Ecco le ultime sulla scomparsa del decreto Energia (e delle Aree idonee)
Sulla strada delle rinnovabili oltre allo scontro di governo tra Pichetto e Lollobrigida che paralizza il provvedimento c’è anche l’opposizione infinita della Regione Sardegna che ripropone un testo già illegittimo e che attende la pronuncia della Corte Costituzionale. I dettagli da Cagliari.
Sta diventando infinita l’attesa
per il decreto energia che doveva finalmente ridurre prezzi e bollette. Annunciato e atteso dalla scorsa estate sta generando più di un malcontento nel settore ma anche con l’Unione Europea e con l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
Ma quali sono i motivi di questo stallo: a Roma c’è una questione politica evidente dietro alle cosiddette aree idonee all’installazione delle rinnovabili. Da una parte il ministro Pichetto vorrebbe accogliere le richieste delle aziende del settore che chiedono autorizzazioni più agevoli per la posa di questi impianti; dall’altra, il fronte guidato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia, è invece assai restio, e preferisce assecondare le associazioni di categoria degli agricoltori e allevatori, in particolare Coldiretti. Poi c’è una questione regionale legata – come è noto – alla Sardegna e la sua sostanziale moratoria già bocciata dalla Corte Costituzionale.
La questione sarda
La giunta Todde sembra non voler trovare un’intesa sul decreto correttivo al Testo Unico Rinnovabili e ha espresso un voto contrario durante la Conferenza Unificata Stato-Regioni. La Regione autonoma asserisce che il testo “presenta ancora diversi elementi da chiarire”.
Intanto il Consiglio regionale ha approvato in aula con quattro voti di scarto - 27 favorevoli e 23 contrari - il testo della maggioranza che prevede alcune modifiche alla legge 20 del 2024 sulle aree idonee e non idonee a ospitare impianti da energia rinnovabile in Sardegna.
Nel frattempo si attende il nuovo pronunciamento della Corte Costituzionale.
La proposta di legge regionale n° 146 - presentata da Antonio Solinas (Pd) e Gianluca Mandas (M5S) è stata approvata lo scorso 23 ottobre in seduta congiunta dalle Commissioni regionali permanenti Governo del territorio e Attività produttive - è ora in aula consiliare.
Il testo prevede alcune modifiche tecniche alla legge regionale 20 del 2024, all’esame della Corte costituzionale. In particolare, le modifiche intendono specificare ulteriormente le condizioni di realizzabilità degli impianti in ambiente urbano, sulle coperture, in aree già trasformate, e nelle zone industriali, oltre a introdurre il tema della regolamentazione di alcune situazioni intermedie. Con queste modifiche – è scritto della proposta di legge – si intende quindi rendere più prontamente accessibili alle famiglie e alle imprese i fondi previsti dalla legge regionale.
Una misura già illegittima
La linea sarda è contestata dalla Fimser, Federazione italiana mediatori sociali energie rinnovabili, che già in passato aveva messo in discussione la legge sulle aree idonee e la decisione di investire sul metano in Sardegna. “Riproporre una misura già dichiarata illegittima e annullata dalla Corte costituzionale”, denuncia l’associazione di categoria, “determinerebbe automaticamente un comportamento inequivocabilmente doloso. Qualora il dolo dovesse causare un danno erariale (vedi processi risarcitori) sarebbero chiamati direttamente in causa i funzionari della pubblica amministrazione che dovessero emanare provvedimenti dichiarati illegittimi”.
“La Corte costituzionale”, scrive la federazione, “con la sentenza n°28 dell’11 marzo 2025 ha dichiarato illegittima la moratoria introdotta dalla Regione Sardegna con legge n°5/2024, atteso che la stessa contrastava con le normative nazionali ed europee in materia di transizione energetica. Per vero, la Corte costituzionale ha sempre censurato l’introduzione di moratorie in materia di energie rinnovabili. Dunque, già nel momento dell’introduzione della legge n°5/2024 la Regione Sardegna era ben consapevole dell’illegittimità della stessa. Ora la nuova proposta di legge, nel prevedere l’introduzione di una nuova moratoria, denota un comportamento doloso volto a reiterare l’esercizio di un potere illegittimo, a pochi mesi dalla precedente sentenza della Corte costituzionale”.
La necessità del regolamento
L’assessore sardo all'Industria, Emanuele Cani, richiede la necessità "di un regolamento per affinare meglio alcuni aspetti", quello contestato dal centrodestra con cui non si è arrivati a un'intesa sul punto. "La richiesta dell'opposizione di cassare quel passaggio ci è sembrata un pretesto e non tiene conto di un quadro generale che va rivisto - ha affermato Cani. - Era molto difficile per la minoranza non approvare una proposta che comunque aiuta e semplifica il meccanismo di realizzazione di impianti di autoconsumo, su cui noi abbiamo messo un sacco di risorse".
Il rischio di una mini-moratoria per gli impianti di energia da fonti rinnovabili in Sardegna: è la principale critica della minoranza di centrodestra nell'aula del Consiglio regionale. Lo ha sottolineato per primo il relatore di minoranza del testo, Emanuele Cera (Fdi), che pur confermando "l'atteggiamento costruttivo e l'appoggio agli interventi che sbloccano il fotovoltaico sui tetti e valorizzano le aree industriali (zone D e G)", si è concentrato sul comma 7 bis del testo, quello che introduce una sospensione alle istanze di autorizzazione in attesa di regolamento.



