Il dramma Ilva. Così i giudici chiuderanno definitivamente la fabbrica
Il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, ha sospeso l’autorizzazione Aia e ha ordinato la "sospensione" dal 24 agosto della "attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento". Spento l’altoforno 4. La sorpresa dei sindacati e il loro comunicato integrale.
Finalmente, forse, ce l’hanno
fatta dopo una quindicina d’anni di tentativi di far chiudere l’acciaieria. Il Tribunale civile di Milano, su richiesta di alcuni abitanti di Taranto, ha ordinato la "sospensione" dal 24 agosto della "attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento" dell'Ilva. Il Tribunale fa riferimento a "rischi attuali di pregiudizi alla salute" e chiarisce che il decreto non è allo stato esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato. È stata disposta la trasmissione del decreto alla Corte di Giustizia Ue.
Il siderurgico intanto ha fermato temporaneamente l’altoforno 4 mentre nei giorni scorsi è ripartito l’altoforno 2.
Dopo 15 anni di tentativi di molti tarantini di far chiudere l’acciaieria, i sindacati hanno mostrato sorpresa.
La decisione
La sezione specializzata in materia di impresa, presieduta dal giudice Angelo Mambriani, ha emesso un decreto al termine del procedimento per inibitoria che era stato "proposto da residenti nel Comune di Taranto" e ha disapplicato parzialmente il provvedimento di Aia che autorizza l'attività produttiva dello stabilimento Ilva di Taranto (autorizzazione integrata ambientale del 2025) e ordinato la sospensione, a decorrere dal 24 agosto, dell'attività produttiva dell'area a caldo.
Il provvedimento della sezione del Tribunale specializzata in materia di impresa è stato preso in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 25 giugno 2024 e non è immediatamente esecutivo.
Entro il 24 agosto Acciaierie d'Italia spa, Acciaierie d'Italia Holding e Ilva spa, tutte in amministrazione straordinaria, potranno adoperarsi per ottenere un'integrazione dell'Aia, l’autorizzazione ambientale rilasciata nel 2025, che indichi "tempi certi" e "ragionevolmente brevi", si legge in una nota, entro i quali gli "studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi" relativamente alle prescrizioni ambientali ritenute "illegittime" perché non realizzate o per le quali non sono stati previsti "termini" trovino "effettiva" e "tempestiva attuazione".
Oltre quella data, in caso di mancati adempimenti da parte delle società, "dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello Stabilimento Ilva di Taranto".
La disapplicazione dell'Aia, scrivono i giudici, "è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni", come il "monitoraggio Pm10 e Pm2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell'acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke".
Prescrizioni "in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e in funzione acceleratoria della loro esecuzione".
Il decreto è stato emesso "a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute, anche in applicazione di quanto previsto dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea" del 25 giugno 2024, "alla quale la questione era stata previamente rimessa", nell'ambito della causa intentata dai cittadini pugliesi.
"L'ordine di sospensione dell'attività produttiva cesserà di avere effetto quando le parti resistenti avranno adempiuto agli incombenti".
Il decreto "non è esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato nei termini di legge".
Afo4
Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria ha reso noto che, "nel rispetto del cronoprogramma definito, è stata avviata la fermata temporanea dell'Altoforno 4 nello stabilimento di Taranto, in linea con il piano commissariale elaborato per rendere il sito di Taranto efficiente e operativo, attraverso continuità produttiva e investimenti strutturali, in vista della finalizzazione delle procedure di gara in corso". È previsto il rientro alla piena funzionalità dell'Afo4 entro il 30 aprile. Nei giorni scorsi è stato riavviato l'Altoforno 2 dopo oltre due anni di fermo per interventi di ripristino.
Il sindacato
I sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm annunciano una autoconvocazione a Palazzo Chigi per il prossimo 9 marzo, alla luce del fatto che non è arrivata alcuna risposta dal Governo sulle richieste di incontro, per conoscere lo stato della discussione sul futuro dell'ex Ilva, la più grande azienda siderurgica italiana e sul destino di 20mila persone.
Ecco il comunicato integrale.
Ex Ilva. Fim-Fiom-Uilm: nessuna risposta dal Governo, autoconvocazione a Palazzo Chigi il 9 marzo
Come Fim, Fiom e Uilm abbiamo più volte sollecitato che attendevamo la convocazione, da parte del Governo a Palazzo Chigi, per conoscere lo stato della discussione sul futuro della più grande azienda siderurgica italiana e sul destino di 20mila persone.
Ad oggi, siamo ancora fermi al cosiddetto “Piano corto”, presentato dal Governo nell’ultimo incontro dello scorso 18 novembre, che non prevede alcuna prospettiva oltre il prossimo mese di marzo. Inoltre, dal Governo è arrivata esclusivamente la convocazione per proroga della cassa integrazione, atto dovuto per legge per 4.550 lavoratori, oltre ai circa 1.500 in ILVA in AS ed alle migliaia di lavoratori del sistema degli appalti, che non risolve i problemi ma li drammatizza ulteriormente.
Coerentemente con quanto già annunciato durante la conferenza stampa tenutasi il giorno 12 febbraio scorso dai segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, si conferma per il 9 marzo prossimo l’autoconvocazione a Roma a Palazzo Chigi delle rappresentanze dei lavoratori di tutti gli stabilimenti e dell’indotto ex ILVA.
Uffici stampa Fim, Fiom, Uilm Nazionali
Roma, 26 febbraio 2026


