Decreto bollette. Ecco che cosa prevede. Tutti i commenti
Un contributo aggiuntivo di 115 euro all’anno sulla bolletta dell’elettricità per oltre due milioni e mezzo di famiglie in condizioni di vulnerabilità. Altri 60 euro se le aziende elettriche lo vorranno. Un miliardo alle imprese attraverso l’Irap delle aziende elettriche. I commenti soddisfatti del governo e Confindustria. Le critiche di ambientalisti e consumatori.
Abbassare le bollette delle famiglie
, contenere i costi energetici per la competitività delle imprese e favorire la decarbonizzazione delle industrie: sono gli obiettivi principali del decreto approvato in Consiglio dei ministri che mette mano alla voce più controversa per imprenditori e utenti ma che ha già sollevato numerose critiche sul suo carattere di mossa una tantum più che di provvedimento strutturale.
Che cosa prevede
Il decreto prevede un contributo aggiuntivo di 115 euro all’anno sulla bolletta dell’elettricità per oltre due milioni e mezzo di famiglie in condizioni di vulnerabilità che già percepiscono il bonus sociale da 200 euro. In totale, dunque, ciascuna di queste famiglie otterrà un beneficio annuo di 315 euro, che equivale alla metà del costo medio annuale della bolletta elettrica.
Il documento prevede un contributo fino a 60 euro sulla bolletta dell’elettricità per quattro milioni e mezzo di famiglie che hanno un Isee (l’indicatore che misura la condizione economica delle famiglie, tenendo conto di redditi e patrimoni, ad esempio) inferiore a 25mila euro e che non ricevono bonus sociali. Questo contributo, però, è volontario: saranno cioè i venditori di elettricità, se vorranno, a riconoscerlo ai loro clienti; i venditori che aderiranno riceveranno incentivi.
Imprese
Anche per le imprese gli interventi sono principalmente due: un contributo sulla bolletta elettrica per tutte le aziende pari a 431 milioni di euro nel 2026, a 500 milioni nel 2027 e a 68 milioni nel 2028. La copertura economica della misura arriva da un incremento del 2% dell’aliquota Irap (l’imposta regionale sulle attività produttive) sulle società attive nella produzione, nella distribuzione e nella vendita di energia.
L’altro intervento per le imprese è invece un contributo sulla bolletta elettrica di 6,8 euro al megawattora: in questo caso, le risorse arrivano dalla riduzione dei tempi di giacenza degli oneri di sistema che i venditori di elettricità versano ai distributori.
Gas e Ets
Per il gas, il governo ha deciso di eliminare il differenziale di prezzo tra il Ttf (l’hub europeo) e il Psv (l’hub italiano), pari a circa 2 euro il MWh, introducendo un servizio di liquidità per evitare l’accumulo di costi di trasporto aggiuntivi. Il meccanismo opera entro un limite massimo di spesa di 200 milioni di euro, che provengono dalla vendita del gas conservato negli stoccaggi: una mossa resa possibile dal fatto che i depositi italiani di combustibile sono su livelli più alti della media europea (50% contro 33% circa), anche per merito delle temperature invernali tutto sommato miti.
Questa situazione consente all’esecutivo di immettere sul mercato, attraverso Snam e il Gse, una parte delle scorte, quelle acquistate “nel 2022 come misura di emergenza per garantirsi un cuscinetto nel pieno della crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina”.
Il problema è che quel metano fu comprato dallo Stato ai prezzi altissimi della crisi ucraina, e verrebbe venduto a prezzi da sbaracco. Chi paga questi costi?
Il punto più controverso riguarda il trattamento dei costi connessi al sistema Ets, disciplinato dalla direttiva 2003/87/CE. Il decreto prevede, a partire dal 2027, un meccanismo di rimborso per i produttori termoelettrici a gas relativo non solo al differenziale di prezzo del gas ma anche alla componente Ets. Come aveva segnalato la scorsa settimana e-gazette, il punto solleva l’interesse della Commissione europea perché neutralizzare il segnale di prezzo del carbonio significa intervenire sulla principale tassa di Bruxelles che pesa sui combustibili fossili con tutto ciò che ne consegue in termini di politica ambientale e di eventuali aiuti di stato da parte di un singolo Paese, andando oltre tutto ad incidere fortemente su uno strumento creato per favorire il ricorso ad energie pulite come le rinnovabili.
Meloni
“Il Governo ha approvato un provvedimento molto significativo e che tocca una delle priorità che ci eravamo dati dall’inizio: fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese. È un decreto che avrà un impatto rilevante e promette risparmi e benefici diretti per famiglie e imprese nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro. Il primo capitolo del decreto-legge varato dal Consiglio dei ministri riguarda il sostegno alle famiglie che sono maggiormente in difficoltà. Il secondo pilastro del decreto interessa il nostro tessuto produttivo. Come avevamo promesso, ci siamo occupati di ridurre gli oneri generali di sistema, voce che grava molto significativa sul costo delle bollette. Un artigiano o un piccolo ristoratore avrà una riduzione media di oltre 500 euro l’anno sulla bolletta elettrica e di 200 su quella del gas. Per le piccole e medie imprese di maggiori dimensioni il beneficio stimato cresce fino a circa 9mila euro l’anno per l’elettricità e 10mila euro per il gas. Arriviamo poi alle imprese più grandi, come sono ad esempio le gasìvore, che potranno arrivare ad un taglio di oltre 220mila euro l’anno sul gas”.
Pichetto
“Con questo provvedimento, che vale oltre tre miliardi di euro – spiega il ministro Pichetto - interveniamo su una priorità assoluta: promettere energia a prezzi più bassi per famiglie e imprese, con risparmi effettivi. Il governo ha scelto ancora una volta la strada della concretezza, per la competitività del sistema Paese e per la crescita economica”. Un altro ambito del decreto è il sostegno alle piccole e medie imprese, con la revisione dei meccanismi incentivanti del Conto energia, modifiche dei tempi di versamento degli oneri da parte dei distributori, misure per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas per promettere energia rinnovabile a prezzi ridotti, promuovendo il ricorso ai power purchase agreements. Per consentire una riduzione del prezzo del gas, viene attivato un servizio di liquidità gestito da Snam, che permetterà di eliminare l’attuale differenziale, più alto di circa due euro al megawattora, tra il punto di scambio virtuale italiano (PSV) e il prezzo del gas europeo (TTF). È inoltre prevista la vendita di gas stoccato sul mercato e una “gas release”, con l’obiettivo di sostenere i clienti finali industriali.
Orsini Confindustria
“Accogliamo con favore il decreto bollette varato dal Governo guidato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È positivo che si intervenga con misure concrete a sostegno di famiglie e imprese, ma soprattutto che si inizi a delineare una visione più ampia e strutturale di politica industriale per il nostro Paese. Il costo dell’energia rappresenta da tempo uno dei principali fattori di criticità per il sistema produttivo italiano. Lo abbiamo evidenziato in più occasioni: l’energia incide in maniera determinante sulla competitività delle nostre imprese, in particolare nei settori energivori e manifatturieri”.
Tomassetti Octopus
“C’è un momento in cui, a forza di cercare di aggiustare tutto, si rischia di perdere di vista l’essenziale. Quando una decisione viene rimandata per mesi per tenere insieme ogni equilibrio, il risultato spesso è più complicato e meno coraggioso di quello che si sarebbe potuto fare prima. Questo decreto dà quella sensazione. Nelle ultime ore, per dare un segnale più forte, il bonus una tantum ai percettori di bonus sociale è passato da 90 a 115 euro. Ma le risorse restano identiche: 315 milioni. Non un euro in più.
Con questo decreto non si abbassa il costo dell’energia in modo strutturale. Si riorganizza chi lo paga.
Il decreto nasce per rispondere alle proteste degli industriali. Ed è comprensibile: pagare energia più cara rispetto ad altri Paesi europei è un problema reale di competitività. Ma se interveniamo con misure temporanee e redistribuzioni interne, possiamo offrire un sollievo nell’immediato. Non stiamo però risolvendo il problema strutturale. Le imprese e le famiglie non hanno bisogno di correttivi annuali. Hanno bisogno di sapere che tra cinque o dieci anni il prezzo dell’energia sarà affidabile e competitivo. Gli investimenti si fanno sulla stabilità, non sugli annunci. Questo decreto gestisce il presente.
La sfida vera è costruire il futuro. Finché non affrontiamo il nodo del prezzo alla radice, continueremo a spostare costi invece di ridurli”. Così Giorgio Tomassetti ceo di Octopus Energy.
Unc, Arte, Ecco
“Il decreto Bollette rimane deludente e sconfortante. Nel marasma delle bozze che circolano, anche considerando le migliori, come quelle che prevedono un innalzamento della soglia Isee rispetto ai miseri 9.796 euro attuali, il decreto resta non all'altezza della gravità della situazione, né per le famiglie né per le imprese” afferma Marco Vignola, vicepresidente dell'Unione Nazionale Consumatori. “Intanto, nulla di serio e strutturale sulla formazione del prezzo per impedire che questo sistema malato possa continuare a garantire extraprofitti milionari pagati dagli italiani con le loro mega bollette. Vanno rivisti i meccanismi di incentivazione delle rinnovabili e ridefinita completamente la formazione del pun. Per il resto, vanno messi soldi, evitando prese in giro che con giochini contabili spostano solo nel tempo il problema” conclude Vignola.
“Ancora una volta si interviene sulle bollette con strumenti emergenziali che non risolvono il problema alla radice. I bonus aiutano nel breve periodo, ma sono l’ennesima toppa dorata: servono a comprare tempo, non a far scendere davvero i prezzi dell’energia”, dichiara Diego Pellegrino, portavoce dell'associazione Reseller e Trader dell'Energia (Arte), intervenendo a Class Cnbc. “Il nodo centrale continua a essere ignorato: il meccanismo di formazione del prezzo dell’energia - prosegue Pellegrino - Finché non si mette mano a quello continueremo a rincorrere le emergenze con misure temporanee e costose per la collettività. Riteniamo incomprensibile il riferimento all’IRAP come strumento per colpire i produttori: nella realtà rischia di avere effetti distorsivi e di non incidere affatto su chi determina realmente i prezzi all’ingrosso. Ancora più surreale è il richiamo al contributo volontario previsto dall’articolo 1, comma 2: una misura che suona bene nei comunicati, ma che nei fatti non regge né sul piano economico né su quello industriale.
Matteo Leonardi, direttore e co-fondatore di Ecco – il think tank italiano per il clima, afferma che “si fatica a vedere quale sia il vantaggio per i consumatori in questo decreto. Lo Stato deve mettere in gioco le risorse che ha già a disposizione: circa 4 miliardi di euro provenienti dalle aste Ets1, a cui si sommano altri 4 miliardi derivanti da extra-gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi dell’energia e circa 1 miliardo frutto dell’incremento dell’accisa sul gasolio. Viene da chiedersi dove e come vengano impiegate tali risorse in un decreto che ha come obiettivo quello di abbassare i costi dell’energia per famiglie e imprese.” Al contrario, continua Leonardi: “il decreto presentato da Palazzo Chigi rischia solo di aumentare lo scontro con l’Europa, difendendo gli interessi dei produttori di gas.”
Per saperne di più, ecco lo spiegone del Governo https://www.mase.gov.it/portale/docu....




