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Sempre più boschi in Italia. L’Atlante scopre 3 milioni di alberi in più

where Roma when Lun, 10/11/2025 who roberto

La Legambiente e AzzeroCO2 pubblicano il nuovo Atlante delle Foreste. Gli alberi piantati aumentano del 31% l’anno. I più bravi nel piantare alberi sono Trentino, Alto Adige, Basilicata. I casi virtuosi di Veneto e Liguria. Rallentano gli investimenti privati nel verde.

Si dice che ci sono sempre atlante-foreste.jpgmeno alberi, che l’Italia è sempre più deforestata. Invece no; da decenni l’Italia è sempre più popolata da alberi, le foreste crescono in modo veloce e la penisola non è mai stata così boscata, nemmeno nei secoli passati. L'Italia continua a investire nel verde e lo fa con una decisa accelerazione, raggiungendo il traguardo di oltre 3 milioni di nuovi alberi messi a dimora nel corso del 2024 (+31% in un anno) per un totale di quasi 4mila ettari di superficie. L’investimento in capitale naturale andrà a generare un ritorno economico di più di 20 milioni di euro l'anno in servizi ecosistemici per ciascuno degli anni di vita degli impianti arborei ed arbustivi messi a dimora. È quanto emerge dalla quinta edizione dell'Atlante delle Foreste, il rapporto annuale realizzato da Legambiente e AzzeroCO2 con il sostegno tecnico di Compagnia delle Foreste per Il Sole 24 Ore, che fotografa lo stato della forestazione nel nostro Paese.

 
Il fenomeno
Da decenni l’Italia si sta rimboschendo. Oggi ci sono alberi e foreste dove prima c’erano pascoli, orti, prati da foraggio, vigneti e seminativi. Le fotografie in bianco e nero dei Giri d’Italia e dei Gran Premi della Montagna, quelli in cui si sfidavano Bartali e Ascari, Fangio e Gimondi, mostrano montagne glabre e dossi rasati a prativo dove oggi ci sono foreste orgogliose popolate da fauna. Il fenomeno è dovuto alla meccanizzazione agricola, che ha consentito a decine di milioni di italiani di abbandonare l’agricoltura di sussistenza e il bracciantato della miseria e ha consentito di produrre più derrate alimentari in meno spazio nei fondivalle e nelle pianure. Ciò ha liberato mani, cervelli ed ettari di montagna e collina dalla fame delle colture marginali. Non è un caso se, insieme alla foresta, la vita selvatica si avvicina alle case e lupi, cinghiali, daini e scoiattoli sono a ridosso delle zone popolate dall’uomo.
 
Lo studio
Lo studio, basato sull'analisi di circa 294 progetti distribuiti in aree urbane ed extraurbane lungo la Penisola mostra come l'impulso decisivo nel 2024 venga dai rimboschimenti nelle città metropolitane, mentre le Regioni affrontano un rallentamento dovuto al passaggio tra i vecchi e i nuovi piani di finanziamento. Nonostante il bilancio totale positivo, a ridursi sensibilmente è il contributo diretto delle aziende.
 
Trentino e Alto Adige
Andando ad analizzare i dati complessivi regionali, in cima alla classifica si confermano per il secondo anno consecutivo le province autonome di Trento e Bolzano, con oltre 748mila nuove piante, seguite dalla Basilicata, che ne conta più di 539mila.
Queste regioni hanno raggiunto il risultato con strategie diverse: Trentino e Alto Adige grazie a finanziamenti provinciali e comunali, la Basilicata ha impiegato le risorse del Programma di Sviluppo Rurale (Psr) 2014-2022.
Sale nella classifica, guadagnando il terzo posto, il Veneto, che insieme al Friuli-Venezia Giulia ha già avviato interventi di forestazione in ottemperanza al nuovo Complemento Regionale per lo Sviluppo Rurale (Csr) 2023-2027.
Seguono da vicino la Sicilia, il Lazio e la Calabria, le cui posizioni sono condizionate fortemente dagli interventi realizzati nelle città metropolitane di Messina, Roma e Reggio Calabria, che diventano così il vero ago della bilancia per la performance di questi territori.
 
I cattivi
Se si analizzano gli interventi frutto di finanziamenti gestiti direttamente dagli enti regionali, si vede che otto regioni - Abruzzo, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria - non hanno avviato nuovi impianti con fondi propri nel periodo preso in esame dall'Atlante.
La causa, evidenzia l'analisi, è però di natura congiunturale: la conclusione del Psr 2014-2022 e l'attesa della piena operatività dei nuovi piani strategici (Csr 2023-2027) hanno di fatto congelato l'avvio di nuovi progetti.
 
Il caso Liguria
Un caso a parte è rappresentato dalla Liguria, che conferma la sua scelta strategica di non finanziare nuovi impianti data la già elevata copertura boschiva del suo territorio. La Liguria è la regione che in termini di percentuale boscata è quella più ricoperta da foreste.
 
 
Le grandi città
Se molte Regioni sono in una fase di attesa, a trainare la forestazione nazionale del 2024 sono le città metropolitane, grazie all'impulso decisivo dei fondi del Decreto Clima e del Pnrr. È il centro sud a guidare la classifica con le prime posizioni occupate da Messina e Roma, rispettivamente 357.612 e 265.501 nuove piante messe a dimora. Seguite da Reggio Calabria, Cagliari e Napoli. Quest'anno lo studio evidenzia che circa il 75% dei progetti ammessi a finanziamento nel 2022 con i fondi del Pnrr ha completato la fase di trapianto.
Il dato zero registrato per alcune città metropolitane non indica necessariamente inattività, ma riflette piuttosto lo stato di avanzamento specifico di ogni piano di forestazione: è il caso di Venezia, che ha raggiunto i suoi obiettivi già nel 2022, o di Bari e Torino, che avevano rendicontato il completamento dei progetti nel 2023.
Per altre, come Catania e Palermo, si presume che i progetti siano ancora nella fase di coltivazione delle piante in vivaio, non avendo comunicato nuove piantagioni né per il 2024 né per gli anni precedenti. Infine, città come Bologna, Firenze e Milano non figurano nell'indagine in quanto non avevano richiesto o ottenuto finanziamenti dal primo bando Pnrr del 2022.
 
Contraddizioni
Sul fronte delle fonti di finanziamento, lo studio evidenzia un andamento divergente. Per il periodo preso in esame gli investimenti pubblici si rivelano il pilastro della forestazione nazionale, con una crescita del 31% trainata dai fondi del Pnrr.
C’è però una brusca frenata del settore privato: i contributi volontari, spesso legati a iniziative di Corporate Social Responsibility (Csr) delle imprese, sono scesi del 72% rispetto al 2023 traducendosi in appena 40.852 alberi piantati.
Le ragioni di questa contrazione, afferma il rapporto, non indicano un calo di interesse, ma una diversificazione nelle strategie di Csr delle imprese.
“Il calo degli investimenti privati, che potrebbe sembrare un segnale negativo, in realtà racconta un cambio di prospettiva. Le aziende proseguono sempre sulla strada della sostenibilità superando però l'approccio focalizzato su un singolo tipo di intervento per adottare piani più ampi e integrati, che includono ad esempio azioni di tutela e ripristino degli ecosistemi - ha commentato Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2 - La domanda che ci viene posta dalle imprese non è più soltanto quanti alberi piantiamo? ma come possiamo creare valore per il territorio? Così si moltiplicano progetti di rigenerazione ambientale e di promozione della biodiversità che, pur riducendo il numero di alberi messi a dimora, hanno un altissimo valore ecologico e sociale, confermando come questi siano i veri obiettivi guida delle azioni di Csr delle imprese”.
 
Benefici
L'analisi dell'Atlante va oltre il semplice conteggio degli alberi e traduce in valore economico i molteplici benefici - i cosiddetti servizi ecosistemici - generati dalle nuove infrastrutture verdi. Tra i più rilevanti la mitigazione di eventi meteorologici estremi e la regolazione della qualità dell'aria e del suolo il cui valore è stimato in 2.202,9 euro per ettaro all'anno. Tra le voci di rilievo si considera anche il valore socio-culturale, che include l'impatto positivo sul turismo e le attività ricreative, stimato in 639,2 euro per ettaro all'anno. Altra componente importante è il valore di lascito, la garanzia, cioè, di consegnare alle generazioni future ecosistemi sani e ricchi di biodiversità, stimata in 2.342,5 euro per ettaro ogni anno. Tuttavia, la piena realizzazione del potenziale economico dei nuovi rimboschimenti dipende da un fattore critico: la capacità dei nuovi impianti di sopravvivere e prosperare.
 
Giovani virgulti
L'Atlante dedica un capitolo approfondito alle tecniche per ridurre i rischi di mortalità delle giovani piante. La situazione meteorologica, con la siccità e le ondate di calore, può essere un rischio per i nuovi progetti. Per evitare che un investimento si trasformi in uno spreco di risorse è necessario un approccio che va ben oltre la messa a dimora.
Questo percorso virtuoso, indica lo studio, va iniziato molto prima, con una pianificazione attenta che include l'analisi del suolo e del clima per scegliere le specie più adatte, prosegue con la preparazione del sito per favorire lo sviluppo delle piante e si conclude con un piano di manutenzione. Queste cure post impianto sono decisive e includono interventi come le irrigazioni di soccorso nei periodi di siccità o gli sfalci periodici per controllare le erbe infestanti. “La messa a dimora di alberi è un intervento strategico per un futuro più sostenibile a beneficio dei nostri territori, perché ogni singolo albero in più contribuisce a mitigare il riscaldamento globale, migliora la qualità dell'aria, tutela il suolo e rende le città più belle e vivibili - sostiene il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti -. Affinché i benefici che derivano dalle nuove alberature siano duraturi, c'è bisogno di un approccio lungimirante: non basta infatti piantare ma è fondamentale progettare, scegliendo le specie adatte al contesto e garantendo la loro manutenzione nel tempo. Solo in questa maniera la forestazione urbana può affermarsi come una vera infrastruttura verde, generando valore ambientale, sociale ed economico per le comunità. Per promuovere questa visione anche quest'anno Legambiente torna con la storica campagna Festa dell'Albero, in programma dal 21 al 23 novembre, con decine di iniziative in tutta Italia. L'obiettivo è quello di creare nuovi polmoni verdi nelle città”.

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