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Che tempo fa. Qui Europa. Copernicus: il 2025 è stato caldissimo ma un po’ meno

where Bruxelles (Belgio) when Lun, 19/01/2026 who roberto

Secondo il servizio meteo dell'Unione europea, il 2025 è stato soltanto di 0,13 °C più freddo del 2024, l'anno peggiore della serie storica. Nel complesso, le temperature globali dell'ultimo triennio sono state in media superiori di oltre 1,5 °C rispetto al livello preindustriale (1850-1900).

Il 2025 è stato il terzo anno copernicus.jpgpiù caldo mai registrato, solo lievemente (di 0,01 °C) più freddo del 2023 e di 0,13 °C più freddo del 2024, l'anno più caldo mai registrato. Lo ha reso noto Copernicus, il servizio meteo della Ue, secondo cui gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati. Le temperature globali dell'ultimo triennio (2023-2025) sono state in media superiori di oltre 1,5 °C rispetto al livello preindustriale (1850-1900). È la prima volta che un periodo di tre anni supera il limite di 1,5 °C.

 
Due ragioni principali
La temperatura dell'aria sulle aree terrestri globali è stata la seconda più calda, mentre l'Antartide ha registrato la temperatura annuale più calda mai rilevata e l'Artide la seconda più calda. Nel 2025, la temperatura dell'aria superficiale è stata di 1,47 °C superiore a quella del livello preindustriale, dopo i 1,60 °C del 2024.
Utilizzando diversi metodi, l'attuale livello di riscaldamento globale a lungo termine è stimato intorno a 1,4°C al di sopra del livello preindustriale. Sulla base dell'attuale tasso di riscaldamento, il limite di 1,5 °C fissato dall'accordo di Parigi per il riscaldamento globale a lungo termine potrebbe essere raggiunto entro la fine di questo decennio, oltre un decennio in anticipo rispetto a quanto previsto in base al tasso di riscaldamento al momento della firma dell'accordo.
Gli ultimi tre anni, dal 2023 al 2025, sono stati eccezionalmente caldi per due motivi principali. Il primo è l'accumulo di gas serra nell'atmosfera, dovuto alle continue emissioni e alla riduzione dell'assorbimento di anidride carbonica da parte dei pozzi naturali.
Il secondo è il raggiungimento di livelli eccezionalmente elevati della temperatura superficiale del mare in tutti gli oceani, associato al fenomeno El Niño e ad altri fattori di variabilità oceanica, amplificati dal riscaldamento globale.
Altri fattori includono i cambiamenti nella quantità di aerosol e nuvole basse e le variazioni nella circolazione atmosferica. Carlo Buontempo, direttore del servizio relativo al riscaldamento globale di Copernicus, ha commentato: "Il fatto che gli ultimi 11 anni siano stati i più caldi mai registrati fornisce una prova dell'inconfondibile tendenza verso un clima più caldo. Il mondo si sta rapidamente avvicinando al limite di temperatura a lungo termine fissato dall'accordo di Parigi. Siamo destinati a superarlo; la scelta che abbiamo ora è come gestire al meglio l'inevitabile superamento e le sue conseguenze sulle società e sui sistemi naturali".
 
La conferma da Pescara

Il 2025 si conferma tra gli anni più caldi mai registrati a livello globale, con concentrazioni record di CO2 e metano, secondo il professore ordinario di Fisica dell'Atmosfera e Climatologia dell'Università d'Annunzio di Chieti-Pescara, Piero Di Carlo.
Il 2024 era stato il primo anno a superare stabilmente la soglia di +1,5°C rispetto all'era preindustriale.
Nel 2025, osserva Di Carlo, l'aumento delle temperature globali non è stato mitigato nemmeno dalla Niña, fenomeno naturale che periodicamente raffredda l'atmosfera. "Questo indica che il riscaldamento globale ha ormai raggiunto un livello tale da sovrastare anche i meccanismi naturali di compensazione". Gli incrementi non sono uniformi: le aree polari e montane registrano aumenti più marcati rispetto alla media globale.
I record delle temperature sono accompagnati da nuovi massimi nelle concentrazioni dei gas serra. Secondo i dati Nasa citati dall'esperto, nel 2025 la concentrazione di anidride carbonica ha raggiunto le 430 parti per milione, contro le 317 ppm del 1958, anno di inizio delle osservazioni. Anche il metano ha toccato i 1.935 parti per miliardo, rispetto alle 1.638 ppb del 1984. "La crescita dei gas clima-alteranti è continua e non mostra segnali di rallentamento - afferma Di Carlo - e il sistema climatico sta rispondendo più rapidamente di quanto previsto dai modelli".

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