Come finisce il nimby. Processo Tap: ecco perché sono stati tutti assolti
Assolti i diciotto imputati perché il fatto non sussiste. Secondo il Tribunale di Lecce la società realizzatrice del gasdotto non ha deturpato e inquinato il tratto terminale del gasdotto in Salento. Il pm aveva chiesto la condanna per la sola accusa di inquinamento ambientale. Dopo Melendugno, anche il Comune di Vernole accetta le compensazioni.
Sono stati tutti assolti dal Tribunale
di Lecce i 18 imputati così come la società Tap (Trans-Adriatic Pipeline -no Gasdotto Trans-Adriatico). Erano stati accusati nel dicembre 2022, alcuni vertici compresi, di deturpamento di bellezze naturali, danneggiamento, violazione del testo unico in materia edilizia, inquinamento ambientale per i lavori di realizzazione del tratto terminale salentino del gasdotto. Il giudice ha disposto l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" per gli otto imputati per i quali il pm Alessandro Prontera aveva invece chiesto la condanna per la sola accusa di inquinamento ambientale. Per gli altri capi d'imputazione il pm aveva chiesto l'assoluzione o la prescrizione. Il Tap è il gasdotto che parte dall'Azerbaigian e arriva in Italia, passando per l'Albania: un percorso di 878 chilometri (oltre 500 in Grecia) che in Italia si ferma sulla costa di Melendugno, in provincia di Lecce nella penisola salentina. Trasporta gas naturale per una quantità all'incirca di 10 miliardi di metri cubi all'anno destinata a raddoppiare entro il 2027.
Il fatto non sussiste
Tra gli assolti ci sono: Michele Elia, ex country manager di Tap Italia, presente in aula, Gabriele Lanza, project manager di Tap; Luigi Romano, Adriano Dreussi, Piero Straccini e Luca Gentili, manager di Saipem (principale appaltatore dei lavori di costruzione del microtunnel); Yuri Picco e Aniello Fortunato, responsabile di commessa e direttore tecnico di cantiere della Icop, società incaricata di realizzare il pozzo di spinta.
Anche Vernole accetta
Intanto, proprio in questi giorni il Comune di Vernole, prima di conoscere l’esito del processo, ha accettato di patteggiare e ricevere da Tap un risarcimento di 2,1 milioni di euro in cambio dell'uscita dell’ente dal processo a Lecce contro i vertici della società. Fondi che verrebbero dirottati a progetti ambientali e sociali. Anche Melendugno aveva precedentemente accettato un accordo simile per complessivi 6 milioni di euro.
Resta in piedi il presunto inquinamento della falda, ma il nesso di causalità non è provato: manca una perizia che lo accerti. Dunque meglio incassare per salvare la falesia crollante delle marine.
Dal No Tap alle inchieste
Il gasdotto non ha ma avuto una vita facile ed è stato da subito contestato. Non lo volevano i comitati nimby che in nome dell'ambiente osteggiavano l'opera e che erano preoccupati per l'espianto e il ripianto degli ulivi nella zona dove erano previsti gli scavi. Altre preoccupazioni hanno agitato i contestatori: dalla paura di incidenti catastrofici, agli impatti sui fondali marini, sino agli impatti sulla salute delle popolazioni che vivevano e vivono nella zona dove il Tap veniva costruito. Perfino la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) aveva presentato un rapporto nel 2016 sull'aumento dell'incidenza delle malattie tumorali nella zona in questione. Le paure nimby sono state cavalcate da Sinistra Ecologia e Libertà e Movimento 5 Stelle.



