggioranza dei profitti petroliferi finisca nelle casse pubbliche di Astana, la neonata e futuribile capitale del Kazakistan, e nel fondo petrolifero nazionale. Poco o nulla è stato investito nell’area. La maggior parte delle case di Atyrau, evidenzia il rapporto, non ha accesso al gas, a volte all’elettricità e la maggior parte non è collegata alle fognature. Inoltre, hanno una buona pavimentazione soltanto le strade centrali e che conducono agli impianti petroliferi. E ancora: non c’è trasporto pubblico che colleghi i villaggi con la città di Atyrau, a circa 20 chilometri, e ospedali e ambulatori pubblici cominciano a soffrire la carenza di medici e infermieri che preferiscono lavorare negli impianti petroliferi per gli stipendi più alti. Lavorare nel settore petrolifero rappresenta, più in generale, un’opportunità per la popolazione locale (il 10% ha trovato lavoro nelle compagnie). Gli stipendi infatti sono più alti della media: intorno ai 150 dollari al mese per gli uomini, impiegati principalmente come operai non qualificati; circa 100 dollari per le donne, utilizzate per le pulizie nei campi degli operai. Ma i rischi sono molto elevati: gli operai sono infatti i più esposti alle emissioni di solfati derivanti dall'estrazione e dal processamento del petrolio del Caspio del Nord.
Impatto sulla salute - La missione ha sentito molte testimonianze sulle conseguenze sulla salute degli abitanti dei villaggi di Fort Shevchenko, Bautino e altre località nelle vicinanze delle attività di realizzazione della base marina e di rifornimento di Bautino Atash e dell’impianto di Koshanai per il trattamento delle acque oleose, entrambi a pochi chilometri dalle zone residenziali. I principali problemi riscontrati sono: a Fort Shevchenko emicranie, sanguinamento dal naso e anemie per i bambini, che secondo il rapporto sarebbero connessi con le frequenti emissioni nauseabonde che - almeno secondo quanto affermato da alcune donne anziane dei villaggi - si sprigionerebbero di notte dall’impianto di Koshanai; a Bautino e nei paraggi, diarrea conseguente al consumo di pesce e malattie della pelle per i bambini, che peggiorerebbero dopo ogni bagno in mare. Gli abitanti dei villaggi ora hanno paura e non nuotano più nelle acque della baia di Bautino. Secondo le Ong locali, con cui la missione è venuta a contatto ad Atyrau, durante gli ultimi dieci anni nelle vicinanze del giacimento petrolifero e degli impianti di Tengiz sarebbero morte circa 100 persone e migliaia si sarebbero ammalate.
Secondo gli esperti dell’ufficio regionale di Atyrau del ministero della Salute, il problema principale dello sviluppo dell'industria petrolifera nel Caspio settentrionale è lo zolfo.
Che, nella sua forma cristallina e se protetto dagli agenti atmosferici (vento, pioggia, temperature estreme) è inoffensivo. Tuttavia, è altamente tossico nella forma gassosa. Enormi quantità di zolfo saranno estratte dal campo di Kashagan, però il consorzio Agip-KCO ancora non sa come e dove le immagazzinerà.
Questo elemento è stato inoltre confermato da Diarov e da alcune ong locali.
Inoltre, i gas del mercaptano sono estremamente tossici e sono contenuti in livelli elevati nel petrolio del Caspio; anche questa evenienza sarebbe stata confermata da Diarov e da Ong locali. Inoltre, sembra che questi gas possano essere responsabili di mutazioni genetiche.
Le richieste - Gli ambientalisti hanno inoltrato diverse richieste all’Unione Europea, i governi europei, all’esecutivo kazako e alle compagnie petrolifere (Agip-KCO). In particolare, vogliono che venga risolto il problema dello zolfo prima di riavviare il progetto del Kashagan e che vengano valutati gli impatto a breve e lungo termine dell’estrazione petrolifera sulla biodiversità. Inoltre, chiedono una valutazione scientifica indipendente degli effetti a breve e a lungo termine sulla salute delle centinaia di migliaia di persone che vivono nella regione del Caspio del Nord. Una valutazione indipendente è richiesta anche per valutare l’impatto socio-economico, oltre all’impegno di assumere personale locale nel rispetto dei diritti sindacali e della sicurezza. Infine domandano una valutazione scientifica indipendente degli effetti sullo sviluppo, diretti ed indiretti, che il progetto Kashagan avrà nel lungo termine, prima che le operazioni offshore ricomincino, valutando in particolare altre opzioni per uno sviluppo più sicuro, pulito, sostenibile per la regione (ad esempio, sviluppo del turismo o del settore della pesca) e informazioni sui progetti trasparenti e facilmente accessibili alla popolazione, naturalmente nella loro lingua locale.
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