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Il cinema e l’ambiente. Assegnato a Silent Friend e Bugonia il premio Green Drop

where Venezia when Lun, 08/09/2025 who roberto

Venezia 82: il riconoscimento verde di Green Cross Italia è stato attribuito quest’anno ai film di di Ildikó Enyedi e Yorgos Lanthimos. Il viceministro Edmondo Cirielli ritira il premio speciale per il progetto di cooperazione per il lago d’Aral.

È un ex aequo il Green Drop Awardgreendropaward.jpg, il premio di Green Cross Italia alla 82a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: vincono “Bugonia” del regista greco Yorgos Lanthimos e “Silent Friend” della regista ungherese Ildikó Enyedi. I riconoscimenti - due gocce di vetro di Murano realizzate dal maestro Simone Cenedese contenenti la terra del lago d’Aral – sono stati assegnati nel corso della cerimonia di premiazione all’Italian Pavillon, nell’Hotel Excelsior del Lido di Venezia. L’edizione 2025 del Green Drop Award è realizzata con il patrocinio del ministero dell’Ambiente in partenariato con: Anec, Settimana del Pianeta Terra, Cic Consorzio Italiano Compostatori, Pefc Italia, Pefc Spagna, Pefc International, Sfi, Green Factor.

Silent Friend
“Un’indagine affettuosa e intima sulla natura, sul significato del tempo, sull’interazione tra l’uomo e l’ambiente. E sui tentativi della scienza di leggere una sensibilità nel mondo vegetale”. Con questa motivazione il film “Silent Friend” di Ildikó Enyedi è stato premiato con la goccia del Green Drop, ritirata dai produttori Nicolas Elghozi (Galatée films) e Monika Mécs (Inforg-m&m film) e il direttore della fotografia Gergely Pálos.
 
Bugonia
Per la sua “critica satirica all’inquinamento, alla tecnologia, alla crisi ecologica: un’analisi sociale senza alcuna pietà né per i personaggi, né per gli spettatori, né per il genere umano votato alla distruzione” è stato premiato “Bugonia” di Yorgos Lanthimos, che insieme alla produzione ha mandato i suoi ringraziamenti dagli Stati Uniti.
 
La giuria
La giuria della quattordicesima edizione del Green Drop award, premio dedicato all’ecologia e alla cooperazione fra i popoli, era composta da Simone Gialdini (presidente di giuria), direttore generale Associazione nazionale esercenti cinema-Anec e presidente Cinetel; Stefania Bertelli, direttrice dell'Istituto veneziano di storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser); Carlo Giupponi, professore ordinario di economia ambientale e applicata presso il dipartimento di economia dell'Università Ca' Foscari di Venezia; Jacopo Giliberto, direttore di e-gazette; Ana Belén Noriega Brava, direttrice generale-ceo di Pefc Spagna.
“Per noi è stato di particolare significato poter ospitare la terra d’Aral raccolta con il progetto del ministero degli Esteri per portare l’attenzione di tutti su quanto sia importante sostenere le narrazioni sulle crisi ambientali e sulle soluzioni che siamo in grado di mettere in campo per il benessere delle popolazioni. La gestione condivisa tra più paesi delle risorse idriche può essere strumento di pace” ha dichiarato il presidente di Green Cross Italia, Elio Pacilio. “Il cinema può intrattenere e intrattenendo raccontare storie che ci fanno divertire, qualche volta piangere ma comunque sempre riflettere. Con il Green Drop il nostro scopo è quello di segnalare le opere che ci fanno riflettere sul nostro rapporto con la natura, l’ambiente e gli altri esseri umani. Siamo grati alla Biennale e alla Mostra del cinema di Venezia di averci accolto, ormai da quattordici anni, e di aver condiviso con noi questa visione” ha concluso il direttore del Green Drop Award, Marco Gisotti.
 
Un premio speciale
Per queste ragioni Green Cross Italia ha deciso di assegnare uno speciale riconoscimento, nel corso della cerimonia del Green Drop Award, al progetto di cooperazione “Rigenerazione ambientale e socio-economica del bacino idrografico transfrontaliero del Mar d’Aral” promosso dal ministero degli Esteri e attraverso l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e col supporto tecnico della Sogesid, la società di ingegneria ambientale dello Stato.
La goccia speciale, di colore blu, è stata consegnata dal presidente di Green Cross, Elio Pacilio, direttamente nelle mani del viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli.
“È per me un grande onore ricevere il Green Drop Award – ha detto Cirielli. - Fin dall’inizio del mio mandato ho voluto l’inclusione dell’Asia Centrale tra le aree in cui opera la cooperazione italiana e questo progetto pilota rappresenta un fiore all’occhiello anche grazie alla preziosa collaborazione instaurata tra Aics e Sogesid, che ho promosso in un’ottica di Sistema Italia.  Si tratta di un primo traguardo molto importante, ma anche e soprattutto un punto di partenza per progetti sempre più ambiziosi in una regione dall’inestimabile valore strategico. Questo riconoscimento, da parte di una realtà consolidata come Green Cross Italia, è una dimostrazione del fatto che stiamo andando nella direzione giusta”.
“Siamo estremamente grati per questo riconoscimento che premia l’impegno del nostro Paese nella rigenerazione ambientale di una delle aree più vulnerabili del pianeta”, ha aggiunto Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Aics. Ha affermato l’amministratore delegato della Sogesid, Errico Stravato, che il premio riconosce “un impegno condiviso, portato avanti con competenza e visione”.
 
Il lago d’Aral
Il lago di Aral, noto anche come mare d’Aral, è un lago salato situato alla frontiera tra il Kazakistan, a nord, e l’Uzbekistan, a sud. Il bacino idrografico del lago di Aral, in kazako e uzbeco letteralmente “mare di isole”, come il Mar Caspio e il Mar Nero, è quello che rimane di un ramo, marginale e poco profondo, di antico oceano che, a causa di movimenti tettonici combinati con l’abbassamento tettonico, iniziò a ritirarsi alla fine dell’epoca miocenica. I continui e massicci prelievi idrici hanno portato a una significativa riduzione delle portate, al punto tale che gli afflussi idrici al lago sono diventati inferiori rispetto all’evaporazione e all’infiltrazione, determinandone il progressivo prosciugamento. In soli 60 anni, dal 1960 il volume dell’acqua si è ridotto del 90%, mentre la sua superficie è passata da 68mila chilometri quadri ai circa 20mila attuali. Il problema ambientale relativo al lago di Aral nasce non solo dal fatto che è scomparso un ecosistema con tutte le sue implicazioni sulla biodiversità. È venuta meno la pesca che ruotava intorno al lago, l’agricoltura è stata fortemente impattata e molte persone sono dovute migrare perché non c‘era più modo di lavorare. Questo deserto di nuova formazione, inoltre, è fortemente salino per ovvi motivi. Tra le conseguenze, le tempeste di polvere e sabbia ricoprono anche le città, con un grande impatto sanitario sugli abitanti. Oltretutto la polvere e la sabbia sollevata dalle tempeste è ricca di pesticidi relativi all’industria agricola della monocoltura del cotone che per controllare i parassiti ne faceva, e continua a farne, un uso intensivo. Di conseguenza, l’impatto sulla salute, in particolare per problemi pneumologici, è molto forte: la regione registra il più alto tasso di tumori alla gola del pianeta. E la polvere e la sabbia del lago di Aral, anche se non in quantità rilevanti, è stata ritrovata non solo sulla sommità dell’Himalaya ma persino sulle nostre Alpi.

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