Consumi & Batterie. Pichetto: sviluppare la capacità di accumulo. L’audizione
Lo ha detto il ministro dell’Ambiente in audizione in VIII Commissione del Senato: “Installata potenza complessiva di 14,4 GW tra pompaggi e impianti bess, strumenti di mercato hanno centrato obiettivo. Rilasciati 132 decreti autorizzativi, 451 procedimenti in istruttoria”. Il testo integrale dell’intervento di Pichetto.
“A fine dicembre 2025 risulta
installata una potenza complessiva di 14,4 GW di sistemi di accumulo, di cui 7 GW riguardanti pompaggi puri e misti; mentre 7,4 GW impianti bess stand alone o integrati negli impianti Fer. Dobbiamo sviluppare entro il 2030 altri 6 Gw di accumuli, per raggiungere l'obiettivo al 2030 di 122 gigawattora". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto, in audizione in Commissione Ambiente del Senato sui sistemi di accumulo di energia. "Le simulazioni di aiuto - ha aggiunto - hanno evidenziato che, in assenza di tali sistemi, vi è un elevato rischio di non poter dispacciare completamente la crescente produzione da fonti rinnovabili nelle ore di maggior produzione, con una overgeneration concentrata, in particolare, nelle aree meridionali e insulari del Paese, caratterizzate da una maggiore penetrazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili non programmabili, compromettendo il raggiungimento degli obiettivi nazionali".
Gli strumenti
Il ministro Pichetto ha citato i due principali strumenti attivi per approvvigionare le risorse di accumulo necessarie: il capacity market, “in grado di stimolare gli investimenti soprattutto nelle aree dove l’adeguatezza del sistema elettrico nazionale è più problematica” e il “Macse (Meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico), riservato esclusivamente agli accumuli e funzionale a stimolare gli investimenti al Sud e nelle isole maggiori”.
Gli strumenti di mercato e in particolare il Macse, ha osservato, “hanno centrato in pieno l’obiettivo favorendo una crescita notevole degli investimenti nel settore dei battery energy storage system (bess). La prima asta per le batterie – ha evidenziato il ministro – ha registrato un’ampia partecipazione, pari a circa quattro volte il volume offerto”.
“Complessivamente, il ministero dell’Ambiente – ha aggiunto Pichetto - ha rilasciato 132 decreti autorizzativi per altrettanti impianti, per una potenza complessiva di 11,2 gigawatt, con un picco registrato nel 2025, quando sono state rilasciate 69 autorizzazioni per una potenza complessiva di quasi 6,6 gigawatt”.
“L’obiettivo entro il 2030 è sviluppare circa 122 gigawattora di copertura”, ha aggiunto.
Il ministro ha inoltre citato l’impegno amministrativo svolto, a fronte di un “incremento esponenziale delle istanze di Autorizzazione Unica per la realizzazione di impianti”, che ha reso necessario “digitalizzare e informatizzare i procedimenti, con l’entrata in funzione del portale Permitting Bess”.
A seguire il testo dell’audizione:
Audizione del ministro Gilberto Pichetto sui sistemi di accumulo dell’energia.
Commissione Senato della Repubblica
Gentile presidente, onorevoli senatori,
vi ringrazio per questo importante momento di confronto su una tematica centrale nell’attività del mio Dicastero.
Il tema all’ordine del giorno, ovvero quello relativo ai sistemi di accumulo dell’energia, è di fondamentale rilevanza nel contesto degli obiettivi previsti dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) in materia di decarbonizzazione.
In questo mio intervento cercherò di illustrare il ruolo di tali sistemi nel contesto della transizione energetica e lo stato dell’arte del settore. Tenterò inoltre di evidenziare le attività poste in essere dal mio Dicastero al riguardo e i principali obiettivi e sfide previsti per lo sviluppo del settore.
1. Il Pniec e i sistemi di accumulo
Partirei, se condividete, dalla collocazione dei sistemi di accumulo nel contesto della transizione energetica.
Come noto, il Pniec è il documento di pianificazione che individua, ai sensi della normativa eurounitaria, gli obiettivi che ogni Stato membro si impegna a raggiungere entro il 2030 in materia di decarbonizzazione.
In particolare, sulla base della versione aggiornata del Piano al 2024 e dei successivi obiettivi fissati dal Fit for 55 e dal programma REpowerEU, il Paese è chiamato ad attuare una transizione energetica molto ambiziosa e innovativa, perseguendo gli obiettivi prefissati dall’Unione europea in ognuna delle cinque dimensioni identificate nel Piano: decarbonizzazione, efficienza, sicurezza energetica, sviluppo del mercato interno dell’energia, ricerca, innovazione e competitività.
In tale quadro, il ruolo delle energie rinnovabili, centrale a livello europeo, è di primaria importanza anche nella politica energetica nazionale, al punto che nel Pniec si prevede una notevole crescita di queste tecnologie, con un target al 2030 pari al 39% di copertura dei consumi energetici totali e del 63% di copertura della domanda elettrica tramite FER, il che si traduce in circa 70-80 GW di nuove installazioni, costituite prevalentemente da impianti eolici e fotovoltaici.
Una crescita così importante del numero di nuovi impianti connessi alla rete elettrica nazionale pone problemi di varia natura, dovuti principalmente alla natura non programmabile e intermittente dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. È indispensabile, in primo luogo, prevedere lo sviluppo di un’adeguata capacità di accumulo.
Le simulazioni di aiuto hanno evidenziato che, in assenza di tali sistemi, vi è un elevato rischio di non poter dispacciare completamente la crescente produzione da fonti rinnovabili nelle ore di maggior produzione (con una overgeneration concentrata, in particolare, nelle aree meridionali e insulari del Paese, caratterizzate da una maggiore penetrazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili non programmabili), compromettendo il raggiungimento degli obiettivi nazionali.
In base ai dati forniti dal gestore del sistema elettrico Terna, al 31 dicembre 2025 risulta installata una potenza complessiva di 14,4 GW di sistemi di accumulo, di cui 7 GW riguardanti pompaggi puri e misti; mentre 7,4 GW impianti bess stand alone o integrati negli impianti FER.
In linea con quanto previsto dal Pniec, l’obiettivo entro il 2030 è quello di sviluppare circa 50 GWh (6-8 GW) di nuova capacità di accumulo elettrico utility scale.
Tale contributo si inserisce nel fabbisogno complessivo di accumulo del sistema elettrico nazionale che, secondo gli scenari Terna 2024, ammonta a 122 GWh al 2030, con una prevalenza di accumuli utility scale nel Sud e nelle Isole.
I sistemi di accumulo, grazie alle loro caratteristiche tecniche, possono offrire un contributo fondamentale alla flessibilità del sistema e in particolare per:
• la gestione dei periodi di generazione rinnovabile in eccesso, in particolare da fotovoltaico nelle ore centrali del giorno, in cui la produzione eccede il fabbisogno e deve essere accumulata per evitarne il mancato dispacciamento;
• la gestione dei periodi di rapido calo dell’apporto delle rinnovabili, in particolare nelle prime ore serali, nelle quali viene meno l’apporto del fotovoltaico;
• la gestione delle congestioni di rete tra le zone e all’interno delle zone;
• la regolazione di frequenza e tensione della rete elettrica;
• la mitigazione dell’impatto di eventi rilevanti che possono interessare il sistema elettrico;
• l’adeguatezza del sistema.
Consentitemi ora di fare un breve passaggio sugli interventi previsti nel settore degli accumuli al fine del raggiungimento degli obiettivi poc’anzi esposti.
Dal 2021 sono stati implementati nei mercati energetici nazionali dei meccanismi concorrenziali, funzionali ad approvvigionare le risorse di accumulo necessarie. Senza entrare troppo nei tecnicismi regolatori, vale la pena citare i due principali strumenti:
1) il capacity Market: non riservato solo alle batterie e pensato per garantire l’adeguatezza del sistema elettrico nazionale e in grado di stimolare gli investimenti soprattutto nelle aree dove tale adeguatezza è più problematica (Nord e Centro-Nord);
2) il Macse (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico): predisposto successivamente al capacity market e riservato esclusivamente agli accumuli, funzionale a stimolare gli investimenti al Sud e sulle isole maggiori, con l’obiettivo di contenere il taglio della generazione FER e ottimizzare i flussi energetici in piena sicurezza.
Gli strumenti di mercato descritti, in particolare il Macse, hanno centrato in pieno il loro obiettivo favorendo una crescita notevole degli investimenti nel settore dei bess (battery energy storage systems) in Italia.
Ciò si è tradotto, per la pubblica amministrazione, in un incremento graduale – che nel 2024 è divenuto esponenziale – delle istanze di autorizzazione unica per la realizzazione di impianti di questa tipologia. È stato necessario intervenire rapidamente nella normativa autorizzativa, da ultimo revisionata nell’ambito del Testo unico sulle rinnovabili, che ha ridisegnato i regimi autorizzativi degli impianti di produzione da fonte rinnovabile e degli accumuli.
Il numero elevatissimo di iniziative ha tuttavia comportato anche la necessità di digitalizzare e informatizzare i procedimenti amministrativi, per cui dal 2 dicembre 2024 è entrato in funzione il Portale digitale “Permitting bess” per la presentazione delle istanze e la gestione telematica del procedimento di autorizzazione unica dei medesimi impianti. Da quella data tutte le istanze di autorizzazione degli impianti bess sono gestite tramite il suddetto portale, accessibile dal sito istituzionale del ministero dell’Ambiente, al quale accedono le pubbliche amministrazioni, gli enti e gli operatori.
La grande crescita di interesse verso i bess, anche grazie ai meccanismi di mercato introdotti per la selezione dei contingenti necessari e per la remunerazione degli investimenti, ha comportato, come si diceva, un incremento notevolissimo del carico di lavoro delle strutture ministeriali, che hanno risposto con grande impegno e capacità operativa, riuscendo a rilasciare un numero di autorizzazioni molto importante, superiore peraltro ai fabbisogni stimati da Terna, e in grado di assicurare la giusta concorrenza sui mercati. Complessivamente il ministero dell’Ambiente ha rilasciato 132 decreti autorizzativi per altrettanti impianti, per una potenza complessiva di 11,2 GW, con un picco registrato nel 2025, quando sono state rilasciate 69 autorizzazioni, per una potenza complessiva di quasi 6,6 GW.
Ricordando gli obiettivi fissati al 2030 è possibile affermare che l’azione dell’amministrazione è stata concreta ed efficace. Il rafforzamento progressivo dei processi autorizzativi assicurato dalle strutture competenti costituisce una base solida per mantenere il Paese su una traiettoria credibile verso il conseguimento degli obiettivi futuri (anche quelli al 2050) entro le tempistiche previste.
Con riferimento ai procedimenti aperti sono presenti nel portale 379 procedimenti aperti, di cui 292 con conferenza di servizi in corso, per una potenza complessiva di 59,3 GW. A questi si aggiungono anche i procedimenti avviati, secondo le modalità previgenti, per cui era prevista l’interlocuzione tramite PEC, che ammontano a 73, per una potenza complessiva di 6,7 GW. Complessivamente sono in istruttoria 451 procedimenti per una potenza complessiva di 66 GW. Una mole di procedure che sta richiedendo un presidio costante e il continuo consolidamento delle capacità organizzative e degli strumenti di gestione, al fine di garantire tempi certi, qualità e un coordinamento efficace con tutti i soggetti coinvolti. Tale attività viene assicurata con elevato impegno e professionalità da parte delle strutture operative del ministero.
I mercati dell’energia elettrica, di per sé, non sono nelle condizioni di assicurare remunerazioni stabili per promuovere investimenti in sistemi di accumulo secondo le tempistiche e le esigenze di localizzazione compatibili con lo sviluppo atteso della generazione da fonti rinnovabili.
Su questi presupposti, con il D.Lgs. n. 210 del 2021 è stato introdotto nel disegno di mercato elettrico italiano il già citato nuovo meccanismo di approvvigionamento a termine di nuova capacità di accumulo elettrico utility scale ossia il c.d. Macse, con particolare attenzione all’esigenza di ridurre il rischio di overgeneration e di dare maggiore flessibilità al sistema. Preciso che l’attuazione di questa misura, insieme ad altre misure di semplificazione autorizzativa per le FER, rientra tra gli elementi costitutivi di una milestone del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (M2C2-6) rendicontata a dicembre 2024 e valutata positivamente dalla Commissione europea nell’ambito della settima rata Pnrr.
C’è da dire che l’esigenza di strumenti per promuovere la flessibilità, anche attraverso lo sviluppo della capacità di accumulo funzionale alle esigenze di decarbonizzazione del sistema, è stata da ultimo riconosciuta anche in sede europea con l’adozione del nuovo regolamento sul market design.
Dopo una lunga interlocuzione con la Commissione europea, nel dicembre 2023 il Macse, delineato sulla base dei criteri e delle condizioni stabilite dall’Arera, è stato considerato compatibile con le norme sugli aiuti di Stato.
In particolare, il nuovo sistema di approvvigionamento, basato su aste periodiche svolte da Terna, prevede che:
a) Terna predisponga e sottoponga all’Arera uno studio, aggiornato con cadenza almeno biennale, che analizzi le tecnologie di accumulo elettrico disponibili, con particolare riguardo alle loro caratteristiche prestazionali, potenziale di sviluppo e criticità, costi di investimento, tempistiche di realizzazione e vita utile, individuando quelle di riferimento in termini di sufficiente maturità tecnica e commerciale;
b) Terna, sulla base di una progressione temporale del fabbisogno e di contingenti di approvvigionamento per ciascuna asta, soggetti all’approvazione del ministero dell’Ambiente, svolga aste periodiche per l’aggiudicazione di contratti pluriennali per lo sviluppo di nuova capacità di accumulo elettrico;
c) Terna individui prima delle aste i requisiti prestazionali (durata dell’accumulo, rendimento, numero dei cicli annui, degrado annuo, ecc.) cui si ricollegano le esigenze di sistema alla base del fabbisogno;
d) i valori massimi dei premi offerti dagli operatori partecipanti alle aste siano definiti dall’Arera, tenendo conto che il premio annuo massimo applicato nella seconda asta (pompaggi idroelettrici) sia pari al premio marginale della prima asta (batterie);
e) la nuova capacità di accumulo contrattualizzata sia allocata agli operatori di mercato e da questi utilizzata nei mercati a pronti dell’energia elettrica attraverso contratti di time shifting, negoziati attraverso una piattaforma organizzata e gestita dal GME; le opzioni di utilizzo della capacità di accumulo contenute nei suddetti contratti consentiranno agli operatori di accumulare l’energia nelle ore di eccesso di produzione per poi renderla nuovamente disponibile vendendola sui mercati nelle ore in cui c’è più carenza di offerta. La capacità non allocata per l’utilizzo sui mercati dell’energia è infine offerta dal titolare degli impianti sui mercati dei servizi ancillari e di bilanciamento.
Lo studio sulle tecnologie di accumulo realizzato da Terna ha individuato come tecnologie di riferimento, caratterizzate da un sufficiente grado di maturità tecnologica e commerciale, le batterie a ioni di litio e i pompaggi idroelettrici. Tale studio è aggiornato ogni due anni per tener conto dell’evoluzione tecnologica del settore in funzione delle esigenze del sistema.
A tal riguardo, in linea con quanto stabilito dai criteri dell’Arera – considerato che le due tecnologie di riferimento individuate dallo studio sopraccitato si differenziano in modo significativo in termini di durata del periodo di pianificazione dei nuovi impianti e durata del periodo di consegna – il meccanismo prevede lo svolgimento di aste separate per l’aggiudicazione dei contratti, effettuando dapprima l’asta che aggiudica i contratti riferiti alle batterie al litio e, successivamente, l’asta rivolta ai pompaggi idroelettrici.
Lo svolgimento di aste separate si rende necessaria anche considerato che dalle analisi svolte da Terna emergono strutture di costo molto diverse tra pompaggi idroelettrici e batterie e, soprattutto, che le due tecnologie, seppur in grado di fornire i medesimi servizi al sistema, presentano alcune sostanziali differenze, non ultima la capacità delle prime di rispondere, nell’ottica di una crescente penetrazione del vettore elettrico, alle esigenze di accumulo su base settimanale/mensile/stagionale.
A questo punto vorrei fornirvi alcuni dati relativi alla prima asta e delineare quelli che saranno i prossimi passaggi.
Nel 2024 è stata approvata la disciplina predisposta da Terna ai fini dello svolgimento della prima asta dedicata alle batterie, disponendo che con successivo aggiornamento della disciplina si procedesse a definire le modalità di partecipazione dei pompaggi idroelettrici.
Nel settembre 2025 Terna ha svolto la prima asta per l’approvvigionamento di 10 GWh di capacità di accumulo elettrico attraverso batterie agli ioni di litio, da rendere disponibile a partire dal 2028 attraverso contratti a termine di durata quindicennale.
La prima asta ha registrato un’ampia partecipazione, pari a circa 4 volte il volume offerto, che ha determinato una significativa pressione concorrenziale, con un premio marginale molto inferiore alle aspettative, compreso tra 14.300 €/MWh e 18.800 €/MWh a seconda della zona di consegna, a fronte di un premio massimo definito dall’Arera di 37.000€/MWh. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale della nuova capacità approvvigionata, il Sud e la Sicilia ospiteranno 7,5 GWh di capacità, il centro Sud 2 GWh e la Sardegna 500 MWh.
Secondo le stime più accreditate nel 2040 sarà necessaria una capacità di accumulo di 135 GWh che arriverà a 200 nel 2050: tali risorse saranno indispensabili in un’ottica di crescita del vettore elettrico nella quota dei consumi finali e della quota FER nel mix di generazione, ma lo saranno anche laddove il Paese riuscirà a introdurre nuovamente l’energia nucleare, dato che le esigenze di flessibilità e modulazione dei flussi energetici saranno comunque molto importanti.
Alla luce di queste considerazioni, risulta indispensabile continuare a investire nei bess come sistema-Paese, assegnando le risorse necessarie al governo dei processi autorizzativi, proseguendo con la stimolazione degli investimenti, potenziando le filiere europee e italiane rispetto alle filiere extra-UE, garantendo la neutralità tecnologica, rafforzando e diffondendo le migliori pratiche nel settore.


