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Animalìe. Fermare l’estinzione della nacchera di mare. Un documentario

where Pirano (Slovenia) when Lun, 22/09/2025 who roberto

La corsa contro il tempo di ricercatori e ricercatrici per salvare il gigante buono del Mediterraneo, una “maxicozza” decimata da un'epidemia e dall’invasione di una specie tropicale concorrente. Dopo quattro anni di intense attività di monitoraggio, ricerca e trapianti in mare, il progetto Life Pinna Nobilis si è concluso con la presentazione del documentario “Fermare l’estinzione”.

Circa cinquanta esemplari lifepinna05trapianto-capo-mortolasciriaco-shoreline.jpgadulti trasferiti in aree marine protette, 200 chilometri di costa scandagliata a palmo a palmo alla ricerca di individui vivi, 100 giornate di immersioni per i monitoraggi e più di 60 scienziati provenienti da tutti i Paesi mediterranei coinvolti. Sono questi i numeri raggiunti da Life Pinna, il progetto europeo nato per salvare dall'estinzione la Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del mar Mediterraneo, una specie di cozza gigante che un tempo era comune in tutti i nostri mari. Il programma d’intervento e ricerca dopo quattro anni intensi di attività nel mar Ligure, Tirreno e Adriatico, si è concluso l’altra settimana con la presentazione del documentario “Fermare l’estinzione”. Il filmato raccoglie le tappe salienti del lavoro dei biologi italiani e sloveni che hanno gettato le basi per salvare dall'estinzione la nacchera di mare o Pinna nobilis, una delle specie simbolo del Mare Nostrum, presente fino al 2016 con distese di migliaia di individui, ma colpita nell’ultimo decennio da un’epidemia causata da più fattori che ne ha decimato le popolazioni.
 
Un animale raro

La sua rarità è tale che persino gli avvistamenti segnalati dai subacquei sono accolti con cautela dagli scienziati. A complicare il riconoscimento è la crescente presenza sui nostri fondali della Pinna rudis, una specie simile di origine subtropicale, la cui diffusione è favorita dal riscaldamento globale e dall'arrivo di fauna "aliena" attraverso il Canale di Suez.
 
Da difendere
Ma perché è così fondamentale proteggerla? Perdere per sempre la Pinna nobilis avrebbe conseguenze molto gravi per la salute e la ricchezza dei nostri mari. La nacchera è una specie chiave dei fondali sabbiosi e delle praterie di Posidonia oceanica, dove contribuisce a dar vita a uno degli ecosistemi più complessi e preziosi, offrendo rifugio e sostegno ad altre specie, in particolare a quelle filtratrici e sospensivore, e agendo al contempo essa stessa come un potente filtro biologico che riduce la torbidità delle acque. Si stima che un individuo adulto arrivi a filtrare 3mila litri d’acqua in un giorno.
 
Il progetto Life Pinna
Il progetto quadriennale europeo Life Pinna (LIFE20 NAT/IT/001122 PINNA “Conservation and re-stocking of the Pinna nobilis in the western Mediterranean and Adriatic sea”), iniziato nell’ottobre 2021 e aiutato dal finanziamento europeo Life, vuole proteggere e monitorare le popolazioni sopravvissute della nacchera di mare, Pinna nobilis, ma anche a recuperare la specie nei suoi habitat di riferimento.
Uno degli obiettivi è proprio riuscire a riprodurre il mollusco in cattività, utilizzando procedure pionieristiche, sperimentate per altre specie di molluschi ma mai prima d’ora con Pinna nobilis.
Il progetto è pensato per essere poi replicato in altri contesti, grazie alla messa a punto di buone pratiche per tutte le fasi, dal monitoraggio all’allevamento in cattività, fino alla reintroduzione in natura. Sono quattro le regioni italiane interessate dallo sviluppo del progetto (Liguria, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia e Toscana, oltre alla regione di Obalno-kraska, in Slovenia) e sette gli enti coinvolti: Arpal (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria, capofila del progetto), il Parco nazionale dell’Asinara, il Nib Nacionalni inštitut za biologijo (Istituto Nazionale di Biologia Sloveno), la cooperativa Shoreline, l’Università di Genova e l’Università di Sassari, e Triton Research, responsabile delle attività di comunicazione e management.
 
L’importanza della scienza
“Nel corso del progetto, gli scienziati di Life Pinna si sono dovuti confrontare con una recrudescenza dell’epidemia che ha reso problematico il reperimento di individui vivi”, spiega Daniela Caracciolo di Arpal, coordinatrice del progetto. “Grazie al grande impegno profuso, i ricercatori sono comunque riusciti a svolgere le principali attività previste: dalle analisi sulla variabilità genetica dei superstiti per individuare i più resistenti alle infezioni, e i migliori candidati a generare discendenza, ai trapianti di individui vivi sani in aree marine considerate idonee e sgombre da parassiti”.
Durante l’allevamento temporaneo in cattività delle Pinne, inoltre, i ricercatori sono riusciti a ottenere la fertilizzazione e a portare lo sviluppo larvale a uno stadio mai raggiunto in precedenza per questa specie. Poiché Life Pinna è stato pensato per essere replicato in altri contesti, i ricercatori hanno messo a punto protocolli operativi per tutte le fasi, dal monitoraggio all’allevamento fino alla reintroduzione in natura. È soltanto una delle eredità lasciate dal progetto.
 
Un evento a Pirano
All’evento finale, che si è svolto giorni fa a Pirano, in Istria, nella Stazione di Biologia Marina del Nacionalni inštitut za biologijo, si è tenuta una tavola rotonda a cui hanno preso parte decine di scienziati e i rappresentanti delle istituzioni italiane, slovene ed europee per capitalizzare l'esperienza del progetto e definire le prossime azioni concrete di conservazione della specie.
 
Guarda il documentario https://www.youtube.com/watch?v=aXS4...

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