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Dopo la Cop30 di Belém. La sintesi (mediocre), i documenti, i commenti

where Milano when Lun, 01/12/2025 who roberto

Qualche considerazione a margine della trentesima conferenza delle parti dell'Onu sul clima (Cop30) che si è conclusa l’altra settimana a Belém (Brasile)  con un accordo dagli esiti misti, visto da molti come un passo in avanti ma criticato da tanti altri per la mancanza di ambizione. I commenti di Cmcc, Italian Climate Network, Ecco, Univerde, Camera di commercio di San Paolo.

Qualche considerazione a marginecop30.jpg della trentesima conferenza delle parti dell'Onu sul clima (Cop30) che si è conclusa l’altra settimana a Belém (Brasile)  con un accordo dagli esiti misti, visto da molti come un passo avanti ma criticato da tanti altri per la mancanza di ambizione. Per esempio, ha suscitato critiche il fatto che il documento finale non abbia citato in modo esplicito i combustibili di origine fossile. Però al tempo stesso la Cop30 è stata importante dal punto di vista della costituzione degli strumenti per finanziare la lotta contro gli effetti del riscaldamento globale. Al centro del documento finale c’è l’adattamento, uno dei due pilastri delle politiche climatiche; l’altro è la mitigazione, cioè ridurre le emissioni di CO2 e dei gas accusati di scaldare il clima. Ci sono diversi elementi di novità per le politiche climatiche internazionali, per il rapporto tra Global South e paesi a reddito più elevato, per il ruolo degli ecosistemi.
 
La sintesi
Sebbene la Mutirão Decision, il testo finale della Cop30, non citi esplicitamente i combustibili fossili e non accolga l’appello del presidente Lula e di oltre 80 Paesi per una roadmap su fossili e deforestazione, mantiene viva la traiettoria tracciata a Dubai su questo tema. L'avvio di nuovi processi per accelerare la transizione energetica, come il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5, offrono strumenti concreti per permettere ai Paesi di collaborare, ciascuno con i percorsi, per avanzare nella definizione del come uscire dai combustibili fossili.
Il documento finale adotta 59 indicatori per la Global Goal on Adaptation e prevede un programma biennale per migliorarne l'applicazione. Inoltre è stato rinnovato il Piano d'Azione di Genere (Gender Action Plan), ribadendo l'attenzione su equità e inclusione. È inoltre prevista la creazione di un meccanismo per discutere misure legate al commercio e al clima (climate-related trade), un tema molto sensibile per molti Paesi in via di sviluppo.
Anche l'Unione Europea ha accettato l'accordo nonostante le ambizioni ridotte, ma molti Stati (come Italia, Polonia e Ungheria) avevano chiesto maggiore flessibilità, anche attraverso l'uso di crediti di carbonio internazionali.
La sorpresa è arrivata alla fine dell’assemblea plenaria quando la presidenza, fuori dal negoziato, ha accolto una coalizione per abbandonare i combustibili fossili; i Paesi “volonterosi” si riuniranno in aprile in Colombia.
 
Tra Australia e Turchia
La prossima Cop, che si terrà tra un anno, è attesa svolgersi ad Antalya, in Turchia, dopo il passo di lato dell'Australia, l'altra candidata. Adelaide rivendica comunque la presidenza dei negoziati nel 2026, anche se si terranno nella città turca. Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha parlato di "una grande vittoria sia per l'Australia che per la Turchia" sul canale ABC. L'Australia intende garantire inoltre che, nell'ambito dell'accordo, si tenga nel Pacifico un incontro dei leader "pre-Cop", nonché un importante round di raccolta fondi per il Pacific Resilience Facility. Il ministro del clima australiano Chris Bowen ha affermato che la Turchia manterrà il titolo formale di presidente e "si occuperà delle sedi e del funzionamento" della Cop, ma che lui sarà il "presidente della Cop ai fini dei negoziati".
 
Loss&Damage
Il documento finale di Belém si concentra nel triplicare i fondi per l'adattamento, cioè come preparare il mondo a un riscaldamento globale.
A questo va aggiunta la roadmap che indica come mobilitare fino a 1.300 miliardi di dollari l'anno per il clima nei Paesi in via di sviluppo. Non è stato risolto il tema dell'effettiva operatività del meccanismo e come garantire risorse stabili per questi Paesi.
L'accordo prevede di aumentare in modo rilevante i finanziamenti destinati a fronteggiare gli impatti del riscaldamento nei Paesi più vulnerabili. In altre parole, è stata riconosciuta la cosiddetta disparità climatica, ovvero il fatto che chi subisce maggiormente gli effetti del riscaldamento globale è spesso chi ha meno risorse o ha meno contribuito alla condizione meteo.
Con il Global Implementation Accelerator si mette l’accento sulla necessità di sviluppare sforzi per l’implementazione dei piani nazionali.
 
Ridurre il metano
Non è stata trovata alcuna roadmap vincolante per l'uscita dai combustibili fossili. L'accordo chiede di "accelerare volontariamente" la transizione, ma non definisce tempi né mezzi obbligatori. Però è stato deciso un impegno preciso contro le emissioni fuggitive di metano, il quale se va in aria libero senza essere bruciato ha un effetto riscaldante sul clima decine di volte più intenso rispetto alla CO2. Una coalizione di Paesi ha promesso di ridurre le emissioni di metano nel settore dei combustibili fossili (entro il 2030).
 
Antonio Navarra del Cmcc
“La finanza internazionale, i crediti per gli investimenti, i flussi di merci, l’attenzione al commercio internazionale e ai mercati di crediti di carbonio. Questi sono fattori che prima d’ora non erano mai veramente emersi in un documento finale della conferenza delle parti sul clima e sono molto importanti per tradurre in azioni concrete le informazioni provenienti dalla comunità scientifica e per dare sostanza alle politiche climatiche e alle scelte future”, commenta Antonio Navarra, presidente del Cmcc, il centro di ricerca internazionale sulle scienze del clima. “Quando si parla di adattamento, il ruolo delle scienze del clima è centrale, sia per l’analisi del rischio che per i processi che portano alla realizzazione delle soluzioni”.
 
Giulio Boccaletti del Cmcc
“Gli aspetti industriali e ambientali del ciclo del carbonio non possono essere considerati in modo distinto e separato. I temi trattati ai negoziati ci confermano che vanno analizzati e studiati in maniera integrata”, dice Giulio Boccaletti, direttore scientifico del Cmcc. Da una parte, le analisi dei sistemi per la transizione globale verso l’abbattimento delle emissioni di gas climalteranti; dall’altra, il modo in cui i sistemi naturali rispondono alle mutate condizioni e come la loro gestione sia di primaria importanza nell’affrontare il maltempo. “È chiaro che si tratta di parti dello stesso sistema, al centro delle strade che portano alla realizzazione di un futuro sostenibile”.
 
Graziano Messana Cdc San Paolo
Secondo Graziano Messana, presidente della Camera di Commercio di San Paolo del Brasile, l’Italia può fare da ponte verde tra Europa e Sud America. A parere di Messana, il mondo sta spostando il centro della transizione energetica verso il Sud globale. Il Brasile, padrone di casa, ha scelto come parole chiave biodiversità, bioenergia e cooperazione, e con la sua iniziativa “Belem 4x” punta a quadruplicare l’uso dei combustibili sostenibili entro il 2035. L'Italia ha confermato la volontà di costruire ponti concreti con il Brasile, in particolare nell’ambito dell’energia pulita e dei biocarburanti di nuova generazione. Il Brasile è da decenni un leader mondiale nella produzione di etanolo e biodiesel, mentre l’Italia vanta eccellenze nel campo della biochimica verde, dell’economia circolare e delle energie rinnovabili. L’unione di queste competenze crea una filiera virtuosa. La transizione verde può essere un terreno di collaborazione industriale e diplomatica, capace di generare valore economico e ambientale condiviso. In questo quadro, la cooperazione tra Roma e Brasilia non è solo auspicabile, ma strategica. 
 
Jacopo Bencini di Italian Climate Network
Secondo Jacopo Bencini, presidente di Italian Climate Network, “Cop30 e il Brasile hanno voluto lanciare un segnale forte verso la sopravvivenza del sistema multilaterale sul clima, poche settimane dopo le parole sconfortanti udite all’Assemblea Generale di New York da parte di alcuni Governi apertamente negazionisti. Quella che il Brasile ha chiamato la “Cop della verità” - verità scientifica, verità politica, la prima nel nuovo contesto diplomatico guidato dai BRICS, senza gli Stati Uniti - si è tuttavia scontrata con le verità della realpolitik e di un’alleanza strumentale con la Cina rivelatasi debole e fallace nelle ultime 72 ore del vertice. Il presidente della Cop30, Correa do Lago, ha tentato di rendere una Cop altamente simbolica quello che non poteva essere, un Global Stocktake intermedio. Ed è stato (parzialmente) fermato. L’assenza di ogni riferimento al taglio delle emissioni, alle fonti fossili ed alla transizione dall’economia fossile nei testi finali rende il risultato finale di questa Cop30 forse ambiguo e sbilanciato rispetto a due settimane di crescenti aspettative, nonostante positivi passi avanti sulla finanza per l’adattamento, sulla transizione giusta e sul riconoscimento del ruolo della scienza. Mentre le emissioni globali continuano a crescere, Cop30 ha tuttavia mostrato un lampo di vita nel processo, ora instradato verso il prossimo Global Stocktake del 2028”.
 
Serena Giacomin di Italian Climate Network
“La Cop30 ha ribadito l’obiettivo di 1.5°C, ma senza gli strumenti necessari per dare un significato reale a questa soglia, che è soprattutto politica: i modelli climatici ci dicono che è ormai praticamente spacciata”, sottolinea la direttrice scientifica di Italian Climate Network, Serena Giacomin. “Quel riferimento dovrebbe indicare direzione e velocità della transizione, cioè un piano d’azione credibile per allontanarsi dai combustibili fossili nei tempi imposti dalla fisica del clima. Senza questo passo, l’1.5°C resta un richiamo formale, mentre ogni decimo di grado in più comporta rischi concreti per la sicurezza delle persone. In questo quadro è fondamentale difendere il ruolo dell’IPCC: un processo rigoroso che fornisce la migliore scienza disponibile e rappresenta l’unica base comune in negoziati fragili. Indebolirlo sarebbe un errore strategico quando avremmo bisogno di basi solide per orientare decisioni efficaci”.
 
Luca Bergamaschi di Ecco
Dice Luca Bergamaschi, direttore e co-fondatore di Ecco – il think tank italiano per il clima: "Il risultato di questa Cop è un testo di compromesso che dà una prima risposta, non scontata nell’attuale contesto geopolitico, di come colmare il divario tra le politiche attuali e l’obiettivo di 1.5°C. Bene il ruolo dell’Europa nel portare tutti i Paesi ad accettare un aumento dell’ambizione. L’Accordo della Cop30 riafferma innanzitutto l’Accordo di Parigi come stella polare della cooperazione internazionale e dimostra che la maggioranza dei Paesi, con l’Europa al centro, è pronto ad avviare un percorso di uscita dai combustibili fossili. Un percorso che riflette dove sta andando l’economia reale, la finanza, con gli investimenti nelle energie pulite raddoppiati nel 2024 rispetto a quelli fossili, e le richieste della società".
 
Eleonora Cogo di Ecco
Eleonora Cogo, responsabile del cluster finanza di Ecco, il think tank italiano per il clima, ha commentato: "Il resto del mondo avanza sul clima anche in assenza degli Stati Uniti. Lo abbiamo visto soprattutto sul fronte della finanza climatica, dove i Paesi hanno compiuto passi avanti significativi nel rafforzare prevedibilità del sostegno verso i paesi più vulnerabili. E il fatto che qui si stia parlando di politiche commerciali, di transizione economica e sociale, dimostra che per poter influenzare le regole del futuro, bisogna essere presenti a questi tavoli”.
 
Pecoraro Scanio di Univerde
“Ho partecipato a Cop che davano soluzioni assistiamo a negazionisti e persone che frenano su una emergenza che è evidente come dimostra anche il maltempo in Italia e altrove. Con questo rapporto affermiamo e ricordiamo che i cittadini sono a favore delle rinnovabili ma vanno fatte in modo sostenibile e intelligente". Lo dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, che alla presentazione del 23° Rapporto "Gli italiani, le rinnovabili e la green&blue economy", realizzato dalla Fondazione UniVerde e da Noto Sondaggi, i cui dati sono stati divulgati da Antonio Noto (direttore Noto Sondaggi), al convegno "Transizione energetica e innovazione tra opportunità e ostacoli. Pnrr - Piano Transizione 5.0 e Pniec 2030" promosso con la main partnership di Renexia e con event partner Almaviva, riassume in modo netto: "I dati che emergono dal 23° Rapporto non lasciano spazio a dubbi: il Paese è pronto a una transizione energetica rapida nel segno della sostenibilità, dell'innovazione EcoDigital e nel rispetto delle comunità locali. Chiara è la strada da seguire: eolico a mare lontano dalla costa, stop al consumo di suolo anche con il maggiore ricorso dell'agrivoltaico, fotovoltaico sulle coperture di grandi edifici, investimenti in efficienza energetica e digitalizzazione. La tutela della biodiversità, degli habitat, del paesaggio e delle comunità e delle economie locali deve essere la priorità assoluta di tutti i progetti".
 
I documenti originali.
Ecco alcuni dei documenti discussi alla Cop30. Il testo finale Mutirão Decision: https://unfccc.int/sites/default/fil.... Sull’adattamento ci sono il documento Global Goal on Adaptation https://unfccc.int/sites/default/fil...
e il fondo sull’adattamento: https://unfccc.int/sites/default/fil... e qui il fondo su perdite e danni: https://unfccc.int/sites/default/fil.... Questo è il Global Stocktake https://unfccc.int/sites/default/fil... e qui il gruppo di lavoro sulla transizione giusta Just Transition Working Group: https://unfccc.int/sites/default/fil.... Per la mitigazione ecco il Mitigation Work Programme https://unfccc.int/sites/default/fil.... Punti di discussione sono stati l’articolo 9.5 https://unfccc.int/sites/default/fil... e l’articolo 2.1c https://unfccc.int/sites/default/fil....

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