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Viva le zone umide. L’allarme del Wwf: a rischio il 40% delle aree italiane

where Roma when Lun, 02/02/2026 who roberto

Lunedì 2 febbraio è la Giornata mondiale delle zone umide. Nuovo allarme dell’associazione ecologista. Fiumi, laghi, paludi, torbiere e corsi d’acqua sono ecosistemi fondamentali per la conservazione della biodiversità, per la sicurezza alimentare e per mitigare il riscaldamento globale. La Nature Restoration Law europea.

Lunedì 2 febbraio ricorre la Giornatazoneumidewwf.jpg mondiale delle zone umide, protette dalla Convenzione internazionale di Ramsar, e per l’Italia ricorrono anche i 50 anni dalla ratifica nazionale di Ramsar. Le zone umide sono paludi, torbiere, lagune e corsi d’acqua: aree importantissime per l’ambiente e per l’economia, ma ancora, a causa delle attività umane, in grave declino. Il tema della giornata di quest'anno è "Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale". La Giornata mondiale del 2026 vuole sottolineare il ruolo senza tempo delle conoscenze tradizionali nel sostenere gli ecosistemi delle zone umide e preservare l'identità culturale.
 
Che cosa sono
La Convenzione di Ramsar definisce zone umide “le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri”.
 
Sono 61 in Italia
Le zone umide d’importanza internazionale inserite nell’elenco ufficiale di siti della Convenzione di Ramsar per l’Italia sono 61, distribuite in 15 regioni, per un totale di 78.385 ettari. Tra queste ci sono le lagune di Venezia, di Caorle e di Orbetello, il padule di Massaciuccoli, le valli di Comacchio e di Argenta, il delta del Po, i molti stagni costieri della Sardegna, le saline di Trapani, di Margherita di Savoia e di Cervia.
 
I dati del declino
Secondo i dati più recenti del ministero dell’Ambiente, in Italia sono 61 i siti Ramsar, 66 se si considerano anche quelli per cui è stato avviato il processo di riconoscimento, e 11 di questi si trovano in Oasi del Wwf. Si tratta solo di una frazione del complesso delle zone umide italiane, dato che molte zone umide di piccole e medie dimensioni non sono incluse nell’elenco Ramsar pur svolgendo un ruolo ecologico rilevante.
In Italia, secondo le analisi riportate, circa il 75% di quelle storicamente presenti è andato perduto, mentre quasi il 40% degli habitat di acqua dolce e salmastra versa in uno stato di conservazione “inadeguato”. Le criticità sono spesso legate ad alterazioni idriche, frammentazione degli habitat, antropizzazione del territorio e gestione idraulica non sostenibile. Il quadro è reso più allarmante dal declino delle specie: il 53% delle specie terrestri e delle acque interne tutelate dalla direttiva Habitat è in stato sfavorevole, con picchi critici per anfibi (38% delle specie italiane è minacciato), pesci d’acqua dolce (48% a rischio) e uccelli, dove oltre il 20% delle specie nidificanti nelle aree umide in Italia è minacciato.
Altre pressioni, come l’inquinamento diffuso, l’alterazione dei regimi idrici e la presenza di specie aliene invasive, contribuiscono alla progressiva perdita di funzionalità ecologica. Persistono, inoltre, minacce evitabili come il saturnismo, l’avvelenamento da piombo legato alla dispersione di munizioni nei territori di caccia.
 
Un ruolo strategico
Dal punto di vista ecologico, le zone umide, insieme alle barriere coralline e alle foreste tropicali, sono tra gli ecosistemi con maggiore biodiversità del pianeta: ospitano un’elevata ricchezza di specie sia vegetali che animali e sono habitat essenziali per molte specie di uccelli, soprattutto migratori. Queste sono aree chiave anche per la sicurezza alimentare, sostenendo attività come la pesca, l'itticoltura e la mitilicoltura. Inoltre, offrono importanti servizi svolgendo funzioni fondamentali di regolazione dei processi idrologici e climatici. Agiscono come sistemi naturali di mitigazione delle piene, riducendo il rischio di alluvioni, rallentando il deflusso delle acque e favorendo la ricarica delle falde acquifere. Le torbiere e zone umide costiere sono tra i principali serbatoi di carbonio, contribuendo in modo significativo alla mitigazione del riscaldamento globale.
 
L’allarme del Wwf
In occasione della Giornata mondiale delle zone umide il 2 febbraio, il Wwf lancia l’allarme sul loro stato di conservazione nel nostro Paese. Questa ricorrenza coincide anche con i 60 anni del Wwf Italia. Dice l’associazione che “la difesa delle zone umide è una costante della storia del Wwf Italia. L’associazione nasce nel 1966 grazie alla volontà di proteggere il Lago di Burano, un’area di straordinaria importanza naturalistica allora in pericolo. Da quel primo intervento, l’area è diventata la prima Oasi Wwf italiana, sito Ramsar e Riserva Naturale dello Stato, con oltre 500 specie vegetali e più di 300 specie di uccelli. Analogamente, la storia di Valle Averto, nel cuore della Laguna di Venezia, dimostra come la gestione di un’area possa evolvere da zona minacciata a modello di conservazione riconosciuto a livello europeo”.
Il Wwf Italia ha promosso la creazione di oltre 100 Oasi, molte delle quali ospitano o comprendono ambienti umidi di grande valore, fra cui 11 siti Ramsar.
 
La legge europea
È necessario proteggere gli ecosistemi delle acque interne, contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità e, dove possibile, promuoverne il ripristino, per garantirne vitalità e funzionalità e la produzione dei servizi ecosistemici che da essi derivano. In questo quadro, l’adozione della Nature Restoration Law dell’Unione Europea rappresenta un passaggio chiave e un’importante opportunità anche per gli ambienti d’acqua dolce. Conferma il Wwf Italia: “Questo testo introduce per la prima volta obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino ecologico, imponendo agli Stati membri di avviare interventi di recupero su una quota significativa di ecosistemi degradati entro il 2030, con traguardi progressivi al 2040 e 2050. Le zone umide, le torbiere, i fiumi e gli ecosistemi d’acqua dolce rientrano tra le priorità esplicite del regolamento”. A parere dell’associazione, la Restoration Law rappresenta un cambio di paradigma: “Dal solo obiettivo di tutela e gestione si passa a una logica di ripristino attivo, orientata al recupero delle funzioni ecologiche”.

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