Così l’indagine Arera accusa le aziende elettriche di aver gonfiato le bollette
L’authority sospetta che le aziende elettriche abbiano trattenuto una quota di produzione nel 2023 e 2024 in modo tale da tenere più alto il prezzo. La replica di Elettricità Futura: un documento incompleto e strumentalizzabile perché si fonda su “condizioni operative degli impianti a gas ormai da anni superate dal mutato contesto del settore energetico”.
I produttori di energia elettrica
hanno fatto in modo di far crescere artificiosamente le bollette degli italiani? Lo sospetta un’indagine dell’Arera, le cui conclusioni sono state rese note nei giorni scorsi (in verità senza troppo clamore), secondo cui le aziende del settore energetiche avrebbero trattenuto una quota di energia nel biennio 2023-2024 anziché venderla, così da tenere più alto il prezzo. Questo meccanismo, secondo alcune stime, avrebbe gonfiato le bollette di famiglie e imprese italiane. L’indagine di Arera riguarda tre tipologie di centrali: impianti eolici, impianti solari e a ciclo combinato con gas.
L'ipotesi
L’Arera ha scoperto sistematici “trattenimenti di capacità” da parte delle centrali elettriche. Avrebbero presentato offerte di energia sul mercato per una capacità di produzione di elettricità inferiore a quella reale dell’impianto e, chiamate a produrre (secondo l’ordine di vendita), hanno prodotto meno energia di quella che avrebbero potuto, a un prezzo tendenzialmente superiore, trainato al rialzo dalla scarsità di offerta. I risultati dell’indagine dell’Arera – firmata dal presidente uscente, Stefano Besseghini – sono stati anticipati dal Fatto Quotidiano. Intorno alla metà di giugno, il giornale diretto da Marco Travaglio aveva anche fatto richiesta di accesso agli atti per poter visionare il documento, ma senza successo. Poco più tardi, l’indagine è stata pubblicata, senza un comunicato da parte dell’Arera.
La stima degli extra costi per gli utenti
Le centrali a gas avrebbero applicato rincari medi di 106 euro al Megawattora (MWh) nel 2023 e 74 euro/MWh nel 2024, rispetto ai costi di produzione “standard” stimati dall’autorità. “Un rincaro rispettivamente dell’84% e del 69% rispetto ai costi che avrebbero dovuto essere il riferimento in un mercato in concorrenza vera. L’aspetto impressionante - scrive il Fatto - è che il fenomeno si sarebbe verificato nel 54% delle ore solari di funzionamento del mercato nel 2023 e addirittura nel 58,6% delle ore nel 2024″. L’impatto sul Pun (il prezzo unico nazionale dell’elettricità) sarebbe stato di 9,3 euro/MWh nel 2023 e di 8,5 nel 2024, con punte di 11,8 euro/MWh in Sicilia. Le quantità di energia “trattenute” dalle centrali a gas sarebbero addirittura cresciute tra il 2023 e il 2024 (da 54 a 61 Terawattora). Anche gli impianti eolici e solari hanno mostrato comportamenti anomali, che addirittura hanno riguardato il 100% delle ore per i primi e il 60-77% per i secondi, contribuendo a maggiorazioni del Pun di 5-9 € /MWh nel 2023 e poco meno di 1 nel 2024. Secondo il calcolo del Fatto quotidiano, arrivano a circa 5,3 miliardi di euro gli extra-costi per gli utenti nel biennio. “O, se vogliamo, di extra-ricavi illeciti per i produttori”.
La replica di Elettricità Futura
Immediata la replica di Elettricità Futura. Secondo l’associazione, l’Arera ha pubblicato “un documento definito incompleto dall’Autorità stessa e facilmente strumentalizzabile perché si fonda su un metodo che sottostima pesantemente i reali costi di produzione”.
Il rapporto Arera sul mercato elettrico italiano “non ha evidenziato alcun comportamento illecito da parte delle società produttrici e anzi lo stesso documento esplicita la necessità di affinare caso per caso le ipotesi adottate e riconosce che, allo stato attuale, non è possibile attribuire una connotazione abusiva ai comportamenti osservati”. Con queste parole inizia una nota di Elettricità Futura, principale associazione del settore elettrico che rappresenta oltre il 70% del mercato tricolore.
Il documento pubblicato da Arera si fonda su “condizioni operative degli impianti a gas del tutto teoriche e ormai da anni superate dal mutato contesto del settore energetico. Un metodo che sottostima pesantemente i reali costi di produzione, partendo da valori ben inferiori a quelli effettivi”. Già, segnala Elettricità Futura, “gli impianti lavorano in perdita, non riuscendo a coprire con le offerte sul mercato nemmeno quanto speso per sicurezza e personale, e restano operativi perché necessari a salvaguardare il sistema e ridurre i rischi di eventi estremi, come il blackout che ha colpito la Spagna poche settimane fa”.
Allo stesso tempo, continua l’associazione membro di Confindustria, il rapporto sembra “sottintendere l’obbligo per gli impianti a gas di presentare offerte sottocosto, in contrasto con i principi fondamentali del mercato e mettendo a rischio la sicurezza del sistema energetico italiano, in un momento già particolarmente critico a causa delle tensioni geopolitiche”.
Il documento completo lo trovi qui


