Aicep chiede il rispetto delle regole per una maggiore competitività del mercato 
   
  In Italia gli oneri di sistema (componenti A e UC) e gli oneri di dispacciamento sono progressivamente aumentati, incidendo in maniera sempre più importante sul prezzo complessivo dell’energia. Lo ha sottolineato Nino Morgantini, presidente di Aicep - l’Associazione Italiana Consumatori Energia di Processo, che rappresenta consumatori i cui processi industriali sono definiti “ad alta intensità energetica” - , intervenendo il 17 gennaio all’audizione della X Commissione della Camera nell’ambito dell’”Indagine conoscitiva sulle prospettive degli assetti proprietari delle imprese energetiche e sui prezzi dell’energia in Italia”.
“Per il 2006 - ha spiegato Morgantini - la delibera 299/05 prevede, per un’utenza dell’ordine di 100 GWh/anno, dei livelli intorno a 12 €/MWh, di cui 9 €/MWh per la sola componente A3, per le componenti A e circa 10 €/MWh per gli oneri di trasporto e dispacciamento. L’insieme dei due rappresenta circa il 25 % del costo totale dell’energia elettrica resa al punto di prelievo, con fornitura sul mercato vincolato”. “Questo, ed in particolare l’aspetto legato agli oneri di sistema - ha commentato il presidente di Aicep - è un fatto puramente italiano, che non trova riscontro negli altri Paesi Ue e provoca di conseguenza un’ulteriore perdita di competitività per le nostre imprese”.
Ma secondo l’Associazione i problemi del sistema elettrico italiano sono anche altri. In Italia, la liberalizzazione si è tradotta in un meccanismo dagli effetti perversi che incentiva la creazione di “un mercato altamente manipolabile” da parte dei produttori in cui il kWh continua a divenire sempre più caro. Sul mercato vincolato le utenze di tipo Aicep hanno subito nel 1° trimestre 2006 un aumento dell’ordine del 15 % rispetto allo stesso trimestre del 2005. Secondo l’Aicep “il meccanismo d’asta promosso dal regolamento europeo ha nettamente favorito il business dei traders e dei produttori dominanti, non certo dei clienti finali. L''assegnazione di una risorsa scarsa, quale la capacità di interconnessione, dovrebbe essere - afferma Morgantini - amministrata e regolata nel ristretto ambito di scelte politiche, industriali ed economiche che, salvaguardando quelle attività produttive più sensibili al costo dell''elettricità come auspicato dalla legge 239/04 detta legge Marzano, impediscano la cessazione di attività industriali primarie in Italia ed il conseguente trasferimento all''estero di valore aggiunto nazionale. Purtroppo l’unico grande indirizzo generale di politica energetica fornito nella legge richiamata non ha ancora trovato attuazione”.
Alla luce di fatti, l’Aicep chiede la salvaguardia delle industrie nazionali ad alta intensità energetica, ricordando che la legge Marzano prevede la valorizzazione delle importazioni per le finalità di sicurezza nazionale e di sviluppo della competitività del sistema economico del Paese e la salvaguardia delle attività produttive con caratteristiche di prelievo costanti, con alto fattore di utilizzazione dell’energia elettrica ed elevata sensibilità al costo dell’energia. Quindi, secondo Morgantini “per dare concreta attuazione alla legge Marzano, è indispensabile che il Map definisca con urgenza i requisiti produttivi, economici, occupazionali delle attività produttive da ammettere al regime di salvaguardia. E - conclude il presidente - una volta attuata la legge Marzano, ogni impresa in possesso dei requisiti prescritti, previa omologazione del Map, entrerebbe a pieno diritto nello specifico regime di salvaguardia che la stessa legge individua come strumento di politica energetica”

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