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Ecomafie. In arrivo norme più severe per i reati contro l’ambiente

where Roma when Lun, 26/01/2026 who roberto

Il governo, su proposta dei ministri Foti e Nordio, approva l’esame preliminare di un decreto per attuare la direttiva europea 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente. Il progetto di decreto prevede sanzioni più severe per chi provoca danni nelle aree protette, regole sui prodotti inquinanti, la nascita di un coordinamento ambientale fra le procure. Legambiente protesta: “Non basta ancora”.

Il consiglio dei ministri, su landfill-discarica-abusiva-rifiuti-credit-unipd.jpgproposta del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, e del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo per attuare la direttiva Ue 2024/1203 dell’11 aprile 2024, sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE. Il tempo massimo per recepire la direttiva europea è il 19 maggio. Fra le novità del progetto di decreto ci sono sanzioni più severe per chi provoca danni nelle aree protette, regole sui prodotti inquinanti, la nascita di un coordinamento ambientale fra le procure.
L’intervento normativo vuole rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, e tiene conto dell’accresciuta sensibilità dei cittadini ai fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità, degli effetti del riscaldamento globale e della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale.
Dice il comunicato stampa della presidenza del consiglio che “si introducono modifiche al codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Inoltre, si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea”.
Il provvedimento amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.
 
Proteggere le aree protette
Il decreto sugli ecoreati prevede, tra l’altro, che le aggravanti per i reati ambientali si allarghino e che la pena da due a sei anni sia aumentata da un terzo alla metà nei casi in cui l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale o storico-artistico, a danno di specie animali o vegetali protette o di un ecosistema di grandi dimensioni o con effetti durevoli.
Se il reato distrugge un habitat in area protetta, la pena aumenta da un terzo a due terzi, più un’aggravante aggiuntiva se causa pericolo per la vita delle persone.
 
Prodotti abusivi inquinanti
Viene punito anche chi in maniera abusiva propone sul mercato un prodotto il cui impiego possa causare una compromissione di aria, acque, suolo o anche di habitat, biodiversità, flora o fauna. La pena, pure in questo caso, aumenta se dal reato deriva pericolo per l'incolumità di acqua, aria o suolo o per gli ecosistemi. L’aumento della pena arriva fino a due terzi se ad essere distrutto è un habitat situato in un'area protetta.
 
Un coordinamento
Per migliorare la cooperazione e il coordinamento fra le diverse autorità coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali, viene istituita alla procura generale presso la Corte di cassazione il sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Di questo sistema fanno parte: il procuratore generale della Corte di cassazione; i procuratori generali delle Corti d’appello; il procuratore nazionale antimafia.
 
Una strategia
Entro il 21 maggio 2027, il Parlamento elabora e pubblica la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali. Tale documento programmatico, aggiornato ogni tre anni, definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale.
 
Legambiente
Crimini contro le specie protette, saccheggio di risorse naturali, accesso alla giustizia: secondo la Legambiente ci sono “gravi lacune nel decreto legislativo approvato dal governo per il recepimento della direttiva europea sulla tutela dell’ambiente”.
Secondo l’associazione ecologista, è apprezzabile l’impegno del governo, ma sono gravi le lacune nello schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri, che vanno colmate con adeguate modifiche attraverso il confronto in Parlamento. “In particolare, nel provvedimento non vengono recepite le precise indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno tre anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta a scopi commerciali di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette o di prodotti e parti (art.3, paragrafo 2 lettere n e o). Si tratta di fenomeni criminali, diffusi anche nel nostro Paese, in cui l’Interpol denuncia da tempo gli interessi diretti della criminalità organizzata. Lo stesso discorso vale per l’estrazione di acque superficiali o sotterranee ai sensi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, se tale condotta provoca o può provocare danni rilevanti allo stato o al potenziale ecologico dei corpi idrici superficiali o allo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei”, sanzionata come delitto dall’art. 3, paragrafo 2, lettera m della direttiva, anche in questo caso con una pena massima di almeno tre anni di reclusione. Manca all’appello anche il nuovo delitto, previsto alla lettera p, di immissione o la messa a disposizione sul mercato dell’Unione o l’esportazione dal mercato dell’Unione di materie prime o prodotti pertinenti, in violazione del regolamento europeo 2023/1115, con cui anche l’Italia è impegnata che i prodotti immessi sul mercato non siano frutto di pratiche, purtroppo diffuse, di deforestazione, per cui è prevista una pena massima di almeno cinque anni di reclusione”, dice la Legambiente.
“L’Italia nel 2015, con l’approvazione della legge 68 che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale – afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha fatto un passo in avanti fondamentale nella lotta all’ecomafia e alla criminalità ambientale. È positivo che ci sia l’impegno a recepire, nei tempi previsti la direttiva europea, prevedendo finalmente la definizione di una strategia nazionale di prevenzione e contrasto della criminalità ambientale, con risorse adeguate. Ma va fatto bene e senza lacune. Daremo come sempre il nostro contributo, con proposte concrete e attuabili”.
 
Per saperne di più: https://www.legambiente.it/comunicat...

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