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Nimby balcanico. La Bosnia: mettete più lontane le scorie di Croazia e Slovenia

where Zagabria (Croazia) when Mar, 29/07/2025 who roberto

Nonostante l’opposizione di comitati e autorità, si avvicina l’apertura del deposito da realizzare all’interno di un ex caserma a Trgovska Gora nel comune di Dvor in territorio croato ma al confine in territorio bosniaco. Le prime ricerche per il sito alla fine della guerra nei Balcani. L’impianto non ha uno studio di impatto ambientale.

Dopo il nimby, ora si potrebbenuclear-waste.jpg introdurre un neologismo: il nimbič. I rifiuti radioattivi provenienti da Croazia e dalla Slovenia prodotti dalla centrale nucleare slovena di Krško dovrebbero presto essere piazzati in un deposito a pochi chilometri dalla Bosnia Erzegovina e questo non piace ai comitati locali, ma anche alle autorità e di recente anche al governo di Sarajevo. Le tensioni sono aumentate anche perché si sta avvicinando il momento per l’apertura effettiva del deposito con il combustibile esaurito da realizzare all’interno dell’ex caserma Čerkezovac a Trgovska Gora che si trova nel comune di Dvor, in territorio croato ma praticamente al confine con la Bosnia e, oltre tutto sorgerebbe nelle immediate vicinanze di un parco naturale e di un’area protetta della rete Natura 2000.
La storia – raccontata da BalcaniCaucaso.org - va avanti da anni e potrebbe giungere presto a compimento nonostante manchi – a parere dei comitati locali - quello che appare un documento fondamentale: ovvero l’adozione da parte di Zagabria dello studio di impatto ambientale che confermi l’adeguatezza del sito scelto a ospitare il nuovo centro. Il sito di Trgovska Gora nel comune di Dvor è stato inserito nella strategia per lo smaltimento dei rifiuti della Repubblica di Croazia nel 2014. La strategia si basa su un piano territoriale, approvato dal parlamento croato nel 1999 nel primo dopoguerra e in un'altra era storica.
 
Le proteste
I primi a reagire sono stati i comuni di là dal confine, in Bosnia Erzegovina, che si sono ufficialmente opposti alla decisione del parlamento croato di portare avanti il progetto, poi anche i comuni croati di Dvorna Uni e Petrinja. Le prime manifestazioni si sono svolte nel settembre 2019 nel comune di Novi Grad, situato a soli 3,7 chilometri in linea d’aria dal luogo previsto per il deposito, ovvero dall’ex caserma di Čerkezovac. Lo stesso governo centrale bosniaco, seppure un po’ in ritardo, si è fatto sentire ma solo alla fine di giugno di quest’anno ha inviato una nota di protesta ufficiale alla Croazia.
Il tanto atteso ricorso al segretariato della convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero (nota anche come convenzione di Espoo ) non è ancora stato presentato. Ora però sembrano tutti d’accordo, governo e opposizione. I parlamenti di entrambe le entità della Bosnia hanno adottato una risoluzione che sul fatto che la costruzione del deposito nucleare possa mettere a repentaglio la vita e la salute di oltre 250mila abitanti dei tredici comuni del bacino del fiume Una, chiedendo di abbandonare definitivamente il progetto.
Se la Croazia dovesse insistere sull’idea di raccogliere i rifiuti radioattivi a Trgovska Gora, la Bosnia Erzegovina, come annunciato, potrebbe richiedere un arbitrato internazionale.
 
La ricerca di un sito
La ricerca di un luogo adatto a ospitare un deposito di rifiuti radioattivi della centrale nucleare di Krško – gestita in comproprietà tra Slovenia e Croazia – fu ufficialmente avviata nel 1988.
Un comitato intergovernativo si impegnò per trovare una soluzione a lungo termine al problema dello stoccaggio dei rifiuti a bassa e media radioattività, secondo le modalità prescritte dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, rispettando rigorose norme scientifiche e principi di trasparenza e interesse pubblico.
Dopo un’ampia indagine condotta alla fine degli anni ‘90, gli esperti croati individuarono trentaquattro siti per un eventuale deposito dei rifiuti in sette aree del territorio nazionale, con particolare attenzione a quattro località: Trgovska Gora, Moslavačka Gora, Psunj e Papuk.
Tuttavia, dopo diverse discussioni e modifiche presentate da alcuni deputati, nel 1999 il parlamento croato adottò un piano territoriale individuando la località di Trgovska Gora come l’unico sito adatto a ospitare il deposito.
Così la delicata questione della gestione dei rifiuti radioattivi da un ambito prettamente scientifico passò a quello politico, suscitando perplessità sulla scelta definitiva del sito, al confine con la Bosnia Erzegovina.
Nei primi anni Duemila, Zagabria e Lubiana firmarono un accordo sulla centrale nucleare di Krško, confermando quanto concordato nel 1988 e stabilendo alcune scadenze. Nello specifico, era previsto che entrambi i paesi smaltissero la quota di rifiuti entro il 2025.
Poi nel 2014, la Croazia approvò la nuova Strategia per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, delle sorgenti utilizzate e del combustibile nucleare esaurito, proponendo una sola area – la Trgovska Gora – per lo smaltimento dei rifiuti. Con gli ultimi tentativi, forse tardivi, di evitarne l’apertura.

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