Metano serra. La fiera degli Amici della Terra, l’allarme del Wwf, l’appello di Edf
Il censimento degli impianti da controllare. Il 23 ottobre a Bologna un’esposizione sulle tecnologie per ridurre le emissioni di metano. Lo stato dell’arte sul monitoraggio e il rimedio di fughe e rilasci. Uno studio del Wwf: in Italia i primi settori per emissioni di metano sono l’agricoltura con il 44,2% e la gestione dei rifiuti con il 37,9%.
Dall’agosto dello scorso anno
è in vigore il regolamento europeo 2024/1787 che rivoluziona tempistiche e procedure per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico. Il metano impatta più dell’80% rispetto alla CO2 sul riscaldamento globale e l’Europa ne è il più grande consumatore. Il regolamento prevede adesso controlli puntuali sulle infrastrutture e non solo le stime delle emissioni comunicate dai gestori.
Il provvedimento è particolarmente rilevante per l’Italia, che dispone dell’infrastruttura più importante ed estesa d’Europa. Fino ad ora i controlli sulle perdite di metano hanno riguardato gli aspetti di sicurezza, adesso invece si guarda alle emissioni totali in atmosfera e diventano rilevanti anche le fughe più minute.
Impianti
Ecco il numero di gasdotti, pozzi dei giacimenti a terra e in mare di gas e petrolio (cui il metano è spesso associato), impianti di gnl, stoccaggi, impianti di compressione e decompressione da controllare in Italia (dati 2024).
Si tratta di 861 pozzi produttivi di petrolio e gas a terra; 715 pozzi produttivi in mare; 81 centrali di raccolta e trattamento a terra; 112 piattaforme marittime; 17 teste pozzo sottomarine; 35.436 km rete di trasporto nazionale del gas in alta pressione; 13 grandi impianti di compressione e spinta del gas in alta pressione; 5 terminali di rigassificazione (quattro a mare uno a terra); 2 depositi di gas naturale liquefatto (gnl); 497 pozzi che alimentano 15 stoccaggi sotterranei; 272.176 km reti locali di distribuzione (1.727 alta pressione, 155.162 media, 55.287 bassa); 6.921 cabine; 104.363 gruppi di riduzione finale.
Amici della Terra
Dichiara Tommaso Franci, responsabile energia della storica associazione ambientalista Amici della Terra: “Questi numeri ci dicono che il monitoraggio puntuale dell’infrastruttura nazionale del gas naturale rappresenta una sfida gigantesca. Per questo abbiamo ritenuto necessario avviare una verifica sulle tecnologie disponibili e quanto sono in grado di ridurre l’impatto economico, organizzativo e ambientale di monitoraggi e rimedi. Teniamo presente che oltre a grandi gruppi come Eni, Snam, Italgas, Shell o Totalenergies, operano anche piccole e piccolissime imprese di distribuzione locale del gas, che sono ben 191, con alcune che servono poche migliaia di clienti”.
Una fiera
Gli Amici della Terra hanno organizzato per il 23 ottobre allo Spazio Hera di Bologna il primo evento espositivo in Europa sulle tecnologie per ridurre le emissioni di metano. L’ingresso sarà gratuito. Viene esposto lo stato dell’arte del mercato di apparati e strumenti per il monitoraggio e il rimedio di fughe e rilasci, servirà per conoscere la disponibilità di tecnologie per l’attuazione delle prescrizioni europee che prevedono non più stime delle imprese ma rilievi puntuali certificati.
Un documento del Wwf
È necessario concentrarsi anche sul metano, che rappresenta circa il 20% delle emissioni globali. E l’Italia, in questo campo, non sta facendo abbastanza. Questa la posizione del Wwf e del Greenhouse Gas Management Institute Ghgm, contenuta nel rapporto “Le emissioni di metano in Italia”. Il nostro Paese è solo 18esimo in Europa per taglio delle emissioni di questo gas serra tra il 2000 e il 2019 e il ricorso al metano per la produzione di energia presenta costi sanitari altissimi, stimati in 2,17 miliardi di euro. Il rapporto indica l’Italia al primo posto, tra i paesi dell’Ue più il Regno Unito, per l’ampiezza di questi costi che, nell’insieme della regione, ammontano a 8,7 miliardi. Dice la responsabile Clima ed energia di Wwf Italia, Mariagrazia Midulla: “Nei vari decreti sono previsti contratti per i rigassificatori fino al 2043, questo è un modo di guardare al nostro futuro energetico molto discordante con gli impegni che abbiamo preso, perché noi nel 2050 dovremo avere tutto un altro sistema energetico”. La richiesta del Wwf è un sistema di monitoraggio delle emissioni che sia realmente affidabile e una strategia specifica per il metano, allineata a quella europea e integrata con il nuovo Piano nazionale energia e clima, che non consideri soltanto il comparto energetico. In Italia, come sottolinea l’autore dello studio, l’esperto dell’Ipcc Domenico Gaudioso,
i primi settori per emissioni di metano sono l’agricoltura con il 44,2% e la gestione dei rifiuti con il 37,9%. L’energia pesa per il 17,9%, soprattutto a causa delle perdite e delle fughe che non sarebbero controllate adeguatamente.
L’appello dell’Edf
Environmental Defense Fund Europe (Edf Europe), una delle principali organizzazioni ambientaliste per la riduzione delle emissioni di metano, esorta i leader europei a mantenere la linea sulla normativa Ue sul metano. “Indebolire questa legge storica non è nell’interesse dell’Europa. Non rafforzerebbe la sicurezza energetica, ma minerebbe la capacità dell'Europa di regolamentare in modo indipendente, in linea con le raccomandazioni scientifiche e i suoi obiettivi climatici”, dice l’organizzazione.
“La legge europea sul metano non è un peso, è una salvaguardia per il nostro clima, per la sicurezza energetica e per una concorrenza leale. Indebolirla invierebbe il segnale sbagliato nel momento sbagliato”, ha affermato Helen Spence-Jackson, executive director di Edf Europe.


