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Il clima dell’industria. Cemento e acciaio si ribellano contro le nuove regole Ue

where Roma when Mar, 09/12/2025 who roberto

“Difficili da abbattere”: ecco l’allarme dell’industria pesante nelle voci di Antonio Gozzi della Federacciai e di Stefano Gallini della Federbeton. Sotto accusa i sistemi ETS, le quote di emissione e i dazi alla frontiera imposti dal meccanismo Cbam. “Senza tutele, la competitività italiana è a rischio”.

Insorgono contro le regole europeeets-ets2.jpg sulle emissioni di anidride carbonica due settori industriali “hard to abate”, cioè le cui tecnologie di produzione non consentono la riduzione delle emissioni: l’acciaio e la produzione di cemento. Giorni fa a Roma alla Camera, nella sala della Regina, si è svolto l’evento “Governare la transizione ETS e ETS2, quale impatto per l’Italia”, organizzato da Forza Italia. Ecco che cosa hanno detto Antonio Gozzi, presidente della Federacciai, e Stefano Gallini, presidente della Federbeton.
 
L’allarme del cemento
L’industria italiana del cemento lancia un appello alle istituzioni: servono misure urgenti per difendere la competitività di un settore che si trova ad affrontare le nuove regole europee sulle emissioni ed è allo stesso tempo minacciato dall’aumento delle importazioni extra-Ue. Il presidente di Federbeton Confindustria, Stefano Gallini, ha chiesto interventi concreti per mettere l’industria del cemento nelle condizioni di continuare a garantire materiali affidabili e sostenibili per lo sviluppo economico e sociale del Paese.
Il settore si trova a fronteggiare una doppia sfida: da un lato, l’inasprimento del sistema europeo ETS (scambio di quote di emissione), con costi della CO₂ in crescita e meno quote gratuite; dall’altro, la concorrenza di Paesi che non applicano gli stessi standard ambientali europei e che possono produrre a costi inferiori. Le importazioni in Italia di cemento e clinker da fuori Ue sono quasi decuplicate in dieci anni, mettendo a rischio le aziende italiane. Per Gallini, solo un’applicazione rigorosa del meccanismo Cbam (Carbon border adjustment mechanism) potrà in parte riequilibrare la situazione.
Un altro nodo riguarda la distribuzione dei proventi delle aste ETS: nel 2024 hanno generato 2,6 miliardi di euro, ma solo una minima parte è destinata al cemento, penalizzando un comparto considerato “hard-to-abate” e strategico per la decarbonizzazione. Federbeton chiede criteri più equi per l’accesso ai fondi.
Determinante anche il fattore dei costi energetici: il settore è stato escluso anche dal recente bando del ministero dell’Ambiente per la compensazione dei costi indiretti delle emissioni, nonostante l’elevata intensità elettrica e il rischio di delocalizzazione. “Le attuali regole europee escludono ingiustamente il comparto – sottolinea Gallini. – Se non sarà possibile includere tutto il settore, almeno il prodotto clinker dovrebbe essere ammesso”.
Federbeton ribadisce la necessità di strumenti efficaci per la decarbonizzazione e di misure che tutelino la competitività delle imprese italiane, chiedendo l’inclusione del cemento tra i beneficiari delle compensazioni e un uso più equo dei fondi ETS.
 
L’allarme dell’acciaio
Queste le parole del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi. “L’industria europea è sotto attacco: la concorrenza cinese, ormai altamente tecnologica e con prezzi fuori mercato, rischia di travolgere intere filiere. Per questo le politiche europee vanno ripensate in un quadro emergenziale. Se un’azienda ha già installato le best available technologies, non ha senso farle pagare la CO₂ residua: significa solo penalizzarla e spostare produzione ed emissioni verso Paesi con regole ambientali più deboli. Le quote gratuite devono essere prorogate oltre il 2030 e rese dinamiche, adeguandole ai reali avanzamenti tecnologici. La riduzione delle emissioni attribuita ai settori ETS è fuorviante: il calo deriva in gran parte dalla generazione elettrica, che ha avuto accesso a incentivi alle rinnovabili estranei all’ETS. Nel frattempo gli hard-to-abate hanno perso 1,2 milioni di posti di lavoro, un dato che nessuno sembra voler considerare. E l’industria continua a subire la speculazione degli intermediari finanziari nel mercato della CO₂, nonostante esista la proposta, ragionevole, di escluderli. O l’Europa trova il coraggio di riformare profondamente l’ETS, oppure la paralisi attuale continuerà a favorire chi mira a indebolire la nostra base industriale. L’Italia deve difendere le imprese e strumenti come l’energy release, fondamentali per ridurre il costo dell’energia e sostenere gli investimenti.”

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