L’uomo e il mare. In vigore da gennaio il Trattato sugli oceani
Raggiunte le 60 firme necessarie per poter applicare a tutto il pianeta il documento della Conferenza Onu di Nizza che protegge la biodiversità marina nelle acque internazionali: dal 2026 il trattato sull’alto mare sarà legalmente vincolante. Decisive le firme del Marocco e della Sierra Leone. Manca la sottoscrizione dell’Italia.
Il trattato Onu che protegge
le acque internazionali entrerà in vigore in gennaio e sarà legalmente vincolante. L’High Seas Treaty, il Trattato sull’Alto Mare, ha raggiunto i 60 Paesi che l’hanno ratificato, il numero minimo perché diventi legalmente vincolante. Il documento era stato approvato due anni fa dalle Nazioni Unite ma, per entrare in vigore, doveva essere ratificato da almeno sessanta Paesi. Molti Paesi avevano ratificato il trattato in giugno durante la Conferenza mondiale di Nizza sugli Oceani ma si era arrivati a 58 adesioni; la settimana passata il documento è stato ratificato anche da Marocco e Sierra Leone ed è scattato il numero minimo per renderlo applicabile. Manca ancora la ratifica del nostro Paese, che ha avviato l’iter di ratifica e si è più volte impegnato a completare il percorso di adozione.
Che cosa contiene
Il trattato riguarda in particolare la protezione della biodiversità marina nelle acque internazionali, cioè quelle acque oltre le 200 miglia dalla costa e che quindi si trovano fuori dalla giurisdizione dei singoli Paesi rivieraschi. Il trattato fornisce un quadro giuridico per istituire aree marine protette o applicare misure di conservazione in luoghi minacciati dalla pesca eccessiva e dall’estrazione mineraria dai fondali (il cosiddetto deep sea mining). Sono costituiti da acque internazionali circa i due terzi degli oceani e quasi la metà della superficie del globo.


