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Addio al carbone. A capodanno dovrebbero chiudere due centrali. Ecco i progetti

where Roma when Lun, 29/12/2025 who roberto

Il governo pensa di tenere come riserva strategica le centrali Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia e Federico II a Brindisi Cerano, di cui scadono le autorizzazioni ambientali. Le parole del ministro, le preoccupazioni sui posti di lavoro. L’intervento dello Stato.

Alla fine del 2025 le centrali torrevaldaliga.jpga carbone Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia e Federico II di Cerano, a Brindisi Nord, dovrebbero andare verso la chiusura a causa della scadenza dell’autorizzazione ambientale ma il governo, come ha più volte annunciato dal ministro Gilberto Pichetto, sta valutando “con attenzione” la possibilità di evitare una dismissione anticipata che potrebbe mettere a rischio la sicurezza del sistema elettrico nazionale. L’obiettivo è mantenere, se necessario, gli impianti in una condizione di riserva strategica.
 
Le parole del ministro
Per il ministro si tratta di “un passaggio che conferma, in coerenza con quanto previsto dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, il percorso di uscita dalla produzione elettrica a carbone sul territorio nazionale. È un obiettivo chiaro e consolidato della strategia energetica italiana, in linea con gli impegni europei e con il percorso di transizione verso un sistema più sostenibile. Al tempo stesso – afferma però lo stesso ministro – stiamo valutando con attenzione la possibilità e le modalità di interventi che consentano di evitare una dismissione anticipata degli impianti rispetto a quanto potrebbe risultare opportuno sotto il profilo strategico: la priorità del governo è garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale e la continuità degli approvvigionamenti, in un contesto ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza”.
Il ministro Pichetto ha aggiunto che “continueremo a operare in stretto raccordo con gli altri soggetti istituzionali e con gli operatori del settore, nel rispetto del quadro normativo e degli obiettivi di decarbonizzazione, assicurando un equilibrio tra sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e tutela del nostro sistema produttivo”.
 
Il futuro dei lavoratori
Intanto, però, ci si interroga anche sul futuro per i lavoratori di questi impianti in dismissione. Per l’area della centrale Enel a Civitavecchia, il ministero delle Imprese ha reso noto che sono ben 28 le manifestazioni di interesse pervenute nell’ambito della consultazione pubblica per la riconversione e il rilancio del sito. L’iniziativa, coordinata dalla sottosegretaria Fausta Bergamotto, punta a definire un piano organico di investimenti che verrà formalizzato in un accordo di programma, la valutazione tecnica delle proposte e la nomina di un commissario straordinario con il coinvolgimento di Invitalia la fattibilità industriale dei progetti.
Per Brindisi invece si fa strada l’ipotesi di un intervento diretto dello Stato, che potrebbe arrivare addirittura all’acquisto degli impianti per mantenerli in “riserva fredda”, secondo quanto riferito qualche settimana fa dal Quotidiano di Puglia. Un decreto in tal senso potrebbe approdare nell’ultimo Consiglio dei ministri dell’anno, in attesa dell’avvio dei cantieri per il nuovo impianto di accumulo previsto per l’aprile 2026.

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