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Filiera del riuso: al via l’iter della Proposta di Legge per normalizzare il settore

where Roma when Mar, 02/10/2018 who roberto

Accolte alcune  istanze portate avanti da Rete Onu – la Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato con la proposta di legge presentata alla Camera

Disciplinare e promuovere il settore rete-onu.jpgdel riuso attraverso la riduzione dell’IVA al 10%, l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo e la definizione della figura dell’operatore dell’usato. Sono alcune delle istanze portate avanti da Rete Onu – la Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato – accolte in parte significativa con la Proposta di Legge n.1065, il cui iter è stato avviato alla Camera dei Deputati.
 
La proposta, che mira a regolamentare e rilanciare il settore italiano del riutilizzo, è rivolta agli operatori dell’usato, ovvero a tutti quei soggetti che raccolgono e distribuiscono beni di seconda mano. Si tratta di operatori ambulanti (attivi nei mercati delle pulci, nei mercati rionali e su strada, o nelle fiere e nei mercati storici); ci sono poi i negozi dell’usato in conto terzi e quelli dell’usato tradizionali (come le botteghe di rigatteria); le cooperative del riuso; gli operatori della raccolta, del recupero e della distribuzione all’ingrosso di abiti usati ed elettrodomestici; i centri di riuso e gli impianti di preparazione per il riutilizzo.
 
“Il quadro normativo vigente – sottolinea Alessandro Stillo, Presidente di Rete Onu - è inadatto a sviluppare e valorizzare le potenzialità della filiera del riuso. L’avvio dell’iter della Proposta di Legge rappresenta per gli operatori del settore un’importante possibilità di riconoscimento che produrrà diritti e norme utili a regolamentare l’intero comparto. Per noi oggi è un giorno importante”
 
Un settore che fattura 2 miliardi
- Sono circa 100mila le persone coinvolte nella distribuzione di merci di seconda mano ai consumatori, che ogni anno riescono a recuperare 500mila tonnellate di beni che vengono avviati al riutilizzo,  garantendo il riuso di circa 8 kg di rifiuti per abitante  e fatturando circa 2 miliardi. In assenza di un quadro normativo definito, molti operatori, e soprattutto gli ambulanti, sono costretti a lavorare in una zona grigia che genera precariato e una serie di problemi a ogni livello. La vulnerabilità economica e sociale di molti operatori non è tenuta in nessun conto. Sul settore pesano poi tasse e tariffe sproporzionate rispetto al valore effettivo dei beni commercializzati: particolarmente vessatorie sono le tariffe rifiuti, che non prendono atto della scarsa produzione di rifiuti d’imballaggio di questo tipo di attività né del lavoro ecologico fatto; e poi c’è l’IVA, che è già stata pagata al momento del primo acquisto e che oggi viene pagata due volte.
 
La vulnerabilità
- A mancare, in generale, è il coordinamento fra enti pubblici e attori privati; per la maggior parte dei beni durevoli, ad esempio, le raccolte dei rifiuti urbani non sono organizzate per differenziare ciò che è riutilizzabile e per convogliarlo nelle filiere economiche del riutilizzo.
 
La proposta
- La Proposta di Legge n. 1065 (“Disposizioni per la disciplina dell'economia dei beni usati e la promozione del settore del riutilizzo, nonché istituzione del Tavolo di lavoro permanente sul riutilizzo”) istituisce un codice di attività specifico, il Codice Ateco, che circoscrive in maniera chiara i soggetti su cui ricadranno i provvedimenti in materia fiscale, commerciale, urbanistica e ambientale. Entrando nel dettaglio, verrà creato presso il Ministero dell’Ambiente un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo, al quale partecipano Enti Pubblici e associazioni rappresentative del settore: il Tavolo avrà il compito di promuovere accordi e politiche finalizzati a incrementare riutilizzo e preparazione per il riutilizzo. Nel testo ci sono anche obblighi di tracciabilità dei beni usati per prevenire ricettazione e riciclaggio, non mancano disposizioni a tutela dei mercati storici, misure a favore dei soggetti vulnerabili e regole sull’insediamento degli operatori dell’usato nel territorio. La proposta vincola inoltre lo Stato a intercettare fondi europei per sostenere il settore del riuso grazie a politiche di educazione e dei percorsi di formazione professionale degli operatori.

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