Ecco l’elenco dei 1.600 pozzi italiani di petrolio e gas non più attivi
L’inventario completo dei pozzi chiusi in mare e a terra, per cui è richiesta una valutazione delle possibili fuoriuscite residue, è previsto dal Regolamento europeo per la riduzione delle emissioni di metano. Lo trovi a questo link
Sono oltre 1.600 i pozzi petroliferi
chiusi in Italia. Lo ha reso noto il ministero dell’Ambiente che ha pubblicato l’inventario generale dei giacimenti di petrolio e gas non più operativi. Il documento era stato richiesto a tutti i Paesi Ue dalla Commissione Europea sulla base del regolamento europeo (2024/1787) sulla riduzione delle emissioni di metano. Il ministero ha inserito tra pozzi inattivi, pozzi tappati temporaneamente e pozzi tappati permanentemente e abbandonati e ha considerato come arco temporale significativo per l’inventario gli ultimi 30 anni. Si tratta dei pozzi chiusi minerariamente a partire dal 1° gennaio 1994 e che riguardano 346 giacimenti (titoli minerari).
Che cosa contiene
L’inventario – apprendiamo una nota degli Amici della Terra - fornisce il nome di ogni singolo pozzo e quello del relativo giacimento, unitamente al titolare dell’attività, l’ubicazione dei pozzi, con latitudine e longitudine, la profondità, l’orientamento del pozzo e l’anno di perforazione, più altri parametri tecnici.
Dall’analisi svolta dall’associazione ambientalista, i pozzi chiusi sono in totale 1.614, di cui 538 in fondali marini e 1.067 a terra, prevalentemente in aree rurali, rispetto alle agricole e industriali. I pozzi sono suddivisi in tre categorie: pozzi inattivi (866), pozzi tappati temporaneamente (123) e pozzi tappati permanentemente e abbandonati (625).
Gli operatori negli scorsi 30 anni sono stati Apennine Energy, Canoel Italia, Energean Italy, Eni, Eni Mediterranea idrocarburi, Gas Plus Italiana, Irminio, Lazzi Gas, Lnenergy, Maurel et Prom Italia, Pentex Italia, Rockhopper Civita, Società Padana Energia, Stogit Italia e Stogit Adriatica.
L’inventario completo è disponibile al link https://unmig.mase.gov.it/informazio... con la nota informativa predisposta dalla Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi diretta da Marilena Barbaro.
La questione dei siti sottomarini
La numerosità dei pozzi non operativi di cui dovrebbe essere verificata la tenuta, rileva l’associazione ambientalista, pone certamente problemi organizzativi e tecnologici, in particolare per quelli sottomarini. Come previsto dal Governo, l’attività di monitoraggio riguarderà anche Ispra e agenzie ambientali regionali. Il regolamento europeo prevede in questi casi possibili interventi di semplificazione regolatoria mentre dovrebbero arrivare a breve le indicazioni della Commissione per le procedure tecniche di intervento. Gli Amici della Terra, che hanno in corso una campagna sulla riduzione delle emissioni di metano dal 2019 e dal 2021 con un Tavolo di lavoro in collaborazione con istituzioni, associazioni e imprese, hanno in programma un evento pubblico per il prossimo 23 ottobre specificamente dedicato alle tecnologie per la riduzione delle emissioni di metano in tutti gli ambiti energetici.



