La Cina prova a diventare una potenza mondiale del gas trivellando le acque profonde
China National Offshore Oil Corporation apre nuova fase con la perforazione di pozzi ad alta pressione a oltre 1.500 metri sotto il fondo marino e a oltre 100 chilometri dalla costa.
La Cina prova a sostituire
il carbone con combustibili più puliti. Tra questi, oltre alle rinnovabili e al nucleare di nuova generazione, c’è il gas. È di questi giorni la notizia che nel Mar Cinese meridionale il progetto Deep_Sea n.1 della compagnia di Stato China National Offshore Oil Corporation, il più importante operatore gas &oil del Paese, si è aperta un a nuova fase di espansione e che prevede la perforazione di pozzi ad alta pressione a oltre 1.500 metri sotto il fondo marino e a oltre 100 chilometri dalla costa. Gli stessi ingegneri della compagnia hanno definito l’operazione come tecnicamente piuttosto complessa, sottolineando sia la perforazione in acque profonde che per il trasporto di gas a lunga distanza.
I numeri
Tuttavia la decisione di spingersi oltre nasce anche dalla volontà di ridurre la dipendenza dal gnl estero e di far valere al mondo la leadership ingegneristica ma anche di raggiungere produzione interna di 4,5 miliardi di metri cubi (bcm) l’anno.
Con riserve geologiche totali che superano i 150 miliardi di metri cubi di gas naturale., Deep-Sea No. 1 è considerato una pietra miliare degli sforzi della Cina per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dal gas naturale liquefatto (gnl) importato. La prima fase del giacimento è entrata in funzione nel 2021. Il gas proveniente dal giacimento viene ora convogliato alle città della Cina continentale, tra cui Sanya, Zhuhai e Hong Kong, attraverso gasdotti sottomarini.
Gli analisti energetici osservano che l’aumento della produzione da giacimenti come Deep-Sea No. 1 aiuterà la Cina a gestire i picchi stagionali della domanda, a ridurre i costi di importazione di gnl e a stabilizzare l’approvvigionamento della base industriale costiera meridionale del Paese.



