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L’anno che va e l’anno che viene. Le 5 buone notizie del 2025 per il Wwf

where Roma when Lun, 05/01/2026 who roberto

La tutela dei mari e degli squali, ma anche le foreste e i leopardi delle nevi: per il Wwf nel 2025 ci sono state almeno cinque buone notizie per l'ambiente.

Dalle foreste agli oceani, passandowwf-leopardo.jpg per le specie a rischio come il leopardo delle nevi fino alla difesa delle popolazioni indigene. Il Wwf celebra le 5 buone notizie per l’ambiente nel 2025. A parere dell’organizzazione ecologista, è una serie di successi raggiunti nell’anno che è concluso, “chiari esempi di come la cooperazione internazionale possa dare risultati importanti per l’ambiente”.
 
Un fondo per le foreste

Destinare oltre 5 miliardi di dollari alla conservazione delle foreste tropicali. Con quest’obiettivo è stato lanciato il Tropical Forest Forever Facility (Tfff), un fondo multimiliardario, sviluppato con il contributo del Wwf, che mira a premiare i paesi che preservano le foreste. Inoltre, i finanziamenti saranno convogliati direttamente alle popolazioni indigene e alle comunità locali, i veri custodi delle foreste tropicali. La collaborazione tra Paesi, comunità e finanza è essenziale per proteggere il nostro Pianeta.
 
Quasi 400 leopardi delle nevi
Tanto affascinante quanto difficile da osservare e studiare. Del leopardo delle nevi, una delle specie più rare ed elusive al mondo, sappiamo poco, ma da quest’anno abbiamo qualche informazione in più. Le stime della scorsa primavera in Nepal hanno confermato la presenza di 397 individui. Si tratta di un passo avanti, con dati scientifici aggiornati che ci aiutano a comprendere uno dei felini più misteriosi al mondo. È una vittoria per i leopardi delle nevi e per l’intero ecosistema himalayano. Il Wwf è da tempo impegnato nella protezione di questo animale. Notizie come queste dimostrano che si possono vincere battaglie importanti per la salvaguardia della fauna selvatica quando le comunità, la scienza e la conservazione collaborano.
 
Indigeni
Il 2025 segna un momento storico per la leadership indigena. Dal cuore del Bacino del Congo, i leader si sono uniti per lanciare un messaggio forte al primo congresso mondiale dei popoli indigeni: quando i diritti degli indigeni vengono rispettati, la natura prospera e le comunità si rafforzano. La dichiarazione di Brazzaville è un forte appello alla giustizia, alla protezione delle foreste e a una reale collaborazione con coloro che da generazioni si prendono cura del Pianeta. Si tratta di un invito ad affiancare i popoli indigeni e le comunità locali mentre aprono la strada verso un Pianeta più sano. Purtroppo, ancora oggi le comunità indigene sono le prime a pagare – anche con la vita – la distruzione delle foreste e degli altri ecosistemi.
 
Il trattato del mare
Dopo oltre vent’anni di sforzi e di pressioni da parte anche di associazioni come il Wwf, il Trattato sull’Alto Mare ha ufficialmente superato l’ultimo ostacolo per entrare in vigore. Il suo obiettivo è proteggere le vaste distese oceaniche che si trovano di là dai confini dei diversi paesi. Questo traguardo rappresenta un enorme passo in avanti: la creazione di regole vincolanti per conservare la biodiversità marina, condividere equamente i benefici e rafforzare la cooperazione globale. Il trattato è necessario per implementare il Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montréal (Gbf), che impegna i Paesi a proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030. Il 2025 ha dato molti motivi di speranza e questo risultato dimostra che quando collaboriamo oltre i confini, sia le persone sia la natura ne traggono beneficio.
 
Difendere gli squali

Anche i predatori marini stanno finalmente ricevendo l’attenzione che meritano. Durante una settimana storica per la conservazione, nel corso della 24ª Conferenza delle parti della convenzione di Barcellona e della 20ª Conferenza delle Parti della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate (Cites) , i Paesi hanno approvato un pacchetto di misure che ridefinirà la gestione e la protezione di queste specie. A livello globale, le decisioni riguardano circa 80 specie di squali e razze e hanno ottenuto un sostegno senza precedenti, con tutte le misure adottate per consenso o con oltre l’80% dei voti favorevoli.  Per il Mediterraneo sei specie di squali, tra cui lo squalo grigio, lo squalo volpe e la verdesca (a rischio critico di estinzione) sono ora tutelate a livello regionale, mentre altre, incluse mante e mobule, sono state inserite nell’Appendice I della Cites, vietandone il commercio. Il trattato prevede inoltre il regolamento del commercio per altre quattro specie mediterranee, tra cui canesca e palombi, e un divieto di commercio internazionale per il pesce chitarra. Si profila così una svolta: grazie a questi strumenti internazionali — e alla futura trasposizione nelle legislazioni nazionali, che deve essere unita una gestione sostenibile e alla cooperazione con i pescatori — gli squali del Mediterraneo potrebbero finalmente intraprendere un percorso di rinascita, a beneficio dell’intero ecosistema marino.

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