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Crollo Italia. Il caso Niscemi. Tra le cause (pare) un minigiacimento di metano

where Niscemi when Lun, 09/02/2026 who roberto

Le ipotesi sulla frana di Niscemi. Analisi tecniche, indagini giudiziarie e interventi urgenti si intrecciano dopo il crollo: la Procura cerca risposte e responsabilità. Tra i motivi geologici potrebbero esserci l’accumulo sotterraneo di acque piovane e dai pozzi disperdenti ma anche la perdita di sacche di gas grisù.

La frana che ha devastato niscemi.jpgalcune aree della città di Niscemi (Caltanissetta) potrebbe avere origini legate a cedimenti profondi del terreno in connessione con la presenza di sacche naturali di metano. "L'innesco può essere stato favorito dal cedimento di strati profondi del terreno in connessione con la presenza di sacche di gas metano", sospetta il segretario generale dell'autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro. Saranno le indagini geognostiche a dire se ha fondamento l'ipotesi del grisù – cioè il gas metano che si accumula nel sottosuolo - sulle cause della frana disastrosa che minaccia la città di Niscemi.
 
La geologia
Le caratteristiche geologiche dell'area genererebbero accumuli naturali di idrocarburi che possono svuotarsi o subire variazioni di pressione. "Se una bolla di gas collassa - afferma Santoro - il peso degli strati sovrastanti può determinare una perdita di equilibrio dell'intero sistema e il cedimento degli strati profondi". Il vuoto lasciato dal gas può essere parzialmente sostituito dall'acqua, che però, secondo gli esperti, non garantisce la stessa capacità di sostegno e spinge lo scivolamento dei terreni sovrastanti.
Monica Papini, ordinaria di geologia applicata al Politecnico di Milano e presidente dell’Associazione italiana di geologia applicata, stima un volume di materiale intorno ai 350 milioni di metri cubi: “Per avere un confronto, generalmente viene considerata "estremamente grande" una frana di oltre dieci milioni di metri cubi. I radar basati a Terra sono troppo puntuali, mentre i satelliti danno una visione totale e dinamica dei movimenti”. Questo tipo di monitoraggio è fondamentale perché “la frana è in movimento e non sappiamo né quando né dove si fermerà l’arretramento della scarpata”.
 
Contromisure
L'autorità di bacino indica le contromisure da adottare. In primo luogo, bisognerebbe tenere sotto controllo continuo la frana e servirebbe convogliare subito le acque bianche e piovane, in modo che non s’infiltrino nel sottosuolo, eliminando i pozzi disperdenti. A situazione stabilizzata, bisognerebbe scavare pozzi drenanti per evitare accumuli di acqua nel sottosuolo, consolidare con terre armate e piantare alberi con radici forti. Questi interventi potrebbero costare alcuni milioni di euro.
 
L’indagine
Il procuratore della Repubblica di Gela, Salvatore Vella, ha affidato incarico formale a tre professori universitari per ricostruire tutti gli interventi dall'ottobre ‘97 - la prima frana recente - e capire se qualcosa è stato fatto per impedire l'innesco del crollo del costone; ed eventuali responsabilità. L'inchiesta vuole anche sapere che fine abbiano fatto i milioni di euro che dovevano servire alle opere di consolidamento e sicurezza e l'osservanza di 9 ordinanze della protezione civile.

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