Studio. Così il boom dell’aria condizionata danneggerà i più poveri
È stata battezzata “povertà di raffreddamento” e si traduce nel prezzo nascosto del rinfrescare un mondo caldo. Oggi solo il 28% delle famiglie possiede un condizionatore, ma si arriverà al 55% a metà secolo. L’Africa resterà sotto il 15%, aggravando i divari. L’allarme degli esperti di Ca’ Foscari e Cmcc.
L’uso crescente dei condizionatori
d’aria spingerà i consumi elettrici residenziali a livelli record, con gravi ricadute su clima e sistemi energetici, ma anche sulle disuguaglianze sociali. A lanciare l’allarme è una ricerca condotta da un team internazionale – tra cui Enrica De Cian e Giacomo Falchetta del Cmcc (Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici) e dell’Università Cà Foscari Venezia, Filippo Pavanello e altri esperti – pubblicata sulla rivista Journal of environmental economics and management. Lo studio, intitolato “The impact of air conditioning on resident electric consumption across world countries”, fornisce la prima valutazione empirica su scala globale dell’impatto del possesso di condizionatori d’aria sui consumi elettrici domestici, analizzando 25 Paesi che rappresentano il 62% della popolazione mondiale e il 73% dei consumi elettrici globali.
I dati
La ricerca stima che l’adozione dei climatizzatori aumenti in media del 36% i consumi elettrici delle abitazioni. Entro il 2050, la domanda globale per il raffrescamento domestico potrebbe toccare i 1.400 TWh/anno, generando fino a 956 milioni di tonnellate di CO2, emissioni paragonabili a quelle annue di Germania o Indonesia.
“La crescita dell’aria condizionata pone sfide ambientali ed economiche inedite, soprattutto per i Paesi più poveri”, spiega Giacomo Falchetta. La cosiddetta povertà da raffreddamento colpirà milioni di famiglie con redditi bassi: in alcune aree si spenderà fino all’8% del budget familiare solo per restare freschi, mentre nei Paesi ricchi la spesa resterà sotto il 2,5%. Attualmente solo il 28% delle famiglie nel mondo possiede un condizionatore, ma si prevede che questa quota salirà fino al 55% entro metà secolo. In Africa però resterà ferma sotto il 15%, aggravando i divari già esistenti.
I ricercatori avvertono anche dei possibili blackout legati al picco di domanda energetica. In India, per esempio, sarà necessario potenziare la capacità produttiva del 18-29%: un dato che evidenzia la necessità di pianificazione e investimenti in rinnovabili.
C’è però una leva utile: nelle zone con maggiore diffusione di fotovoltaico, i consumi per raffreddamento sono inferiori del 25%. “Le energie rinnovabili possono alleggerire l’impatto e rendere più equo l’accesso al comfort termico”, confermano gli autori dello studio.
La mostra
La soluzione, in definitiva, passa da politiche che promuovano tecnologie efficienti e un’urbanistica climatica. Perché il diritto al fresco, spiegano i ricercatori, non può trasformarsi in una nuova fonte di disuguaglianza e inquinamento.
A raccontare queste sfide è anche la mostra fotografica “The cooling solution”, all’Institut français di Milano fino al 22 luglio. Un viaggio visivo tra povertà energetica, architetture popolari e tecnologie avanzate in Brasile, India, Indonesia e Italia.

