Il bis. Troppo vento, con la tempesta Kristin la Spagna ha sfiorato un blackout
Le raffiche di vento hanno costretto a mettere in protezione molti impianti eolici, che sono stati fermati in emergenza. Per evitare il collasso della rete, l'operatore del sistema è dovuto intervenire con urgenza e soccorrere i grandi consumatori industriali.
Mentre la tempesta Kristin
sconvolgeva qualche settimana fa Spagna e soprattutto Portogallo, il sistema elettrico iberico complessivo ha sfiorato un nuovo pesante blackout, costato parecchio alle industrie nazionali anche a causa della perdurante assenza di flessibilità in casi di emergenza.
Il vento ferma l’eolico
Ironia della sorte, il principale colpevole è stato il vento stesso. A differenza di quanto pensano le persone inesperte, le raffiche violente non hanno fatto funzionare le turbine eoliche a piena capacità per fornire elettricità alle abitazioni, e al contrario hanno avuto l'effetto opposto: per motivi di sicurezza, diversi parchi eolici sono stati costretti a fermarsi e a mettere in posizione “a bandiera” le pale delle eliche. Ciò ha portato a un forte e improvviso calo della produzione di energia eolica, nel momento in cui anche le importazioni di elettricità dal Portogallo si sono esaurite.
Per evitare il collasso della rete, l'operatore del sistema dovette intervenire con urgenza e soccorrere i grandi consumatori industriali. Gli stabilimenti di cemento e acciaio sia in Spagna che in Portogallo sono stati chiusi per circa due ore.
I danni alla produzione
Questa misura d'emergenza ha fatto molti danni economici. Perdite di produzione, rischi negli impianti, interruzioni della catena di approvvigionamento e aumento dei costi di sistema sono state le conseguenze dirette. La mattina del 28 gennaio ha rappresentato così un esempio lampante di come la generazione dipendente da fonti naturali, unita a una flessibilità di sistema eccessivamente limitata, possa causare danni economici – anche in situazioni in cui, in apparenza, c'è "troppa" energia rinnovabile.

