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Per tutti gli isotopi! Audizioni di Enea, Free, Kyoto Club e 100% Rinnovabili

where Roma when Mar, 17/02/2026 who roberto

La presidente di Enea Francesca Mariotti si è detta favorevole alle norme sull’avvio del programma nucleare, mentre le organizzazioni a sostegno delle rinnovabili sono contrarie all’uso dell’energia atomica.

Le commissioni congiunte ambientecommissione-ambiente.jpg e attività produttive della Camera hanno proseguito le audizioni degli addetti ai lavori e delle organizzazioni ecologiste nell’ambito dell’esame dei progetti di legge in materia di energia nucleare sostenibile. Tra i molti, sono intervenuti la presidente dell’Enea Francesca Mariotti, che si è detta favorevole al progetto nucleare, mentre le organizzazioni a sostegno delle fonti rinnovabili - Kyoto Club e 100% Rinnovabili Network - al contrario hanno manifestato contrarierà alla produzione di energia atomica in Italia.
Ecco alcune delle considerazioni espresse.
 
L’audizione di Enea
“Enea accoglie con favore sia il disegno di legge che pone le basi concrete per l’avvio di un programma nucleare italiano, in linea con i più alti standard internazionali e con le politiche energetiche dell’Unione europea, sia la proposta di legge che disciplina l’adozione di linee di azione nazionali per lo sviluppo di nuove tecnologie nucleari, coerentemente con gli obiettivi proposti dall’ultimo Pniec”. Lo ha detto la presidente dell’Enea Francesca Mariotti nel corso dell’audizione davanti alle commissioni congiunte ambiente e attività produttive della Camera, nell’ambito dell’esame dei progetti di legge in materia di energia nucleare sostenibile.
Mariotti ha sottolineato in particolare come Enea condivida i principi fondamentali contenuti nelle norme proposte, quali la neutralità tecnologica e la necessità di un mix energetico equilibrato, con conseguente riduzione decisa del ricorso alle fonti fossili.
“Affinché l’avvio del programma nucleare abbia successo – ha aggiunto – va affrontata con urgenza l’istituzione dell’Autorità di Sicurezza nucleare e l’individuazione di una Technical Support Organization. Inoltre, bisogna realizzare una campagna di informazione capillare per la popolazione, investire nella formazione di addetti qualificati, potenziare il settore della ricerca e prevedere nel breve periodo l’individuazione del Deposito nazionale”.
La presidente Enea ha inoltre osservato che “le nuove tecnologie nucleari, come i reattori di quarta generazione, e i nuovi modelli di business che guardano al nucleare modulare, promettono maggiore sicurezza e minori rischi rispetto ai reattori tradizionali”.
 
La relazione di Mariotti
Audizione Enea nell’ambito dell’esame delle Commissioni riunite del disegno di legge C. 2669 Governo, e abbinata proposta di legge C. 1742 Lupi, recanti Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile
VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) e
X COMMISSIONE (ATTIVITÀ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO) CAMERA DEI DEPUTATI
Roma, 10 febbraio 2026
Onorevole presidente, Onorevoli Deputate e Deputati,
desideriamo ringraziare per l’invito a rappresentare in questa sede istituzionale il contributo che l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile - Enea – Ente pubblico di ricerca posto sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, può fornire nell’ambito dell'esame del Disegno di legge AC 2669 Governo, e abbinata Proposta di legge AC 1742 On. Lupi, recanti Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile.
Non è certo questa la sede o l’occasione adatta per ricordare la storia di questo Ente, ma fin dai primi anni ’50, quando nacque, in embrione, quello che è l’Enea, l'Agenzia, grazie alle proprie competenze e alle infrastrutture di ricerca, si è occupata di acquisire conoscenze scientifiche sulle applicazioni pacifiche dell’energia nucleare e, nel corso degli anni, anche quando non si pensava possibile il ritorno all’energia nucleare come fonte energetica, non ha mai smesso di effettuare attività di ricerca nell’ambito delle tecnologie nucleari rappresentando il riferimento tecnico-scientifico in Italia. L’Enea è l’Ente pubblico di ricerca ove la ricerca nucleare non si è mai fermata da oltre settanta anni.
Enea è coinvolta in molte attività di ricerca per lo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate, inclusi Smr, LFR e gestione dei rifiuti radioattivi. Può offrire programmi di formazione per professionisti del settore nucleare, contribuendo a costruire una forza lavoro altamente qualificata. Grazie alla partecipazione a progetti e collaborazioni con agenzie internazionali e altri Paesi, favorisce lo scambio di conoscenze e best practices nel campo dell'energia nucleare e fornisce supporto tecnico e consulenza alle imprese sull'implementazione di tecnologie nucleari, garantendo conformità a normative e standard di sicurezza.
Gestisce e sta ulteriormente sviluppando, grazie a investimenti privati e al Piano Ricerca Nucleare, un parco di infrastrutture unico nel Paese, riconosciuto a livello internazionale, per supportare il tessuto industriale nazionale che opera nel settore nucleare e per rafforzare il suo ruolo nello scenario internazionale, favorendo lo sviluppo di soluzioni energetiche sostenibili e promuovendo innovazione e competitività anche in termini di qualifica di componenti e sistemi di classe nucleare.
Nello svolgere le proprie attività di ricerca, l’Agenzia facilita il ricorso all'energia nucleare come parte di una strategia energetica sostenibile, contribuendo alla transizione verso fonti di energia a basse emissioni di carbonio e, infine, sviluppa e promuove la partecipazione a progetti pilota per testare nuove tecnologie nucleari e migliorare l'efficienza dei processi esistenti.
Dopo la crisi energetica generata dalla guerra in Ucraina, che ha causato l’aumento dei prezzi delle materie prime e fatto emergere la forte dipendenza del nostro Paese dalle importazioni, in particolare di gas naturale, il nucleare è tornato ad essere considerato una ulteriore fonte energetica necessaria per rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica, garantendo stabilità e continuità.
In un contesto di crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e la riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti, l'energia nucleare rappresenta una fonte a basse emissioni di gas serra, in grado di fornire un forte contributo alla diversificazione del mix energetico, integrandosi con le fonti rinnovabili e sostenendone la continuità, riducendo al contempo anche la dipendenza dalle risorse fossili.
In aggiunta, va sottolineato l’inserimento dell’energia nucleare tra le attività sostenibili previste dalla Tassonomia Europea (Regolamento Ue 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020) opportunamente citato nel Disegno di legge in esame.
Le nuove tecnologie nucleari, come i reattori di quarta generazione, e i nuovi modelli di business che guardano al nucleare modulare, promettono maggiore sicurezza e minori rischi rispetto ai reattori tradizionali.
Grazie a tutti questi fattori, con il passare del tempo, l'opinione pubblica ha cominciato a rivalutare il nucleare: gli avanzamenti tecnologici e le crescenti preoccupazioni ambientali legate ai combustibili fossili, hanno infatti alimentato un rinnovato interesse verso questa fonte, considerata sempre più come una possibile componente della strategia energetica nazionale.
Per queste ragioni l’Enea accoglie con favore sia il DDL AC 2669, che pone le basi concrete per l’avvio di un programma nucleare italiano, in armonia e in coerenza con i più alti standard internazionali e con le politiche energetiche dell’Unione Europea, sia la PDL AC 1742, che disciplina l’adozione di linee di azione nazionali per lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari destinate alla produzione di energia per scopi civili, coerentemente con gli obiettivi proposti dall’ultimo Pniec.
In questo contesto, anche grazie ai lavori della PNNS (Piattaforma Nazionale del Nucleare Sostenibile) promossa dal ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, On. Pichetto e coordinata anche da Enea, si sono valutate le varie opzioni, che vedono essenzialmente lo sviluppo degli Smr (Small Modular Reactor) basati sulla tecnologia dei reattori nucleari a spettro termico refrigerati ad acqua nel breve termine, ai reattori a spettro veloce e refrigerati a piombo nel medio termine e alla fusione nucleare nel lungo termine.
Gli Smr possono contribuire alla decarbonizzazione del mix energetico e ad accrescerne la resilienza e la stabilità, offrendo al contempo soluzioni per la cogenerazione fornendo calore per l’industria, per il teleriscaldamento e per la produzione di idrogeno. Queste peculiarità rappresentano ulteriori fattori di successo che possono favorire la loro integrazione nei sistemi energetici ibridi futuri, più sostenibili ed efficienti.
Anche la competitività economica rappresenta uno dei suoi punti di forza. Infatti, uno dei fattori dirimenti per compensare l'assenza di economia di scala rispetto agli impianti nucleari di grandi dimensioni è la riduzione dei tempi e dei costi di realizzazione, che a sua volta consente di tagliare anche i costi d’interesse durante la costruzione, tra le voci più rilevanti per gli impianti recenti di grandi dimensioni.
Altro fattore rilevante è la standardizzazione e realizzazione in fabbrica che, unitamente alla dimensione ridotta dell'investimento per ogni unità modulare, consentirebbe di raggiungere più rapidamente e con una spesa complessiva inferiore il pieno beneficio della curva di apprendimento, generando non solo una riduzione di costi di capitale diretti, ma verosimilmente anche una ridotta percezione del rischio finanziario e tassi di interesse più bassi.
Nell’immediato, il settore della ricerca, e in primis l’Enea con il suo bagaglio di competenze e infrastrutture sperimentali, può contribuire allo sviluppo tecnologico degli Smr, ad esempio supportando NUCLITALIA, attraverso:
• attività di progettazione nucleare, sviluppo materiali, corrosione, chimica del refrigerante e analisi di sicurezza per Smr ad acqua;
• sperimentazione avanzata su infrastrutture sperimentali (in potenziamento grazie al PRN) e laboratori, reattori di ricerca come il TRIGA in Casaccia;
• modellazione avanzata (simulazioni termoidrauliche, sicurezza, analisi incidenti) e validazione sperimentale;
• collaborazione con autorità competenti per definire requisiti regolatori specifici per Smr (licensing, standard di sicurezza, valutazioni di impatto);
• coordinamento e partecipazione a progetti pilota nazionali o europei (dalla progettazione all’esercizio dimostrativo) in partnership pubblico privato;
• realizzazione di piattaforme sperimentali «technology demonstrators» per testare sistemi di controllo, digital twin e integrazione con reti locali;
• corsi specialistici, master e formazione continua per ingegneri, tecnici e operatori;
• creazione di percorsi formativi per il trasferimento di competenze alle PmI italiane della filiera meccanica, elettronica e di instrumentation & control;
• valutazione tecnologica e certificazione di fornitori nazionali per componentistica critica (pompe, valvole, sistemi di contenimento);
• attività di networking e clusterizzazione per far emergere un ecosistema nazionale per Smr (subfornitori, cantieristica, servizi);
• studio di soluzioni locali per gestione del combustibile a basso/medio arricchimento (stockaggio, ricondizionamento) e per la gestione a lungo termine dei rifiuti;
• valutazione di scenari di back end compatibili con Smr e proposte per siti di stoccaggio temporaneo/sicuro;
• studi su impatto socioeconomico e occupazionale per regioni ospitanti; sviluppo di modelli di benefici locali;
• campagne informative trasparenti e coinvolgimento stakeholder per aumentare la fiducia pubblica e spiegare rischi/benefici;
• partecipazione a partnership europee (EURATOM, progetti Horizon, consorzi) e cooperazione con Paesi che sviluppano Smr per scambio di know how e standard;
• coordinamento con iniziative di standardizzazione internazionale per facilitare l’export di tecnologie e componenti;
• supporto al Governo su roadmaps nazionali, regolazioni e incentivi per favorire investimenti privati.
Derivati dalle tecnologie di quarta generazione ma che utilizzano nuovi sistemi di raffreddamento, come ad esempio il piombo liquido, o combustibili innovativi per offrire prestazioni migliori, vi sono i cosiddetti Advanced Modular Reactor (AMR), che offrono sia nuove funzionalità di cogenerazione che produzione di idrogeno; l’aspetto innovativo è invece la chiusura del ciclo del combustibile come soluzione per la gestione dei rifiuti nucleari: cambio di passo per una più elevata competitività economica, sostenibilità, sicurezza passiva e affidabilità, nonché resistenza alla proliferazione atomica e protezione fisica.
Sebbene siano generalmente considerati meno maturi, nel medio e lungo termine gli AMR hanno un potenziale maggiore in termini di competitività che in alcuni casi potrebbe essere ancora maggiore guardando a cicli termici a più elevata temperatura e altamente efficienti.
Il nucleare potrebbe inoltre diventare il vero driver per le rinnovabili.
Infatti, le rinnovabili hanno il limite della natura intermittente e non programmabile. Queste necessitano di essere accoppiate ad una fonte di energia (sia elettrica che primaria) che faccia da “spina dorsale” al sistema elettrico e che possa compensarne le fluttuazioni e che ad oggi, in Italia, è rappresentata dal gas. Con Smr ad acqua o AMR, il nucleare così si potrebbe integrare alle rinnovabili, compensandone i limiti e decarbonizzando il sistema energetico nazionale, supportando quindi la elettrificazione della mobilità e il riscaldamento urbano, così come pure i servizi industriali.
Attualmente l’Italia non è un Paese nucleare.
Questo, però, non ha impedito di tenere vivo un tessuto industriale capace di supportare la prossima filiera europea degli Smr ad acqua. L’Italia gioca, e lo farà sempre di più, un ruolo rilevante in Europa sugli Smr ad acqua. Siamo in grado, anche tramite le attività di ricerca e sviluppo coordinati da Enea e dalla sua società partecipata SIET, di progettare, prototipare, validare componenti e sistemi per Smr ad acqua, mentre la nostra industria è capace di industrializzare e mettere sul mercato sistemi e componenti nucleari in maniera competitiva.
In ambito AMR refrigerati a piombo liquido, Lead cooled fast Reactor – LFR, invece, si può parlare di un vero e proprio cambio di paradigma: mentre sugli Smr raffreddati ad acqua l’Italia si “limita” a supportare la filiera, sugli LFR siamo i leader della tecnologia a livello mondiale. Enea ha guidato lo sviluppo della tecnologia coordinandosi con le industrie italiane che intendono lanciare una nuova filiera di quarta generazione a partire dal 2030-2035.
Con Ansaldo Nucleare è stato sviluppato il dimostratore ALFRED “Advanced Lead-cooled Fast Reactor European Demonstrator”, da realizzarsi in Romania in collaborazione con RATEN, centro di ricerca nucleare rumeno, che con Enea e Ansaldo ha dato vita al Consorzio FALCON “Fostering ALFRED Construction”.
Tramite i fondi infrastrutturali europei, messi a disposizione dal governo rumeno, FALCON sta realizzando una Research Infrastracture unica al mondo, a supporto dello sviluppo tecnologico di ALFRED, con investimenti già stanziati di 23 M€ e ulteriori 100 M€ per il triennio 2026-2028.
Oggi FALCON si è evoluto nel consorzio EAGLES, che vede oltre Enea, RATEN e ANSALDO NUCLEARE, anche il Centro di Ricerca belga, SCK-CEN.
I membri di EAGLES, con il supporto dei propri governi, mirano alla commercializzazione di un Smr-LFR entro il 2039 da 300 MWe, denominato EAGLES-300, passando tramite la realizzazione di un primo dimostratore della tecnologia, LEANDREA, da realizzarsi in Belgio entro il 2034 focalizzato sulla qualifica di nuovi combustibili nucleari e materiali innovativi, al dimostratore pre
commerciale, ALFRED, da realizzarsi in Romania entro il 2036.
Infine, grazie al proprio know-how e alle infrastrutture di ricerca del Centro di Brasimone, Enea ha siglato un accordo con newcleo S.p.A., fondata nel 2021 e specializzata nello sviluppo di sistemi nucleari di quarta generazione. La collaborazione prevede la realizzazione di un prototipo elettrico del sistema LFR - denominato PRECURSOR - senza l’uso di materiali radioattivi o combustibile nucleare, che permetterà di studiare a fondo le prestazioni termo-fluidodinamiche, meccaniche e funzionali.
Con riguardo allo sviluppo dell’energia da fusione nucleare, anche se le ricadute pratiche in termini di produzione energetica sembrano ancora attestarsi sul lungo periodo, l’Italia è uno dei maggiori player in Europa e nel mondo nello sviluppo della fusione nucleare a confinamento magnetico, settore in cui sono coinvolti gli Enti di ricerca, l’industria nazionale e le Università.
Le attività vengono svolte nel quadro del programma Euratom per la fusione (EUROFusion) che coinvolge i Paesi dell’Unione Europea più Regno Unito, Svizzera e Ucraina, e attraverso collaborazioni con numerosi Istituti e Università a livello internazionale. Enea funge da Programme manager nazionale coordinando le attività della compagine italiana, costituita da 22 soggetti pubblici e privati che operano nel settore.
Grazie al know-how sviluppato, l’Enea gioca un ruolo fondamentale anche nella costruzione di ITER, operando in stretta collaborazione con l’industria, contribuendo alla progettazione di molti componenti, alla definizione degli scenari fisici, alla progettazione di diagnostiche e di sistemi di riscaldamento del plasma. In questo ambito, merita ricordare che l’industria italiana si è già aggiudicata oltre 2 miliardi di Euro di commesse per la costruzione dei componenti che costituiscono il cuore di ITER.
L’Enea, considerando di prioritaria importanza lo sviluppo della fusione nucleare, ha iniziato la realizzazione della Divertor Tokamak Test facility (DTT), un’infrastruttura importante nella “road map” europea verso la produzione di energia da processi di fusione nucleare.
Il progetto DTT, concepito in Enea e realizzato nel Centro Enea di Frascati dal Consorzio DTT, che include Enea e Eni come soci di maggioranza, oltre a CNR, INFN, CREATE, RFX, CETMA, Università di Tor Vergata, Milano Bicocca, Università della Tuscia, Politecnico di Torino, nasce
per trovare soluzioni tecnologiche innovative per l’estrazione del calore prodotto dalle reazioni di fusione e del plasma esausto. Il componente su cui viene convogliata la maggior parte di questa potenza in un impianto di potenza, chiamato divertore, è ancora in fase di studio, sia in termini di materiali da utilizzare che di configurazione geometrica: gli esperimenti che saranno condotti presso DTT permetteranno di progettare il divertore di un reattore dimostrativo in tempo utile per la realizzazione di DEMO.
La costruzione della facility ha avuto inizio nel 2019 ed è il primo esempio europeo di partnership pubblico-privata in ambito fusione nucleare: questo tipo di collaborazione, già ampiamente utilizzata a livello europeo in altri campi, quali le batterie e l’idrogeno, è attualmente in fase di implementazione tramite il progetto coordinato da Enea GO4FUSION, che ha dato vita alla Industry Led Association FUSION NOW che supporterà la Commissione Europea nella gestione della Public-Private Partnership presente nel prossimo EURATOM Framework Program. È importante che la ricerca e lo sviluppo tecnologico della fusione nucleare continui e sia adeguatamente supportato a livello governativo per non perdere il ruolo preminente del Sistema Paese nel settore.
In Italia vi sono competenze e industria idonee a far sì che l’energia nucleare torni ad essere, nel nostro Paese, una tecnologia per la produzione di energia elettrica (e non solo).
Oltre ad esprimere un parere favorevole sull’impianto del DDL AC 2669, e condividendone i principi fondamentali richiamati – quali, ad esempio, la neutralità tecnologica e la necessità di un mix energetico equilibrato che non sia improntato alle sole energie rinnovabili, nonché la riduzione del ricorso alle fonti fossili in modo sempre più deciso – desideriamo sottolineare alcune tematiche che, pur se contemplate nel provvedimento in esame, a nostro giudizio andrebbero affrontate senza indugio:
• l’istituzione dell’Autorità di Sicurezza nucleare e l’individuazione di una Technical Support Organization sono passi imprescindibili per l’avvio di un programma nucleare che abbia possibilità di successo;
• la realizzazione di una capillare campagna di informazione per la popolazione, centrata su solide basi tecnico-scientifiche, che possa raggiungere il più grande numero di cittadini possibile e risulti comprensibile ai più, è fondamentale per evitare che le risorse messe in campo per preparare il quadro normativo e il tessuto industriale al ritorno all’energia nucleare vengano vanificate dalle campagne di disinformazione che certamente verranno messe in piedi da coloro che avversano pregiudizialmente le tecnologie nucleari;
• l’investimento nella formazione di addetti qualificati, di qualsiasi livello di preparazione, dai periti ai laureati nelle discipline utili o necessarie per portare avanti un programma nucleare, così come programmi di incentivazione per il rientro dall’estero di addetti qualificati che non avevano sbocco lavorativo in Italia, sono altre condizioni indispensabili per il successo: la rapida avanzata dei programmi nucleari nei Paesi che già fanno ricorso a questa fonte rischia di sottrarre i pochi specialisti rimasti e di fagocitare quelli attualmente in formazione;
• il potenziamento del settore della ricerca, sia nel campo della fissione sia della fusione nucleare, è un elemento centrale di supporto necessario per le imprese italiane che già operano o intendono entrare nel mondo nucleare: in quest’ottica il ruolo dell’Enea potrebbe essere ancora più determinante, soprattutto se l’Agenzia venisse adeguatamente sostenuta in termini di risorse umane ed economiche;
• l’individuazione del Deposito Nazionale, per fugare i dubbi sulla capacità di mettere in sicurezza definitivamente i rifiuti radioattivi italiani completando, al contempo, il decommissioning degli impianti nucleari, nel rispetto degli impegni etico-politici nei confronti dell’Unione Europea.
Tutte le azioni sopra descritte non devono necessariamente attendere l’approvazione della legge delega, ma andrebbero messe in atto fin da ora per evitare ritardi che potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi, già sfidanti, previsti dall’ultimo Pniec.
In particolare, ci riferiamo all’istituzione dell’Autorità di Sicurezza nucleare e all’identificazione della Technical Support Organization: queste devono essere dotate di un ragguardevole numero di esperti del settore e di giovani da formare, possibilmente tramite collaborazioni con le Autorità omologhe di altri Paesi europei; il licensing di un impianto nucleare richiede molto tempo anche per Autorità di sicurezza collaudate e pienamente operative, dotarsene il prima possibile è essenziale.
Con riguardo alle risorse economiche previste da DDL AC 2669, merita osservare che i 60 milioni di euro nel triennio sono senza dubbio un punto di partenza, ma rischiano di essere insufficienti per far crescere e rendere competitiva la filiera nazionale e supportare il settore della ricerca. Il ricorso agli IPCEI potrebbe colmare qualche gap, ma il tutto andrebbe gestito in un’ottica di sistema. In ambito economico, la PDL AC 1742 sembra sottintendere una previsione di investimenti volti a promuovere la ricerca sulle tecnologie nucleari di nuova generazione e sulla fusione nucleare, azione senza dubbio apprezzabile. Altra previsione degna di nota e condivisibile di questo provvedimento è l’adozione di una strategia volta a sviluppare gli obiettivi definiti dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima che garantisce un’ottica di sistema per le attività relative allo sviluppo dell’energia nucleare.
Concludendo, in un contesto internazionale ed europeo di grande rilancio dell’energia nucleare, l’Enea ritiene necessario accelerare il processo per rendere disponibile l’energia da fonte nucleare, facendo ricorso a tutte le sue declinazioni e investendo sulla ricerca e sulla supply chain tenendo presente le relative tempistiche di realizzazione: Smr nel breve periodo, AMR nel medio periodo e fusione nucleare nel lungo periodo.
Le opportunità per il Paese sono significative, sia in termini di occupazione sia di impatto economico diretto (PIL) e indiretto (costo dell’energia e servizi), e riteniamo che le previsioni recate dai provvedimenti in esame vadano nella direzione della definizione di un quadro legislativo che permetterà di cogliere a pieno tali opportunità.
Enea è pronta a mettere al servizio delle Istituzioni del Paese le proprie competenze tecnico scientifiche e i propri centri di ricerca, affinché il nucleare ritorni ad essere parte integrante della politica energetica italiana.

 
Free e Kyoto Club
È stato ascoltato il Coordinamento Free, che raccoglie i produttori di elettricità rinnovabile. Nel corso dell’audizione, Free ha espresso forti perplessità sulla solidità delle basi economiche, tecnologiche e strategiche che sorreggono la scelta di avviare un nuovo programma nucleare nel nostro Paese.
In particolare, ha evidenziato come il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) motivi l’opzione nucleare esclusivamente sulla base di una presunta maggiore economicità dello scenario con nucleare, stimata in circa 17 miliardi di euro rispetto a uno scenario 100% rinnovabili sull’orizzonte temporale fino al 2050. Tuttavia, allo stato attuale, questa maggiore convenienza economica non risulta supportata da dati oggettivi e verificabili.
Il Pniec fonda questa valutazione principalmente sullo sviluppo degli Small Modular Reactors (Smr), una tecnologia che ad oggi non esiste su scala industriale. Di conseguenza, i costi di investimento, esercizio, gestione del combustibile e smantellamento non sono valutabili con sufficiente attendibilità. A conferma di ciò, Free ha ricordato che neppure i sette gruppi di lavoro della Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile sono stati in grado di produrre stime di costo tali da confermare le ipotesi economiche riportate nel Pniec.
Un elemento critico, dice Free, riguarda la sicurezza energetica. Free ha richiamato un recente studio del Politecnico di Milano, secondo il quale l’industria italiana possiede le competenze per contribuire alla costruzione di una centrale nucleare, ma non dispone delle capacità industriali per produrre il combustibile nucleare necessario al suo funzionamento. Questo aspetto entra in evidente contrasto con uno degli obiettivi qualificanti della legge delega, ossia il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale, poiché l’Italia rimarrebbe comunque strutturalmente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento del combustibile.
Infine, Free ha sottolineato come il nucleare sia una tecnologia che può contribuire alla decarbonizzazione, ma con caratteristiche di generazione non modulanti. Si tratta infatti di una tecnologia di “baseload”, adatta cioè a contesti in cui è necessario sostituire grandi quote di produzione elettrica e costante, principalmente prodotte ancora con carbone, come avviene oggi in Paesi quali ad esempio Cina e India, che stanno giustamente puntando ad avere una quota di generazione da nucleare. Questa impostazione risulta invece poco coerente con il sistema elettrico italiano ed europeo, dove la produzione da fonti rinnovabili ha già raggiunto livelli elevati e tali da non aver più bisogno di una generazione di baseload.
Il Coordinamento Free ha ribadito la necessità che le scelte strategiche in materia energetica siano fondate su dati solidi, analisi trasparenti e valutazioni industriali realistiche, evitando di basare decisioni di lungo periodo su ipotesi tecnologiche ed economiche non ancora dimostrabili e trascurando aspetti connessi alla sicurezza, sui quali non sembra ci sia stata fino ad ora una seria riflessione.
 
Kyoto Club
È stato ascoltato Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, il quale ha evidenziato criticità, costi e tempi di sviluppo del nucleare, sottolineando come le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, rappresentino le soluzioni più rapide ed efficaci per accelerare la decarbonizzazione e rafforzare la sicurezza energetica del Paese.
 
L’audizione di 100% Rinnovabili Network
Altra audizione nello stesso giorno ha coinvolto 100% Rinnovabili Network che riunisce il mondo a favore delle fonti rinnovabili, a cominciare da organizzazioni ecologiste, docenti universitari, imprenditori delle rinnovabili, sindacati e altre organizzazioni come la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente e Wwf Italia. Secondo l’organizzazione il ritorno alle centrali nucleari in Italia, proposto dal governo Meloni, è economicamente insostenibile, impraticabile e non necessario. Rinnovabili e accumuli sono le scelte più convenienti, praticabili e sicure per l’Italia. Per questo ha espresso forte preoccupazione e dissenso nei confronti del Disegno di Legge n. 2669 che delega al Governo lo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. Durante l’audizione parlamentare, la rete ha presentato un’analisi approfondita che mette in luce come la proposta si basi su presupposti tecnici ed economici non dimostrati.
 
L’analisi di 100% Rinnovabili
Ecco che cosa sostiene 100% Rinnovabili Network: “Secondo il Governo, i futuribili piccoli reattori modulari (Smr) ridurrebbero i costi dello scenario di decarbonizzazione rispetto a una ipotesi esclusivamente basata sulle rinnovabili. Ma la documentazione disponibile indica il contrario: ad oggi nessun Smr è operativo in Occidente, e diversi progetti internazionali sono stati sospesi o abbandonati dopo importanti aumenti di costo. Negli Stati Uniti, il progetto NuScale – il più avanzato – presenta stime di produzione dell’energia tra 250 e 354 $/MWh, valori del tutto fuori mercato. Se si considerano gli unici tre Smr in funzione al mondo e l'unico Smr attualmente in costruzione, gli aumenti di prezzo sono sbalorditivi. In Cina, lo Shidao Bay 1 è risultato più costoso del 200% quando è entrato in funzione 16 anni dopo il suo annuncio iniziale, mentre i due piccoli reattori galleggianti russi hanno superato il 300% del costo previsto inizialmente. Bisogna anche ricordare che dal 1951 al 1° luglio 2025 sono stati avviati 817 cantieri nucleari, dei quali almeno 95 in 20 Paesi sono stati abbandonati o sospesi. In altre parole, l’11,5% dei progetti – circa uno su nove – non è mai arrivato a completamento. A questo si aggiunge l’evidenza scientifica secondo cui gli Smr produrrebbero da due a trenta volte più rifiuti radioattivi rispetto ai reattori tradizionali, aggravando un problema irrisolto per l’Italia, che non ha ancora individuato il deposito nazionale”.
A parere delle organizzazioni contrarie al nucleare, “anche l’idea che il nucleare sia la “spina dorsale” della produzione elettrica europea non è sostenuta dai dati più recenti: nel 2025 solare ed eolico hanno superato il nucleare nella generazione elettrica dell’Ue, con una quota complessiva del 30,1% contro il 23,4%. La tendenza è consolidata: mentre le rinnovabili crescono rapidamente, la produzione da nucleare rimane stabile o in calo. Parallelamente, i costi delle rinnovabili e degli accumuli industriali continuano a scendere. Le batterie hanno raggiunto valori di 70 $/kWh nel 2025, rendendo possibile un sistema elettrico affidabile basato su fonti rinnovabili, con reti più flessibili e senza la necessità del “carico di base” tipico delle centrali nucleari”.
Per la rete 100% Rinnovabili Network, “puntare sul nucleare non ridurrà i costi energetici né aumenterà la sicurezza del sistema. Al contrario si rallenterebbe il processo di decarbonizzazione e rischierebbe di imporre al nostro Paese investimenti elevati e incerti su tecnologie non disponibili. La scelta del governo italiano ignora, inoltre, la volontà popolare, espressa in due referendum – 1987 e 2011 – che hanno chiaramente escluso l’opzione nucleare”.
 
Leggi la relazione di Gianni Silvestrini del Kyoto Club: Leggi la relazione di Silvestrini https://www.kyotoclub.org/wp-content...

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