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Che caldo che fa. Per fermare il clima l’Europa pensa a una norma più efficace

where Bruxelles (Belgio) when Lun, 14/07/2025 who roberto

Flessibilità: se nella moderna ed efficiente Europa con regole rigide, spese ingenti e sforzi impegnativi non riusciamo a ridurre le emissioni del mondo – dice Bruxelles - facciamolo con una spesa più piccola, sforzi più semplici e riduzioni molto più ingenti in Paesi tecnologicamente arretrati e bisognosi di modernità. Via libera all’energia atomica. Le critiche degli ecologisti.

La Commissione Europea ha bandiera-common-licence.jpgpresentato una proposta di modifica della legge europea sul clima. La proposta conferma al 2040 l’obiettivo per l’Unione di ridurre del 90% le emissioni nette di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, ma aggiunge tre strumenti per rendere più raggiungibile quell’obiettivo. Strumenti di flessibilità. La Commissione Ue ha introdotto nella proposta un meccanismo di trasferimento tecnologico verso i paesi non europei a bassa efficienza energetica, e fino al 3% dell’obiettivo potrà essere generato attraverso progetti ambientali della Ue in paesi terzi. L’idea piace a molti: se nella moderna ed efficiente Europa con spese ingenti e sforzi impegnativi non ci avviciniamo all’obiettivo di ridurre le emissioni del mondo, facciamolo con una spesa più piccola, con sforzi più semplici e con riduzioni molto più ingenti in Paesi tecnologicamente arretrati e bisognosi di modernità.

Inoltre viene finalmente fatto proprio il concetto di neutralità tecnologica, cioè ciò che conta è il risultato conseguito in termini di riduzione delle emissioni serra, indipendentemente dalla soluzione adottata.
La proposta di legge andrà ora negoziata tra Parlamento e Consiglio (l’approvazione degli Stati membri deve avvenire a maggioranza qualificata). Gli analisti – per esempio Ecco – sono a favore, ma alcune associazioni ecologiste, ad esempio il Wwf, si sono opposte.
 
I dettagli

La modifica della legge resta sull’obiettivo giuridicamente vincolante dell’Unione di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 ma delinea una maggiore flessibilità per raggiungere questo obiettivo, con un obiettivo a lungo termine più definitivo di arrivare a un’economia europea decarbonizzata entro il 2050.
I tre strumenti indicati per garantire più flessibilità sono l’uso, seppur limitato al 3%, dei crediti internazionali di alta qualità a partire dal 2036, l’uso di assorbimenti permanenti nazionali (la cattura della CO2, definita ccs)  nel sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea (Eu Ets) e infine una maggiore flessibilità in tutti i settori.
 
La cattura della CO2
Ci sarà la possibilità di monetizzare sul mercato Ets gli sforzi effettuati per ridurre le emissioni, per esempio catturando i gas nel sottosuolo. Infine, la Commissione propone flessibilità tra i settori.
Il secondo elemento di flessibilità riguarda la possibilità di usare nel sistema di compravendita dei permessi di emissioni dell'Ue (Ets) non solo le riduzioni, ma anche la "rimozione" della CO2, e in particolare il suo assorbimento permanente mediante la cattura e lo stoccaggio del carbonio.
 
Compensare fra settori
Il terzo tipo di flessibilità, che in parte già esiste, ma che si propone di facilitare e applicare in modo più sistematico e ampio (seppure con dei limiti), è quello delle compensazioni intersettoriali: se un paese supera l’obiettivo di riduzione delle emissioni in un settore (per esempio, nell'edilizia, o nei trasporti), e non riesce invece a raggiungere l'obiettivo fissato in un altro settore (per esempio in quello agricolo e forestale), potrà compensare con il buon risultato del primo caso le riduzioni di emissioni insufficienti nel secondo.
 
Il negoziato
La proposta legislativa verrà presentata sotto forma di emendamenti al regolamento attualmente in vigore, l’European Climate Law del 2021, che prevede l’obiettivo per il 2030, il 55% rispetto al 1990, e fissa come traguardo finale al 2050 la neutralità climatica, cioè tante emissioni quanti gli assorbimenti di CO2.
Si aprirà un negoziato con gli Stati membri per capire come applicare l’obiettivo europeo del 90% paese per paese. Nel frattempo, il nuovo obiettivo entrerà nel cosiddetto Determined Contribution, cioè la posizione congiunta che l’Unione europea porterà alla riunione delle Nazioni Unite Cop30 che si terrà a Belém (Brasile) dal 10 al 21 novembre.
 
I commenti
La proposta, spiega la Commissione in una nota, "sottolinea l'importanza di accelerare e rafforzare le giuste condizioni abilitanti per sostenere questo obiettivo del 90%. Tra queste, un'industria europea competitiva, una transizione equa che non lasci indietro nessuno e condizioni di parità con i nostri partner internazionali".
Il commissario Wopke Hoekstra ha sottolineato che i crediti “devono essere aggiuntivi, devono essere certificabili, devono essere verificabili” e ha detto che il concetto di neutralità tecnologica significa anche non penalizzare i Pasi a basse emissioni tramite l’energia nucleare, come la Francia. “Si tratta di investire in modo significativo nelle energie rinnovabili e anche nella capacità nucleare per garantire la disponibilità di elettricità. Per me ci vuole più nucleare, non meno”.
 
Il commento di Ecco
Luca Bergamaschi, direttore e cofondatore di Ecco - il think tank italiano per il clima - ha dichiarato: "È una buona notizia per la sicurezza e la prosperità di cittadini e imprese colpite da impatti climatici frequenti e devastanti. Un obiettivo in linea con le richieste degli italiani, la cui maggioranza sostiene il Green Deal come mostrano i dati dell'ultimo Eurobarometro. La Commissione punta a ridurre la dipendenza da combustibili fossili per abbassare i prezzi dell'energia e come leva per rilanciare la competitività industriale. Ora spetta ai Governi nazionali vedere la transizione dei prossimi 15 anni, che dovrà passare principalmente dall'elettrificazione e l'efficienza energetica dell'economia, con politiche mirate verso i processi e le tecnologie più mature, economiche e disponibili e che rispondono ai bisogni concreti delle persone a partire dalla casa, dalla mobilità e dal lavoro”.
Aggiunge Francesca Belllisai, analista politiche Ue e governance di Ecco: "La priorità dichiarata dalla Commissione è la riduzione delle emissioni domestiche nei prossimi 10 anni. Le opzioni di flessibilità che possono aiutare a raggiungere l'obiettivo al 2040 non indeboliscono la proposta se il loro ricorso è marginale non oltre il 3% e se accuratamente regolate. I crediti internazionali di carbonio, regolati dall'Articolo 6 dell'Accordo di Parigi, possono diventare una risposta potenzialmente utile per il finanziamento della cooperazione internazionale e in aiuto al multilateralismo".
 
Perplessità verdi
Le forme di flessibilità “rischiano di trasformarsi in giochi a somma zero”, ha avvertito il coordinamento delle associazioni eologiste europee Eeb. “La Commissione ha proposto ai Paesi Membri di raggiungere parte dell’obiettivo del 2040 attraverso compensazioni di carbonio all’estero, mettendo a durissima prova la credibilità climatica. Questo costituisce una svolta radicale nell’azione dell’Unione finalizzata a limitare il riscaldamento globale”. Il meccanismo di sviluppo pulito “equivale a delocalizzare ed esternalizzare la responsabilità dei Paesi Ue, con un alto rischio di frode e tagli alle emissioni non verificabili”. Inoltre “la proposta di modifica della legge sul clima dell’Ue consente ai Membri Ue di spostare gli sforzi tra i vari settori, permettendo così altri ritardi in settori già non adeguatamente avanzati come l’agricoltura o i trasporti. La riduzione del 90% viene espressa dalla Commissione solo come cifra netta, senza distinguere tra tagli effettivi delle emissioni e rimozioni di carbonio, che tra di loro non si equivalgono”.
Mathieu Mal, responsabile delle politiche per l’agricoltura e il clima presso l’Eeb, ha affermato che la situazione meteo “non aspetta e certamente non gradisce i trucchi contabili. Queste cosiddette flessibilità sono solo scappatoie per ritardare un’azione concreta”.
Afferma Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia: “Così si è aperta la strada a una scappatoia che certo non favorirà l'innovazione e la competitività dell'economia europea, nonostante il parere del Comitato scientifico consultivo europeo sui riscaldamenti globali (Esabcc). L'organismo scientifico ha concluso che tali crediti internazionali non dovrebbero in alcun caso far parte dell'obiettivo di riduzione delle emissioni. Secondo l'Esabcc le prove sono chiare: la maggior parte delle compensazioni internazionali non ha di fatto contribuito alla riduzione delle emissioni. Sono anche uno spreco di denaro, pubblico e privato: se vogliamo migliorare la nostra competitività, non ha senso spendere miliardi di euro per aiutare altri Paesi a decarbonizzarsi quando investono nel futuro della nostra industria e dei lavoratori europei".

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