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Le emergenze dimenticate. L’influenza aviaria fa strage di pollame: Italia primo Paese in Europa

where Milano when Gio, 30/12/2021 who roberto

Abbattuti milioni di capi negli ultimi due mesi: 167 i focolai registrati nel nostro Paese. Il contagio parte dagli uccelli ma non si trasmette all’uomo

13 milioni tra polli, tacchiniallevamento-polli.jpg, galline ovaiole, quaglie, anatre, ma anche galli e fagiani sono stati abbattuti negli ultimi due mesi a causa dell’influenza aviaria che sta coinvolgendo tutta l’Europa. Il nostro Paese è quello più colpito per gli allevamenti di pollame con 167 focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità segnalati a inizio dicembre degli 867 complessivi, molti dei quali nell’area del Nord-Est.

Le responsabilità degli allevatori
Il ministero della Salute in una circolare mette nel mirino gli allevatori, ricordando che “la persistenza in alcuni casi di debolezze sul fronte delle biosicurezze, alcune criticità nella gestione dei focolai ne hanno rallentato l’estinzione” abbiano contribuito a diffondere l’epidemia nel territorio e a farla persistere sino ad oggi.

Rischio basso per la popolazione
Il rischio di infezione per la popolazione europea in generale è valutato comunque come basso, e per le persone esposte per motivi di lavoro, da basso a medio. Non ci sono prove secondo cui i virus possano essere trasmessi alle persone attraverso la manipolazione delle carni di pollame o uova (che comunque devono essere adeguatamente cotte). In ogni caso i prodotti a base di carne di pollo, e anche le uova, possono essere consumati in sicurezza, previa accurata cottura, in quanto il virus dell’influenza aviaria è inattivato dal trattamento termico.

Come si trasmette
I virus dell’influenza aviaria in genere vengono trasmessi direttamente dagli uccelli selvatici al pollame domestica per via aerea o indirettamente, attraverso la contaminazione fecale di materiale, piume o mangime. Grandi quantità di virus vengono secrete negli escrementi di uccelli, contaminando il suolo e l’approvvigionamento idrico. Per questo motivo attrezzature, veicoli, mangimi, gabbie o indumenti contaminati (in particolare le scarpe) possono diffondere il virus tra gli allevamenti.

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