Protocollo di Kyoto/1 - Unfccc (Onu): nei Paesi ricchi emissioni in aumento. Italia tra i cattivi 
  Roma, 2 novembre – Aumentano le emissioni di gas serra nei Paesi industrializzati, mentre calano nei Paesi dell''est europeo. L''Italia ha aumentato le sue emissioni dell''11,5%, rispetto al 1990, ma se si tiene conto dei sink (gli assorbimenti forestali e da parte del suolo e della vegetazione) le emissioni nette italiane sono aumentate del 8%... 
  Roma, 2 novembre – Aumentano le emissioni di gas serra nei Paesi industrializzati, mentre calano nei Paesi dell''est europeo. L''Italia ha aumentato le sue emissioni dell''11,5%, rispetto al 1990, ma se si tiene conto dei sink (gli assorbimenti forestali e da parte del suolo e della vegetazione) le emissioni nette italiane sono aumentate del 8%. È l''analisi dell''Unfccc, l''agenzia dell''Onu per i cambiamenti climatici, in vista della prossima Cop che si terrà a Montreal sull''andamento delle emissioni di gas serra dei Paesi che devono attuare il Protocollo di Kyoto. Un''analisi fondata sugli ultimi dati disponibili, che risalgono al gennaio 2004. Nel rapporto dell''agenzia Onu, i Paesi inseriti nel cosiddetto “Annesso I”, destinatari dell''intesa di Kyoto, hanno ridotto complessivamente le loro emissioni del 5,9% nel periodo 1990-2003. La riduzione netta sale al 6,5% se si includono i sinks.
Buone notizie dunque, a prima vista. Ma se si disaggregano i dati tra Paesi industrializzati e Paesi con economia in transizione (come quelli nell''Est europeo) si osserva che, mentre questi ultimi hanno ridotto complessivamente le loro emissioni del 39.6% (del 45,2 se si includono i sink), i primi hanno invece incrementato complessivamente le loro emissioni del 12,4% (del 9,2% se si includono i sink). Se poi si distinguono i dati per settori di attività, si osserva che il settore del trasporto aereo ha aumentato le sue emissioni del 51% (21% con i sink), il settore della produzione energetica ha aumentato le sue emissioni nonostante il forte declino nei Paesi ad economia in transizione e gli altri settori (agricoltura, processi industriali, rifiuti) tendono a non aumentare o a ridursi.
Per quanto riguarda l''Italia, sempre nel periodo 1990-2003, la classificazione della Unfccc pone il Paese, che ha aumentato le sue emissioni dell''11,5%, nella classe dei cattivi (aumenti superiori al 10%) in compagnia di Usa, Australia, Canada, Spagna, Austria, Giappone, Nuova Zelanda, Portogallo, Finlandia, Grecia e Irlanda. Il cattivo più cattivo di tutti è la Spagna (aumenti del 41,7%), seguita da Portogallo, Grecia, Irlanda e Canada. Tra i “meno cattivi” l''Italia, preceduta da Giappone e Usa. Viceversa, i Paesi più virtuosi (diminuzioni superiori al 10%) tra quelli industrializzati sono Gran Bretagna, Germania, Islanda e Lussemburgo.
Comunque, se si tiene conto anche dei sink, l''Italia ha aumentato le sue emissioni solo dell''8%, rispetto al 1990, avendo un impegno di riduzione del 6,5%. Il che alla fine la riposizionerebbe meglio. Invece, nonostante i sink, Canada, Finlandia, Grecia, Irlanda, Giappone, Spagna, Nuova Zelanda e Usa rimangono sopra il 20% di aumento. I maggiori aumenti delle emissioni in Italia sono dovuti all''anidride carbonica, che pur tenendo conto della riduzione dovuta agli assorbimenti forestali, è aumentata del 35%. Sono di molto aumentate (oltre il 100%) le emissioni di idrofluoricarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo, mentre sono crollate le emissioni di metano (-55%) e quelle di protossido di azoto (-55%).
 
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