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I giacimenti della Basilicata. L’Eni assolta per le acque reiniettate dov’erano

where Potenza when Lun, 02/03/2026 who roberto

In val d’Agri l’acqua contenuta nel giacimento ed estratta insieme al petrolio poteva essere reiniettata in profondità nello stesso giacimento da cui veniva, e non si trattava di rifiuti né di smaltimento abusivo.

L’acqua contenuta nel giacimentocentro-oli-viggiano_0.jpg ed estratta insieme al petrolio poteva essere reiniettata in profondità nello stesso giacimento da cui veniva, e non si trattava di rifiuti né di smaltimento abusivo. L’ha stabilito una decisione della Corte d’appello di Potenza nel processo d’appello sullo smaltimento dei reflui derivanti dalle estrazioni petrolifere in Basilicata. Assolta l’Eni, che in primo grado nel marzo 2021 era stata condannata a una sanzione amministrativa da 700mila euro e alla confisca per equivalente, quale profitto del reato, di 44,2 milioni di euro. Nel 2016 furono sequestrate due vasche di stoccaggio e il pozzo di reiniezione di Costa Molina 2, e il Centro Oli di Viggiano (Potenza) dell'Eni rimase fermo per quattro mesi.

 
Acque di strato
Il procedimento riguardava le modalità di gestione delle acque di reiniezione nel pozzo Costa Molina 2. Dal giacimento della val d’Agri insieme al greggio sono estratte anche le acque di strato, cioè acqua salata presente nel sottosuolo mescolata insieme al petrolio. Tolto il greggio, l’Eni – è prassi petrolifera – reiniettava queste acque nelle profondità da cui le aveva estratte. Secondo la procura di Potenza si trattava di rifiuti e, di conseguenza, la loro reiniezione era smaltimento illecito.
 
La decisione
Il Tribunale di Potenza aveva condannato l’Eni per il reato di traffico illecito di rifiuti, con una sanzione di 700mila euro e la confisca di circa 44,2 milioni di euro, da cui sottrarre i costi già sostenuti per l’adeguamento degli impianti.
La Corte d’appello di Potenza ha ribaltato le condanne e ha escluso l’ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti. Sono stati assolti i dirigenti Ruggero Gheller, Enrico Trovato, Roberta Angelini, Vincenzo Lisandrelli, Nicola Allegro e Luca Bagatti, e anche il dirigente della Regione Basilicata, Salvatore Lambiase. Le pene andavano da un anno e quattro mesi fino a due anni, tutti con pena sospesa, cioè senza andare in carcere o subire restrizioni.
Non è ancora concluso, invece, il processo di primo grado, per la perdita di circa 400 tonnellate greggio da alcuni serbatoi del Centro Olio di Viggiano che avrebbero potuto contaminare 35mila metri quadri di territorio compromettendo la falda acquifera della zona e arrivando a lambire la diga del Pertusillo.

immagini
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