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Per tutti gli isotopi! L’inquinamento della Trisaia non è colpa di Eni ed Enea

where Matera when Lun, 09/02/2026 who roberto

Per i solventi clorurati e il cromo sotto alla piana di Rotondella (Matera) il Tar Basilicata “assolve” le attività dell’Eni e dell’Enea nel centro ricerche nucleari Itrec della Trisaia. I giudici ipotizzano che fra le cause della contaminazione potrebbero esserci le perforazioni alla ricerca di metano condotte mezzo secolo fa.

Il Tar Basilicata ha respinto ilimpiantoitrecrotondella.jpg coinvolgimento dell’Eni e dell’Enea nel procedimento sulla contaminazione della falda sotterranea da solventi e cromo esavalente nel sottosuolo dell’impianto di ricerca nucleare Itrec della Trisaia, a Rotondella (Matera). Secondo i giudici amministrativi, non ci sono elementi sufficienti per attribuire con certezza alle due organizzazioni una responsabilità diretta nell’inquinamento delle acque sotterranee. Forse la causa della contaminazione - sospetta il Tar - potrebbero invece essere le perforazioni condotte mezzo secolo fa nella zona per cercare giacimenti di metano. L’impianto Itrec si trova su una collina prospiciente la piana che arriva al mare, mare che anche nel 2025 ha conseguito la Bandiera Blu per la qualità delle spiagge.
 
Sotto l’impianto
L’impianto di ricerca nucleare dell’Enea è condiviso con diverse aziende e attività come la Sogin oppure, in passato, con l’Eni.
Dagli anni ’60 fino al primo referendum nucleare della fine degli anni ’80 la società Combustibili Nucleari (gruppo Eni) aveva preso in affitto l’edificio R1 dentro al centro ricerche atomiche dell’Enea in cui preparava il combustibile nucleare (pastiglie di uranio naturale metallico contenute in una camicia di lega di magnesio) per la centrale atomica di Latina, centrale realizzata dall’Eni prima della nazionalizzazione delle centrali elettriche del 1963 e poi ceduta all’Enel.
Spenta la centrale di Latina e scaduto il contratto d’affitto per il fabbricato dell’Itrec destinato alla preparazione del combustibile, gli impianti di preparazione del combustibile atomico sono stati smontati e rottamati. La Combustibili Nucleari è stata assorbita nell’Eni Rewind.
Nel sottosuolo dell’impianto e della piana sottostante erano state individuate contaminazioni di diversi solventi clorurati, come la trielina, e di biossido di cromo, il quale in passato veniva usato soprattutto per i nastri magnetici delle cassette audio di alta qualità.
Trovato l’inquinamento da solventi e cromo anche nella piana sottostante, l’Enea ha sempre escluso una responsabilità diretta nella contaminazione della falda e aveva avviato il risanamento dell’area in modo spontaneo e volontario. Un anno fa la Provincia di Matera aveva ritenuto che erano responsabili dell’inquinamento le attività dell’Eni e dell’Enea e aveva ordinato loro la decontaminazione. L’Enea e l’Eni avevano fatto ricorso al Tar contro l’ordinanza provinciale.
 
L’ordinanza della Provincia
Nel maggio scorso la Provincia di Matera aveva emanato un’ordinanza che aveva delineato il perimetro degli obblighi di bonifica dell’area sotto il sito nucleare dell’Itrec di Rotondella diffidando l’Enea (titolare del terreno) e la Combustibili Nucleari “per le pregresse attività industriali di produzione di barre di combustibile nucleare ad uranio naturale metallico destinate alla centrale elettronucleare Magnox di Latina, nel periodo compreso tra il 1969 e il 1988” e aveva addebitato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione in acque sotterranee interne al centro Enea degli analiti “trielina, 1,1-dicloroetilene, tetracloroetilene e cromo IV”.
All’Enea la Provincia di Matera ha attribuito una corresponsabilità “per le pregresse attività di smontaggio dell’impianto Magnox della Combustibili Nucleari nel periodo compreso tra il 10 ottobre e il 15 dicembre del 1988, condotte in aree limitrofe al fabbricato e ai piazzali tra tale fabbricato e il perimetro dell’impianto Itrec, sussistendo il nesso di causalità nell’utilizzo di trielina per lo sgrassaggio degli impianti smontati, temporaneamente abbancati in sito e il rilevato superamento delle Csc in acque sotterranee interne al centro Enea dei composti denominati Trielina, 1,1-Dicloroetiliene e Tetracloroetilene”.
Il provvedimento della Provincia era stato inviato anche a Sogin , Enea, Isin, Eni, ministero dell’Ambiente, Prefettura di Matera, presidente della Provincia di Matera, Regione Basilicata, Comune di Rotondella, Arpab, Asm.
I comitati nimby della zona si erano attivati. Per esempio Pasquale Stigliani, a capo dell’associazione Scanziamo le scorie: “La decisione della Provincia è un’importante novità rispetto alle responsabilità delle cause della contaminazione denunciata nel 2014, sulla quale bisogna arrivare fino in fondo ed intervenire con urgenza per rimuoverla. Le Istituzioni tutte si impegnino a rendere trasparente l’intera vicenda al fine di rassicurare la popolazione coinvolta. Diversamente il territorio corre il rischio di un inquinamento irreversibile con conseguenze insostenibili per la salute e l’economia locale”.
Enea ed Eni avevano fatto ricorso al Tar contro la Provincia.
 
La decisione
Il collegio presieduto da Stefania Santoleri ha deciso che il quadro probatorio non consente di stabilire un nesso certo tra le attività Enea ed Eni e la contaminazione. La presenza di sostanze inquinanti non viene negata, ma ne resta ancora incerta la provenienza.
I giudici hanno scritto che “l’individuazione della ricorrente quale corresponsabile dell’inquinamento risulta contraddistinta da contenuto meramente congetturale e ipotetico e sprovvista di adeguati riscontri probatori”. La sentenza dice che non può essere esclusa l’esistenza di cause alternative all’origine dell’inquinamento, elemento che ha pesato in modo determinante nella decisione finale. La Provincia di Matera può emanare un nuovo provvedimento, a patto che sia condotto – così affermano i magistrati – “lo svolgimento del previo contraddittorio procedimentale”.
Il Tar ha detto che bisogna indagare meglio per capire se l’inquinamento da solventi nella piana non possa essere dipeso dalle attività di prospezione condotte negli anni '70 per cercare giacimenti di metano.
 
Processo
Nel frattempo, il 19 febbraio nel tribunale di Matera comincerà un processo a carico di sei persone dell’Enea, della Sogin e dell’ufficio ambiente della Provincia di Matera cui è stato attribuito un reato di disastro ambientale perché, a parere dell’accusa, non sarebbero intervenuti contro l’inquinamento.

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itrec-rotondella