In breve. Il processo sull’Ilva di Taranto ripartirà in aprile e altre notizie
Il ministro Urso contro la Ue: secondo lui la crisi della Stellantis deriva dalle “follie ideologiche del Green Deal”. Alcune associazioni ambientaliste chiedono di essere ascoltate sulle fonti rinnovabili per il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Urso e Stellantis
La crisi di Stellantis, con perdite
che superano i 22 miliardi di euro, è da attribuire interamente alle “follie ideologiche” del Green Deal europeo e alla “strada forzata dell’elettrico” imposta all’azienda. Così il ministro delle Imprese, Adolfo Urso (nella foto), durante il question time alla Camera. Secondo il ministro, la diagnosi della crisi del colosso automobilistico è chiara e condivisa. “La crisi di Stellantis è da tutti attribuita al Green Deal e in modo specifico alla conduzione di Tavares”, ha affermato Urso, citando anche la Cgil a sostegno della sua tesi. “Si era creduto all’ideologia di Timmermans imponendo all’azienda la strada forzata dell’elettrico con risultati che sono fallimentari”.
Taranto a processo
Si è svolta a Potenza l’udienza preliminare del processo sull’Ilva a Taranto, processo denominato “Ambiente svenduto”. La prima parte del processo si era svolta a Taranto, però poi è stato deciso di ripartire da zero a Potenza, città neutrale e imparziale nella vicenda. Infatti alcuni mesi fa la Corte di Assise di Appello sezione di Taranto aveva annullato la sentenza che in primo grado aveva emesso 26 condanne per complessivi 270 anni di carcere. Le accuse ipotizzate contro le 21 persone rinviate a giudizio sono associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sul lavoro. La prima udienza del processo è stata calendarizzata per il prossimo 21 aprile. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Potenza, Francesco Valente, ha disposto un sequestro conservativo di 675mila euro a favore delle parti civili rappresentate dall’associazione.
Il codice del paesaggio
Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Assotuscania, Italia Nostra Ravenna, Italia Nostra Toscana, Tess e Verde Tuscia “esprimono forte disappunto per le modalità con cui si sta svolgendo l'esame, alla Camera dei Deputati, delle proposte di legge C. 1429 Bof, C. 2230 Bof, C. 2606 (approvata dal Senato) e C. 2529 Fabrizio Rossi, recanti delega al Governo per la revisione del Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di autorizzazione paesaggistica e pianificazione”. A parere delle associazioni, queste proposte di legge “rappresentano l'ennesima forzatura del codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004) per smantellare ogni residua tutela paesaggistica dei territori solo al fine di favorire le installazioni eoliche e fotovoltaiche. Riteniamo grave che, in un passaggio legislativo di tale rilevanza, non siano state nemmeno invitate alle audizioni le associazioni ambientaliste che, tradizionalmente, si occupano di questi temi, né i comitati e le realtà territoriali direttamente coinvolte e maggiormente colpite dalla proliferazione degli impianti a fonti rinnovabili in assenza di ogni forma di pianificazione. A fronte di tali esclusioni, invece viene audita l’Anev, associazione che – pur formalmente riconosciuta dal ministero dell’Ambiente – rappresenta le aziende operanti nel settore eolico, portatrici di interessi economici diretti nella realizzazione ed esercizio degli impianti”. Per questo motivo le associazioni ecologiste, ma anche i comitati Alfina Viva, Associazione Culturale Caffè Menerva di Grotte di Castro, Italia Nostra Viterbo e NoVentoBagnoregio, chiedono “che il processo legislativo avvenga nel rispetto dei principi di partecipazione, trasparenza e tutela del paesaggio sanciti dalla Costituzione; di coinvolgere le istituzioni, le associazioni ambientaliste riconosciute e i comitati dei territori più impattati”.


