Protocollo di Kyoto/3 - La ricetta delle associazioni ambientaliste per rispettare gli impegni  
  Roma, 2 novembre – Una piattaforma di azioni concrete è stata presentata la settimana scorsa da molte associazioni ambientaliste e di produttori di impianti per rinnovabili, riuniti tutti insieme per la prima volta per avvicinare il nostro Paese agli obiettivi del Protocollo di Kyoto... 
  Roma, 2 novembre – Una piattaforma di azioni concrete è stata presentata la settimana scorsa da molte associazioni ambientaliste e di produttori di impianti per rinnovabili, riuniti tutti insieme per la prima volta per avvicinare il nostro Paese agli obiettivi del Protocollo di Kyoto. E'' il “patto di Kyoto”, cioè “indicazioni costruttive” che possono essere applicate sin da ora e inserite nella Finanziaria. Lo scopo è quello di cambiare la politica energetica, ridurre l’uso dei combustibili fossili e la dipendenza della nostra economia dall’estero, incentivare lo sviluppo tecnologico creando nuovi posti di lavoro.
A firmare il documento Greenpeace, ISES Italia, ISSI, Kyoto Club, Legambiente, WWF, ANEV, Acli Anni Verdi, AIEL , ANAB, APER, Assolterm, Coldiretti, FIPER, ITABIA, Rete Lilliput, Sinistra Ecologista. Che lanciano l’allarme: “Servono, da subito, soluzioni radicali, visto l’impegno assunto dall’Italia di riduzione di emissione dei gas serra del 6.5% entro il 2012, rispetto ai valori del 1990”, mentre il nostro Paese ha superato dell’11,5% i livelli di emissioni.
Donatella Massai, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, ha spiegato: “Un futuro basato su energie rinnovabili e pulite, indipendente dall’importazione di combustibili fossili e nucleari, non solo servirà a proteggere il clima, ma proteggerà le economie nazionali dalle fluttuazioni dei mercati globali di questi combustibili; ne beneficerà l’economia e darà un accesso sicuro alle fonti energetiche per le generazioni future. Calcoliamo che potranno nascere così700mila posti di lavoro entro il 2010”.
Secondo le associazioni, è possibile cambiare rotta “con un miglioramento dell’efficienza energetica negli usi civili e industriali, sviluppo delle fonti rinnovabili, qualificazione energetica dell''edilizia, mobilità e trasporto sostenibili. Un passo di estrema importanza è sicuramente quello di arrestare la tendenza costante ad accentrare la produzione energetica in grandi impianti, puntando invece sulla generazione distribuita in impianti di piccole e medie dimensioni capaci di recuperare calore e, dunque, di conseguire rendimenti superiori alle centrali tradizionali”.
Nel campo del solare fotovoltaico, si chiede di innalzare ad almeno 300 MW al 2010 l’obiettivo posto dall’attuale decreto e stabilire programmi di incentivazione come avvenuto in Germania, con la riduzione dell’Iva per gli impianti fotovoltaici.
Analoghi programmi di incentivazione potrebbero attuarsi per il solare termico, riducendo iva e ici per chi installa impianti solari. L’Italia (appena 550.000 m2 di collettori installati, contro gli 8 mln di boiler elettrici ancora in uso) è lontanissima dal raggiungere gli obiettivi del Libro Bianco dell’Energia, che prevede 3 milioni di m2 di collettori installati al 2010. Nel campo dell’eolico c’è bisogno soprattutto di linee guida e di regole per gli impianti. L’Italia, con 1.600 MW installati, è agli ultimi posti in Europa.
Gli ambientalisti chiedono interventi per i trasporti, settore che da solo contribuisce al 25% del totale delle emissioni di gas serra, per il quale si sollecitano ''standard sempre più elevati per le emissioni''. Infine, le associazioni chiedono di promuovere l’uso delle biomasse.
 
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