L’uomo e il mare. L’allarme del Wwf: “Mediterraneo troppo caldo”. Squali a rischio
L’associazione ambientalista lancia due moniti. Il primo riguarda il riscaldamento del mare: mari caldi, specie aliene, morie di massa. Le relazioni pericolose tra situazione meteorologica e riscaldamento del Mare Nostrum nell'articolo di Roberto Danovaro su Panda, il magazine del Wwf Italia. Ma c’è anche la strage di squali.
Gli allarmi del Wwf in difesa
dei mari. “Il riscaldamento globale è evidente e colpisce con onde di calore nel periodo estivo, quando le acque del Mediterraneo raggiungono temperature superiori a quelle tropicali, gli effetti sulla biodiversità marina e sul funzionamento degli ecosistemi diventano devastanti”. E l’allarme riguarda anche gli squali. Gli squali, insieme a razze e chimere (elasmobranchi), sono tra le specie più vulnerabili al mondo. A livello globale, la loro popolazione si è dimezzata negli ultimi 50 anni e oltre il 37% delle specie di squali e razze è minacciato di estinzione. Nel Mar Mediterraneo, la situazione è critica: è un hotspot per la biodiversità con 86 specie note di elasmobranchi, ma più della metà di queste è a rischio estinzione. Il motivo principale? La cattura accidentale nelle attività di pesca. Eppure, come avvisa il Wwf, questi predatori marini svolgono un ruolo cruciale nel mantenere l'equilibrio dell'ecosistema e del clima globale. In occasione della Giornata mondiale dello squalo è necessario diffondere informazione anche sui consumatori, che in molti casi non sanno che stanno per consumare carne di squalo.
Un approfondimento
Sul tema del riscaldamento delle acque, nella Giornata internazionale del Mediterraneo che è stata ricordata il giorno 8 luglio, il Wwf Italia ha rilanciato un articolo a firma di Roberto Danovaro, professore di biologia marina all'Università Politecnica delle Marche e presidente della Comunità scientifica del Wwf Italia, pubblicato sull'ultimo numero di Panda, rivista dell'associazione.
Il ruolo dei mari
Gli oceani sequestrano oltre il 40% dell'anidride carbonica (mitigando così il riscaldamento globale) e assorbono circa il 90% del calore dell'atmosfera (rinfrescando il pianeta). Queste funzioni si sommano ad altre fondamentali, come la produzione di cibo (quasi il 30% delle proteine totali), e ossigeno (circa il 50% di tutto quello disponibile). Ma tutti questi servizi dipendono dalla loro salute. Oggi però è evidente che mari e oceani si sono ammalati: si stanno acidificando e scaldando troppo velocemente, soprattutto il Mediterraneo, con effetti negativi sugli organismi marini e sugli ecosistemi.
Inacidito
L'assorbimento dell'anidride carbonica determina una diminuzione del pH delle acque marine poiché sciogliendosi in acqua forma acido carbonico: il problema è che il Mediterraneo è una delle regioni più sensibili con un pH diminuito in media fino a quasi 0,2 unità rispetto al secolo scorso e continua a diminuire a una velocità 3 volte più elevata rispetto alle aree oceaniche. Bassi valori del pH hanno effetti negativi sulla crescita, riproduzione e resistenza ai cambiamenti ambientali di molte specie marine. In particolare, ne soffrono gli organismi che producono scheletrici calcarei, come cozze, gorgonie, coralli, spugne e ricci di mare.
Il Mediterraneo copre meno dell'1% della superficie degli oceani globali e contiene lo 0,3% delle acque. È una sorta di enorme “pozza”, con una profondità media di circa 1,5 chilometri (contro i quasi 4 km dei grandi oceani). Dato che è poco profondo, le sue acque si riscaldano a tassi superiori rispetto a quelli di ogni altro mare.
"In questo «oceano in miniatura» - sottolinea Danovaro - possiamo osservare i cambiamenti come fossimo in un gigantesco laboratorio naturale. In questo modo possiamo capire e prevedere anche la risposta dei grandi oceani ai cambiamenti globali".
Le ondate di calore
Le onde di calore stanno cambiando i paesaggi sottomarini, stanno sconvolgendo gli equilibri naturali causando la mortalità massiccia e favorendo l'invasione di specie aliene.
Temperature troppo alte favoriscono la penetrazione di molte specie tropicali come microalghe, piante marine e pesci esotici che stanno entrando numerosi attraverso il Canale di Suez, dal Mar Rosso o dall'Atlantico. Essendo più a loro agio in acque più calde, si stanno diffondendo anche nel nord Mediterraneo. Molte specie del Nord-Mediterraneo, quelle del Golfo di Trieste o del Mar Ligure, preferiscono acque più fredde e sono messe in forte difficoltà dalle onde di calore estivo, quando le temperature possono raggiungere 30-30,5°C, valori non tollerati da molte specie anche costiere.
Gli squali
Ogni anno, circa 100 milioni di squali vengono uccisi per carne, pinne, olio di fegato e cartilagine. La carne, spesso considerata un prodotto secondario rispetto alle pinne, è al centro di un mercato in espansione e altamente interconnesso. Gli squali vengono commercializzati anche per la loro pelle, ma è la carne di squalo a essere presente nei mercati europei. Tra le specie più vendute troviamo squali in pericolo come verdesca (Prionace glauca), palombo (Mustelus mustelus), spinarolo (Squalus acanthias ) e smeriglio (Lamna nasus). In molti casi, questi prodotti arrivano in tavola senza che il consumatore ne sia cosciente.
Il commercio
L'Unione Europea è uno degli attori principali nel commercio globale della carne di squalo. Secondo uno studio pubblicato su Marine Policy insieme a Wwf, Spagna, Portogallo e Italia giocano un doppio ruolo: importatori e centri di redistribuzione. La Spagna, a esempio, importa da Africa, Asia e America Latina e riesporta verso l'Italia e il Brasile.
L'Italia è nella top 5 dei paesi importatori di carne di squalo, negli ultimi 7 anni di dati disponibili (2017-2023) abbiamo importato oltre 43mila tonnellate prevalentemente dalla Spagna, seguita dalla Francia.
Questa dinamica solleva forti contraddizioni: da un lato l’Ue si impegna nella conservazione marina (es. politica comune della pesca, regolamento “pinne naturalmente attaccate”), dall'altro i controlli sono pochi, la tracciabilità ed etichettatura sono carenti e le violazioni delle normative frequenti.
I consumatori
Un'altra indagine pubblicata su Marine Policy condotta su oltre 600 cittadini milanesi ha evidenziato una preoccupante inconsapevolezza:
il 64% dei partecipanti non sa che la carne di squalo è legalmente venduta in Italia.
Il 93% dichiara di non averla mai mangiata, ma quasi un terzo (28% ) ha consumato specie come palombo, verdesca o gattuccio senza sapere che fossero squali.
Il problema è anche culturale e comunicativo. Le etichette spesso riportano nomi comuni ambigui, che non aiutano il consumatore a identificare il prodotto. Infine, solo il 30% degli intervistati è consapevole dei rischi per la salute legati alla carne di squalo (accumulo di metalli pesanti e contaminanti).
Informazione
Per ridurre il consumo inconsapevole di carne di squalo, il Wwf invita i cittadini a leggere sempre l'etichetta dei prodotti ittici, familiarizzare con i nomi comuni delle specie di squalo (es. verdesca, gattuccio, palombo), evitare prodotti senza etichetta o con tracciabilità incompleta.
Le informazioni obbligatorie nell'etichetta sono:
1. Denominazione commerciale e nome scientifico
2. Zona Fao di cattura
3. Metodo di produzione
4. Tipo di attrezzo da pesca utilizzato
Controllare l'etichetta dei prodotti ittici è fondamentale non solo per evitare di acquistare pesce proveniente dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), ma anche per sapere con quale attrezzo è stato pescato (e preferire quelli meno impattanti), da dove proviene e per identificare con certezza la specie prodotta. In questo caso, niente squali!
L'appello del Wwf
In occasione della Giornata Mondiale dello squalo, il Wwf chiede ai cittadini di dire no al consumo di squali e razze, almeno finché non vengano messe in atto misure di gestione efficace per garantire una pesca più sostenibile delle specie commerciali e alle istituzioni di attivarsi quanto prima in questo senso, con un adeguato coinvolgimento dei pescatori e sulla base della ricerca scientifica.
In questo senso, sono essenziali formazioni a tappeto per pescatori e autorità deputate al controllo e commercianti per la corretta identificazione e commercializzazione delle specie di squali e razze.
Per proteggere gli squali servono conoscenza, trasparenza e responsabilità. Il Mediterraneo e l'intero pianeta non possono permettersi di perdere questi straordinari animali.
Per saperne di più: www.life-prometheus.eu


