L’Italia non ha recepito la direttiva efficienza della Ue
Mancata la scadenza dell’11 ottobre. Il provvedimento europeo è ambizioso: impone agli Stati membri un taglio del consumo finale di energia dell’11,7 % entro il 2030. Anche se il target italiano è già superiore alla media, ora rischiamo infrazioni.
L’Italia non ha rispettato la
scadenza dell’11 ottobre per recepire la Direttiva sull’efficienza energetica (Ue 2023/1791). Ora rischia procedure di infrazione da Bruxelles. Lo riporta il sito rinnovabili.it. La novità del provvedimento europeo è ambiziosa: imporre agli Stati membri un taglio del consumo finale di energia dell’11,7 % entro il 2030 rispetto agli scenari di riferimento europei. Per l’Unione, ciò si traduce in un limite vincolante: 763 Mtep di consumo finale massimo.
Fra le innovazioni più stringenti, la direttiva introduce obblighi specifici per l’amministrazione pubblica (riduzione dell’1,9 % annuo dei consumi rispetto al 2021; ristrutturazione del 3% degli edifici ogni anno), norme rigorose per i data center - con uso obbligatorio del calore di scarto - e la creazione di “sportelli unici” per assistere cittadini e imprese negli interventi di efficienza.
Sul fronte nazionale, l’Italia aveva fissato la ratifica nella legge di delegazione europea 2024 (numero 91/2025). Mentre per la direttiva sulle rinnovabili (Red III) è già stato approvato un decreto legislativo in prima lettura, la Eed è rimasta fuori dall’ultima tornata del Consiglio dei Ministri.
In ogni caso, l’Italia parte da una posizione non totalmente svantaggiata: il contributo nazionale attuale al risparmio di energia finale e primaria è già superiore agli standard minimi richiesti dall’Unione. Nel 2024, grazie agli incentivi (bonus edilizi, conti termici, certificati bianchi), il risparmio energetico è stato di 0,845 Mtep, per un cumulato dal 2021 pari a 4,5 Mtep, che rappresenta l’89,7 % dell’obiettivo intermedio italiano. Se il ritmo si mantiene costante, l’Italia potrebbe centrare l’obiettivo fissato da Bruxelles. Il ritardo in questo recepimento, però, riversa dubbi sul processo di transizione energetica. Nel frattempo, la Commissione europea potrebbe avviare procedure formali per inosservanza degli obblighi comunitari.

