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La CO2 sotto l’Adriatico. Primo via libera dell’Ambiente alla Ccs di Eni e Snam

where Ravenna when Lun, 16/02/2026 who roberto

Ecco il sì del ministero alle condutture per portare la CO2 fino alla riva del mare. Il testo del decreto di Via. Dove piazzare la CO2 che non si riesce a eliminare? È ancora all’esame dell’Ambiente il progetto di Eni e Snam per pompare il gas in vecchi giacimenti vuoti nelle rocce in profondità sotto il fondale dell’Adriatico.

Dove piazzare la CO2 che non ccs-eni_0.jpgsi riesce a eliminare? È all’esame dell’Ambiente il progetto di Eni e Snam per pompare il gas in vecchi giacimenti vuoti nelle rocce in profondità sotto il fondale dell’Adriatico. Ecco intanto il sì del ministero alle condutture per portare la CO2 fino alla riva del mare, da dove poi farlo arrivare ai vecchi giacimenti. Ripercorriamo la vicenda e riproduciamo anche il testo del decreto che approva il progetto dai gasdotti per convogliare la CO2.
 
Il progetto
Snam ed Eni vogliono realizzare uno stoccaggio di CO2 sotto il fondale del mare Adriatico di fronte alla costa di Ravenna, dove ci sono molti vecchi giacimenti esauriti di metano. In quelle rocce ad altissima profondità nella crosta terrestre che avevano sigillato il metano per milioni di anni vogliono ripompare il gas, in questo caso la CO2, prelevata dai fumi delle ciminiere. La tecnologia, contestata da alcune organizzazioni ecologiste, è in via di sperimentazione in diverse parti del mondo e si chiama Ccs, sigla di carbon capture and sequestration. Nel caso italiano, si tratta di un serbatoio geologico per contenere oltre 500 milioni di tonnellate dopo il 2030, a partire da un’iniezione iniziale nel sottosuolo di circa 4 milioni di tonnellate l’anno. Un primo giacimento già vuoto (il giacimento Porto Corsini Ovest) e un secondo giacimento (Agostino) che sarà esaurito nel 2030 racchiuderanno la CO2; è in via di autorizzazione il progetto Ravenna Ccs. L’Eni trasferirà il 50% del capitale alla newco Eni Ccs Holding in cui è entrato il fondo Gip (Blackrock) col 49,9%. L’obiettivo è confinare per l’eternità quasi il 50% delle emissioni di CO2 altrimenti non evitabili da parte delle industrie hard to abate, cioè quelle che per la loro caratteristica tecnologica funzionano proprio tramite l’emissione di CO2, come la produzione di cemento e di calce, l’industria chimica e petrolchimica, le acciaierie, le vetrerie, le cartiere, oltre al comparto termoelettrico e alla termovalorizzazione dei rifiuti.
 
Il primo via libera
Nelle settimane passate il ministero dell’Ambiente ha approvato la valutazione d’impatto ambientale per l’infrastruttura di trasporto di CO2 con i gasdotti Ferrara-Casalborsetti e Ravenna-Casalborsetti. Si tratta del progetto Ccs Pianura Padana, Rete di Trasporto CO2, Gasdotti Ferrara-Casalborsetti e Ravenna-Casalborsetti.
 
I dettagli
Il progetto dei nuovi gasdotti si sviluppa interamente in Emilia e in Romagna, partendo dal polo chimico a nord di Ferrara, nel settore orientale dalla pianura padana, fino a Casalborsetti, a nord di Ravenna, con andamento in senso gas NO-SE. Nel suo percorso interessa le province di Ferrara (in particolare i comuni di Ferrara, Voghiera, Portomaggiore e Argenta) e Ravenna (in particolare i comuni di Alfonsine e Ravenna). Le nuove condotte oggetto di questo studio, la cui lunghezza complessiva è di circa 86 chilometri, si inseriscono all’interno di un’iniziativa di più ampio respiro che prevede lo sviluppo di un modello di carbon capture and storage che si estenderà su tutto il territorio del Nord-Est Italia ed avrà Ravenna come hub di riferimento. L’opera in oggetto, progettata per il trasporto di CO2 in forma gassosa a una pressione massima di esercizio di 40 bar, sarà costituita da un sistema integrato di condotte, formate da tubi di acciaio collegati mediante saldatura (linea), che rappresenta l’elemento principale del sistema di trasporto in progetto, e da alcuni impianti e punti di linea che, oltre a garantire l’operatività della struttura, realizzano l’intercettazione della condotta in accordo alla normativa vigente.
 
Perché la Ccs
Come ormai consolidato a livello strategico internazionale, gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Accordo di Parigi del 2015 si ritengono realistici e raggiungibili solamente azzerando le emissioni di CO2 al 2050 e facendo leva su un mix di tecnologie variegato, che spazi dalle fonti rinnovabili, all’utilizzo di vettori energetici a basso impatto ambientale, alla cattura delle emissioni prodotte, alla compensazione dell’impronta carbonica e, naturalmente, all’efficienza energetica. Secondo il progetto, “il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, e la limitazione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, può essere svolto sia contenendo i consumi, sia limitando la componente fossile nei vettori energetici utilizzati (e evitando le emissioni di anidride carbonica), sia catturando la CO2 nelle varie fasi dei processi produttivi (pre e postcombustione o durante il processo termico). Negli ultimi anni la comunità internazionale, politica e scientifica, ha posto grande attenzione rispetto allo sviluppo delle tecnologie di Ccs (Carbon Capture and Storage), tecnologia che riveste notevole importanza come volano per il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. A titolo di esempio – dice la relazione presentata al ministero dell’Ambiente - la Ccs è inclusa nel mix tecnologico per la transizione sia nel 6° rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change sia nell’edizione 2023 del World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. La Ccs è inoltre considerata come un’industria chiave tra quelle dell’economia decarbonizzata del futuro nel Net Zero Industry Act adottato dall’Unione Europea, la cui Commissione ha recentemente proposto una più dettagliata Industrial Carbon Management Strategy”.
 
Come si cattura la CO2

La cattura può avvenire in varie fasi del processo produttivo, la più applicata attualmente è la cattura postcombustione. In questo caso la cattura della CO2 avviene direttamente dai fumi generati dal processo produttivo, a valle del processo di combustione e appena prima dell’immissione nel camino. La CO2 catturata viene poi raccolta e trasportata via pipeline verso i siti di stoccaggio.
 
Come si seppellisce
I volumi di CO2 catturati sono convogliati verso una stazione di compressione che ha il compito di iniettare l’anidride carbonica nei siti di stoccaggio identificati come idonei. Si tratta di formazioni geologiche profonde, come i giacimenti esauriti, gli acquiferi salini, le caverne saline, selezionati sulla base di rigorose indagini geologiche e tecniche.
Il riutilizzo dei giacimenti dismessi è particolarmente vantaggioso perché permette di utilizzare formazioni geologiche che sono ben conosciute e di prevedere con elevata accuratezza la diffusione dell’anidride carbonica all’interno delle strutture.
I meccanismi che garantiscono la permanenza dell’anidride carbonica nel giacimento sono 4.
Confinamento fisico: essendo più leggera dell’acqua, la CO2 tenderà a risalire nella roccia serbatoio per rimanere intrappolata sotto lo strato di contenimento impermeabile;
Confinamento capillare: penetrando nei pori della roccia serbatoio, l’anidride carbonica rimane intrappolata dalla tensione capillare che ne ostacola l’ulteriore spostamento;
Solubilizzazione: parte della CO2 a contatto con l’acqua geologica nel giacimento viene disciolta al suo interno;
Mineralizzazione: reagendo lentamente con alcuni minerali presenti nelle rocce, la CO2 precipita sotto forma di carbonati e si trasforma permanentemente in minerali, in rocce come il calcare.
 
Il decreto di Via
Articolo 1
Giudizio di compatibilità ambientale del progetto
1. È espresso giudizio positivo sulla compatibilità ambientale del progetto “Ccs Pianura Padana-Rete di Trasporto CO2, Gasdotti Ferrara-Casalborsetti e Ravenna-Casalborsetti”, proposto dalla Società Snam Rete Gas S.p.A., con sede legale a San Donato Milanese, in Piazza Santa Barbara 7, subordinato al rispetto delle condizioni ambientali di cui agli articoli 2 e 3. È espresso parere favorevole circa l’assenza di incidenza negativa e significativa sui siti Natura 2000 a seguito della Valutazione di incidenza al livello II. Si ritiene il Piano Preliminare per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo compatibile dal punto di vista ambientale, fatto salvo il rispetto di quanto prescritto nelle condizioni ambientali relative agli aspetti progettuali.
2. Il presente decreto comprende l’autorizzazione paesaggistica, di cui all’art. 146 del decreto legislativo n. 42 del 2004.
3. Ai sensi dell’articolo 25, comma 5, del decreto legislativo n. 152/2006, la durata dell'efficacia del presente provvedimento è di 5 anni decorrenti dalla data di pubblicazione del presente decreto sul sito internet del ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, trascorsi i quali, fatta salva la facoltà di proroga su richiesta del proponente, la procedura di valutazione di impatto ambientale dovrà essere reiterata.
 
Articolo 2
Condizioni ambientali della Commissione Tecnica Pnrr-Pniec
1. Devono essere ottemperate le condizioni ambientali di cui al parere della Commissione Tecnica Pnrr-Pniec n. 890 del 20 novembre 2025. Il proponente presenta l’istanza per l’avvio delle procedure di verifica di ottemperanza nei termini indicati nel citato parere.
 
Articolo 3
Condizioni ambientali del ministero della cultura
1. Devono essere ottemperate le condizioni ambientali di cui al parere del ministero della cultura reso con nota della Soprintendenza speciale per il Pnrr, prot. n. 284 del 9 gennaio 2026. Il proponente presenta l’istanza per l’avvio delle procedure di verifica di ottemperanza nei termini indicati nel citato parere.
 
Articolo 4
Verifiche di ottemperanza
1. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Valutazioni Ambientali, in qualità di autorità competente, ai sensi dell’articolo 28, comma 2, del decreto legislativo n. 152/2006, verifica l’ottemperanza alle condizioni ambientali di cui all’articolo 2, e, in collaborazione con il ministero della cultura, verifica l’ottemperanza alle condizioni ambientali di cui all’articolo 3.
2. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica effettua l’attività di verifica avvalendosi dei soggetti a tal fine individuati nel parere della Commissione tecnica PnrrPniec n.194 del 31 agosto 2023. Il ministero della cultura effettua le attività di verifica tramite gli Uffici periferici indicati nel parere di competenza.
3. I soggetti e gli Uffici di cui ai commi 2 concludono l’attività di verifica entro il termine di cui all’articolo 28, comma 3, del decreto legislativo n. 152/2006, comunicandone tempestivamente gli esiti all’autorità competente e, per i profili di competenza, anche al ministero della cultura.
4. Qualora i soggetti e gli Uffici di cui ai commi 2 e 3 non completino le attività di verifica nei termini indicati, le stesse attività sono svolte dall’autorità competente, in collaborazione con il ministero della cultura per i profili di competenza, così come previsto al comma 4 del sopra citato articolo 28 del decreto legislativo n. 152/2006.
5. Alla verifica di ottemperanza delle condizioni ambientali di cui agli articoli 2 e 3 si provvede con oneri a carico del soggetto proponente nei limiti in cui le attività di verifica richieste ai soggetti ed enti coinvolti non rientrino già tra i loro compiti istituzionali.
 
Articolo 5
Pubblicazione
1. Il presente decreto è notificato a Società Snam Rete Gas S.p.A., al ministero della cultura, alla Direzione generale Infrastrutture e Sicurezza, ai comuni di Ravenna, Alfonsine, Portomaggiore, Voghiera e Ferrara, alle province di Ferrara e di Ravenna, all’ARPA Emilia Romagna, all’ Ente gestore Parco del Delta del Po e alla Regione Emilia-Romagna che ne cura la trasmissione alle altre amministrazioni interessate.
2. Il presente decreto, unitamente ai pareri della Commissione Tecnica Pnrr-Pniec e del ministero della cultura, è reso disponibile sul sito internet del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Avverso il presente decreto è ammesso ricorso giurisdizionale innanzi al TAR entro 60 giorni, ovvero, in alternativa, ricorso straordinario al presidente della Repubblica entro 120 giorni, decorrenti dalla data di notifica eseguita ai soggetti all’art. 5, comma 1, mentre, per i soggetti diversi dai destinatari della notifica, i predetti termini per l’impugnativa decorrono dalla data di pubblicazione del provvedimento sul sito internet del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ai sensi dell’art. 5, comma 2.
IL DIRETTORE GENERALE VALUTAZIONI AMBIENTALI Gianluigi Nocco
IL SOPRINTENDENTE SPECIALE PER IL Pnrr Fabrizio Magani
 

Per saperne di più https://va.mite.gov.it/it-IT/Comunic...

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