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La guerra dell'acqua nella guerra delle armi. Esplosa la diga in Ucraina, alluvione, a rischio la centrale nucleare

where Milano when Mar, 06/06/2023 who roberto

Dentro la notizia. La distruzione della diga di Nova Kachovka sta vuotando l’enorme lago artificiale che disseta la Crimea e irriga le colture: verso un nuovo holodomor?

di Pepi Katona

Aggiornamento. Nella notte fradiga_0.jpg il 5 e il 6 giugno una serie di esplosioni ha distrutto del tutto la diga di Nova Kachovka lungo il corso del fiume Dnepr. Con ogni probabilità la distruzione dello sbarramento idroelettrico ha l'intento di frenare un'imminente avanzata ucraina. Come era successo nel 1941 quando l'Armata Rossa per cercare di fermare l'avanzata tedesca distrusse la colossale diga idroelettrica di Dnepropetrovsk. A rischio la città di Cherson, si stanno sgomberando i quartieri più bassi; a rischio una vasta area agricola sulla sponda del fiume ancora controllata dai russi; a rischio anche la centrale nucleare di Zaporože.

Qui sotto l’articolo originario del 10 febbraio.

La diga spaccata dalla guerra (dai russi) potrebbe disseccare l’agricoltura ucraina. Ma potrebbe lasciare a secco anche la Crimea, occupata dai russi. Ecco la storia di una guerra dell’acqua, una guerra dentro un’altra guerra.
 
Nei primi giorni di novembre i russi si erano ritirati a est del fiume Dnepr, lasciando Cherson e la sponda occidentale del fiume. Nel tagliare i ponti alle loro spalle, le forze armate russe avevano minato e distrutto la strada che corre da una riva all’altra del fiume sopra il coronamento della diga di Nova Kachovka. L’esplosione ha interrotto il ponte sul Dnepr, ma ha anche spaccato tre delle paratoie sotto di esso, e da quelle tre paratoie esce a valle senza controllo l’acqua del grandissimo lago artificiale formato dalla diga nel centro dell’Ucraina. Sulla sponda occupata dai russi, il lago alimenta di acqua il grande canale che disseta la Crimea, raffredda gli impianti della centrale atomica di Zaporože e irriga le colture dell’Ucraina meridionale. Sulla sponda controllata dagli ucraini, il bacino alimenta i canali irrigui di una vasta zona agricola centrale del Paese. Il lago si sta vuotando.
 
Attraverso le tre paratoie spaccate l’acqua scende con velocità; sulle rive del lago già affiorano ampie secche di sabbia; ci sono poche settimane prima che i canali di derivazione sulle due sponde del lago artificiale siano asciutti e lascino senza acqua le colture ucraine e anche la Crimea. La centrale nucleare di Zaporože invece potrebbe avere più tempo, perché le sue acque di raffreddamento sono trattenute da un lungo argine. A noi, mentre leggiamo testimoni esterni quella guerra terribile, non è ancora chiaro se la rottura della diga è un evento correlato e non voluto – cioè se l’obiettivo dei russi era semplicemente tagliare il ponte attraverso il fiume Dnepr, non spaccare le paratoie che sarebbero così un danno collaterale – oppure se è stato un modo consapevole di provocare una carestia e distruggere l’economia agricola del Paese che si vuole conquistare; c’è chi lo pensa perché in questi mesi i piccoli bacini artificiali della Crimea, prima dell’interruzione del canale adduttore, erano stati riempiti a tappo di acqua dolce; come per dare più di un anno di scorta potabile in vista di una siccità voluta.
 
Per capire che cosa è accaduto devo avvalermi anche di quanto ha scritto un meteorologo statunitense, David Helms, sulla piattaforma social Twitter. È passato quasi un anno dalla grande invasione russa dell'Ucraina. Si parla poco dei motivi profondi di questa invasione: la denazificazione è evidentemente un pretesto. Ma se si guarda indietro, a un anno fa, si può intuire che la crisi idrica in arrivo potrebbe fare parte di un disegno più articolato. Era il 18 marzo del 2022, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina centrale, quando durante le celebrazioni per l’ottavo anno dall’occupazione della Crimea il presidente russo Vladimir Putin aveva detto in pubblico che sono necessari grandi lavori come “la fornitura di gas ed elettricità, infrastrutture di servizio, il ripristino della rete stradale, la costruzione di nuove strade, autostrade e ponti", e poi ha aggiunto che "c'è anche altro". Mancava da fare una grande incompiuta: risolvere il deficit critico di acqua per la Crimea, una penisola arida e povera di fonti potabili. L’allusione di Putin indicava uno degli obiettivi della cosiddetta “operazione militare speciale”; l’acqua del Dnepr. Non è un caso se fra i quattro punti per la pace proposti da Elon Musk c’era proprio l’approvvigionamento idrico della penisola.
 
Di che cosa stiamo parlando? La diga di Nova Kachovka, costruita sul corso del Dnepr negli anni ’50, è qualche decina di chilometri più a monte della città di Cherson; lunga un paio di chilometri, unisce le due sponde del fiume. In parte la diga è formata da un terrapieno e in parte ha la struttura di calcestruzzo con le 28 paratoie per regolare il riempimento del lago artificiale a monte e il flusso dell’acqua da lasciar scorrere verso valle. C’è una conca di navigazione con le chiuse per il passaggio di chiatte fluviali, e c’è la sala macchina della centrale idroelettrica ad acqua fluente da 357 megawatt, in teoria gestita dalla società ucraina UkrHidroEnergo (ora i due eserciti si fronteggiano sulle sponde opposte e la centrale nel mezzo non è gestita). Lungo tutto il coronamento della diga corrono – anzi correvano - la strada e la linea ferrata che uniscono le due sponde del fiume. A monte della diga l’acqua, trattenuta dal paramento, è molto più alta. Insieme con la più grande e storica diga di Dnepropetrovsk, gloria dello stalinismo degli anni ’30, la diga di Nova Kachovka forma il vastissimo lago artificiale che caratterizza l’Ucraina centrale.
 
Il bacino formato sul corso del fiume Dnepr da Nova Kachovka è capace di 6 miliardi di metri cubi di acqua dolce. Oltre a fluire a valle attraverso le paratoie della diga e attraverso le turbine della centrale idroelettrica, con una derivazione in località Tavriisk l’acqua del lago viene in parte deviata verso il colossale Canale della Crimea Settentrionale, cioè quello che disseta l’intera penisola con un apporto pari a circa l’80% del fabbisogno, e in parte è destinata a usi irrigui e potabili dell’Ucraina meridionale, oltre a raffreddare gli impianti della centrale atomica di Zaporože, che è sulla sponda occupata dai russi. Per dare pieno afflusso a tutti i servizi idrici, l’altezza dell’acqua del lago artificiale viene tenuta attorno ai 16 metri di quota.
 
La Crimea in genere chiede tra un miliardo e un miliardo e mezzo di metri cubi di acqua l’anno; quando anni fa la Russia aveva invaso le province del Donbas, di Lugansk e la Crimea, l’Ucraina aveva chiuso l’afflusso di acqua nel Canale lasciando all’asciutto la Crimea.
 
Il 27 febbraio 2022, appena invasa la regione, i russi manovrarono lo sbarramento della diga e ridussero il flusso di scarico verso il corso del Dnepr, in modo da far salire il livello d’acqua nel lago artificiale e così aumentale il deflusso verso la Crimea. Così fecero defluire acqua abbondante verso la Crimea, e intanto in Crimea i funzionari dell’amministrazione di occupazione discutevano sull’uso delle idrovore, delle stazioni di pompaggio, dei bacini idropotabili e dell’acqua resa disponibile nel Canale. (https://www.c-inform.info/news/id/10...).  
 
Nel tentativo di regolare il riempimento del lago e il deflusso verso la Crimea i russi hanno più volte manovrato in modo approssimativo le paratoie, aprendole e chiudendole, combinando pessime regolazioni del lago a monte e del fiume a valle. (https://investigator.org.ua/ua/topne...).
 
Lo scenario è cambiato durante l’estate 2022 quando le artiglierie ucraine, grazie anche ai lanciarazzi Himars di fabbricazione statunitense, sono riuscite a prendere di mira tutti i ponti sul fiume Dnepr, compresi quelli della diga di Nova Kachovka, paralizzando i passaggi fra le due sponde del fiume e costringendo i russi, in autunno, a ritirarsi da Cherson.
 
In previsione della ritirata dalla sponda occidentale del fiume Dnepr, i russi hanno minato il ponte stradale e ferroviario per la lunghezza delle tre paratoie più vicine alla riva destra, quella orientale, nella quale si sarebbero ritirati.  E l’11 novembre le cariche esplosive hanno distrutto l’impalcato della strada e della linea ferroviaria ma hanno anche spaccato tre delle 28 paratoie dello sbarramento, attraverso le quali l’acqua del lago artificiale ha cominciato a defluire con irruenza. Un altro paio di chiuse sono state abbandonate in posizione aperta.
 
Da novembre, in questi tre mesi il bacino idrico di Nova Kachovka ha perso 1 dei suoi 6 miliardi di metri cubi ed è sceso al suo livello più basso mai registrato da 30 anni. All’11 di gennaio il livello era sceso a 14,7 metri, lasciando scoperte ampie distese di sabbia del fondo e lasciando all’asciutto molte prese irrigue o potabili. A quota 13 metri c’è la soglia del grande Canale di Crimea e se scende sotto quel livello l’acqua smette di scorrere verso la penisola – dove nel frattempo sono stati riempiti tutti i bacini ed è stata fatta scorta per almeno un anno e mezzo di fabbisogno.
 
Se scenderà ancora, l’acqua sarà sotto la soglia a cui prelevano le irrigazioni irrigue, fino a un quarto di milione di ettari di terre ucraine resteranno all’asciutto. Un tentativo di ripetere l’holodomor?

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