Che clima fa. Gli europei diventati più poveri snobbano il riscaldamento globale
In Europa e Regno Unito aumenta l’insoddisfazione economica e cala la disponibilità a finanziare la transizione climatica. Basta spendere sulla transizione energetica. Nuovo sondaggio del think tank europeo Project Tempo: “Meno propensione a pagare, soprattutto tra i 18-24enni. Senza benefici rapidi, il consenso rischia di erodersi”.
L’ insoddisfazione economica
nel Regno Unito e in Europa è aumentata sensibilmente nell’ultimo anno, mettendo sotto pressione i decisori chiamati a mantenere gli impegni sul clima: lo indicano nuovi dati del think tank europeo Project Tempo.
Più poveri
Basandosi su tre anni di monitoraggio, i risultati più recenti di EuroPulse - il sondaggio annuale del think tank Project Tempo su opinione pubblica in Europa e nel Regno Unito, con relativa modellazione interattiva dei dati - mostrano un incremento di 8 punti del malcontento economico in Europa rispetto al 2024. È la prima volta che la maggioranza della popolazione europea e britannica (54%) percepisce che il sistema economico non funzioni per persone come loro.
L’aumento registrato quest’anno attraversa età, generi e territori, ma si concentra soprattutto tra i più giovani (18–24 anni), in particolare nel Sud e nell’Est Europa: un segnale di un problema destinato a pesare nel lungo periodo sulle leadership politiche e climatiche del continente.
Transizione più veloce
Project Tempo non sostiene che si debba smettere di investire nella transizione energetica. "Al contrario - così Project Tempo su Linkedin commenta la notizia pubblicata da e-gazette - i nostri dati mostrano che l'opinione pubblica supporta fortemente questa transizione. Stiamo richiamando l'attenzione su una sfida specifica: le persone hanno bisogno che i benefici siano più tangibili e arrivino più velocemente". Gli italiani, emerge, sono tra i maggiori sostenitori dell'energia eolica e solare in tutta Europa. Pensano che queste fonti possano garantire prezzi dell'energia accessibili e stabili, creazione di posti di lavoro a livello locale e aria più pulita, ma al momento non ne stanno vedendo i frutti abbastanza rapidamente. "Pertanto - avverte Project Tempo - il messaggio è che le politiche climatiche devono essere progettate e attuate in modo tale da migliorare le vite delle persone già ora, e non solo nel lungo termine".
Consapevolezza sul clima
Nonostante l’aumento del malcontento economico, il 90% degli elettori europei e britannici è convinto che il riscaldamento globale sia reale; il 64% ritiene che sia causato dall’uomo; e in media il 60% pensa che vadano adottate politiche per contrastarlo. In altre parole, anche in un contesto di preoccupazione economica, lo scetticismo climatico non sta aumentando.
I costi dell’energia
Le difficoltà emergono invece sul terreno dell’attuazione delle politiche climatiche, con rischi per i piani di lungo periodo. Poco più della metà (53%) degli elettori europei e britannici sostiene l’obiettivo simbolo dell’Ue di ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro il 2040.
I dati indicano che l’ostacolo principale sono i costi, non le convinzioni sul clima. Il sostegno a progetti eolici e solari cresce nettamente quando portano benefici economici concreti, come bollette più basse o nuovi posti di lavoro. Per esempio, l’appoggio locale all’eolico sale dal 60% al 71% se il progetto è associato a bollette ridotte, e al 67% se è collegato alla creazione di lavoro.
Conta anche il fattore tempo. La maggior parte degli elettori si aspetta di vedere bollette più leggere entro un anno dall’avvio di nuovi progetti rinnovabili. I giovani sono un po’ più pazienti e si attendono risultati entro cinque anni, ma il messaggio resta chiaro: servono prezzi sostenibili e vantaggi visibili per consolidare il consenso.
Problema consenso
Gli ultimi dati di Project Tempo evidenziano che, con un malcontento economico in crescita, i governi europei devono ripensare le politiche climatiche mettendo al centro accessibilità economica e benefici tangibili.
Mostrare progressi nel breve periodo e adottare un approccio pragmatico ai costi potrebbe essere decisivo per mantenere un ampio sostegno elettorale all’attuazione degli obiettivi ambientali di lungo termine in Europa e nel Regno Unito. In caso contrario, la voce forte del malcontento economico rischia di indebolire la capacità del continente di preservare il consenso politico necessario per un’azione climatica duratura.
Pandora Lefroy, fondatrice di Project Tempo, ha dichiarato: “Il 2025 è stato un punto di svolta per le preoccupazioni economiche nel Regno Unito e in Europa. Anche in questo contesto, le ambizioni climatiche europee restano solide, ma la loro realizzazione rischia di incepparsi se gli elettori non vedono ritorni economici concreti nel breve periodo. I governi devono ripensare le strategie climatiche affinché la riduzione dei costi per i consumatori sia il punto di partenza - e non un’aggiunta tardiva - nella progettazione delle politiche.”


