Sardegna. Arriva il metano e a Portovesme nasce una centrale a ciclo combinato
Secondo l'associazione Italia Nostra il riavvio dell’impianto "andrebbe ad aggravare un contesto ambientale e sanitario fortemente degradato".
La Sardegna era rimasta isolata
dalla disponibilità di metano finché non sono stati costruiti rigassificatori sulle sue coste. E con l’arrivo del metano anche in Sardegna possono sorgere centrali a ciclo combinato a gas, più efficienti delle vecchie centrali a carbone che oggi alimentano l’isola.
Il no di Italia Nostra
A Italia Nostra Sardegna non piace il nuovo progetto della società Eurallumina che prevede di realizzare una centrale termoelettrica a gas che dovrebbe essere alimentata dalla rete nazionale di trasporto gas naturale. “Il riavvio dell’impianto – scrive l’associazione - andrebbe ad aggravare un contesto ambientale e sanitario fortemente degradato”. Per questo motivo ha presentato alcune osservazioni nell’ambito della procedura di provvedimento autorizzatorio unico regionale chiesta per il riavvio della raffineria di allumina di Portovesme.
Il rapporto del 2006
“Si tratta – leggiamo su Cagliaripad.it – dell’ennesima richiesta presentata dalla società. Secondo quanto riportato dall’associazione, “già nel 2006 il Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti nelle aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna, coordinato da Annibale Biggeri ha avuto modo di verificare come le patologie riscontrate nella zona di Portoscuso siano attribuibili all’inquinamento derivante dalle emissioni inquinanti delle industrie di Portovesme. Risultati confermati nel 2008 dalle indagini del Dipartimento Sanità pubblica, Medicina del lavoro, dell’Università di Cagliari che evidenziarono la sussistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a 10 μg/dl”.
La questione falde
Altro capitolo riguarda l’autorizzazione “all’ampliamento della discarica dei fanghi rossi, probabilmente la più estesa della Sardegna e tra le più inquinanti per quanto riguarda le ricadute sulle falde acquifere”. Nella nota, l’associazione spiega che l’ampliamento produrrà “un’immensa discarica che supererà i 50 milioni di tonnellate di fanghi e che continuerà a rilasciare sul suolo e sulle falde i veleni che contiene”.
Nelle sue osservazioni Italia Nostra Sardegna evidenzia “l’anomalia sulla conformazione costiera derivante dall’innalzamento della nuova collina artificiale del deposito dei fanghi rossi e il palese contrasto con i principi che regolano la definizione degli impatti sul patrimonio culturale e il paesaggio nel procedimento di via. Tra l’altro la costruzione di nuovi impianti termoelettrici a combustibili fossili contrasta con le politiche europee in materia di lotta al riscaldamento globale e con lo stesso Piano energetico della regione Sardegna”.


