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Mentre tutti guardano Gaza. Così gli Usa scalzano l’Europa dal gas mediterraneo

where Gerusalemme when Lun, 22/09/2025 who roberto

Chevron ha siglato un accordo con Israel Natural Gas per avviare la costruzione di un nuovo gasdotto che trasporterà le forniture di gas dal giacimento Leviathan all’Egitto, il quale risolverà i problemi energetici del Paese. Gerusalemme è sempre più al centro delle forniture.

C’e un prima e un dopo il 7 ottobre 2023israel-gas-mees.jpg non solo per Gaza e Israele ma anche per gli equilibri delle risorse energetiche nel Mediterraneo.
Tutto parte dal megagiacimento offshore Leviathan: prima di quella data, il Medio oriente e l’Europa si confrontavano su come potevano utilizzare le copiose riserve di gas presenti nell’area anche alla luce degli accordi di Abramo che sancivano la normalizzazione dei rapporti con Emirati Arabi Uniti e Bahrein.
Due anni dopo, tutto è cambiato e la possibilità di sfruttare quella miniera di oro blu per l’Europa è svanita, e l’all-in del gas di Leviathan è passato nelle mani di Netanyahu che, oltre a far diventare Israele primo esportatore della zona facendo (forse) cambiare le sorti economiche dell’Egitto di al-Sisi, ha consentito agli Stati Uniti di entrare nelle operazioni oil&gas nel Mediterraneo, al posto dell’Europa.
Avevamo già scritto tra gli ex nemici storici, Egitto e Israele; ora si sa che Nitzana, il gasdotto che trasporterà da circa 600 milioni a 2,2 miliardi di piedi cubi di gas naturale al giorno dal giacimento offshore Leviathan all’Egitto, sarà posato dagli americani di Chevron per conto di Israel Natural Gas, in quella sorte di patto d’acciaio del business tanto caro a Donald Trump.
Non poteva essere altrimenti: il giacimento Leviathan, di proprietà di NewMed, e Ratio Energies è in parte anche di Chevron. Come ha detto senza mezzi termini, ripreso da Scenari Economici - Freeman Shaheen, presidente del settore gas globale di Chevron a una conferenza a Milano: “L’Egitto ha bisogno di tutto il gas che può ottenere”. Le importazioni egiziane di gnl nel 2025 hanno già raddoppiato i livelli del 2018, e i volumi che arrivano via tubo da Israele sono diventati un pilastro fondamentale dell’approvvigionamento.
 
Vincono tutti?
Un’operazione economica ed energetica win-win che ha convinto il presidente egiziano al-Sisi alla più pura arte della realpolitik dove il peso di Gerusalemme, divenuto esportatore di gas grazie al giacimento - uno dei più grandi del Mediterraneo - si è notevolmente ampliato grazie all’accordo da 35 miliardi di dollari in base al quale il gas da Israele risolverà definitivamente la crisi energetica egiziana, dettata da un calo della produzione (dai 6,1 milioni di metri cubi di marzo 2021 ai 3,5 del maggio 2025). Il crollo del 45% sarà stemperato grazie a Leviathan, che detiene riserve da 600 miliardi di metri cubi di gas. Al contempo però si rafforza la posizione di Israele come esportatore di gas.
 
Il peso della Giordania
Non soltanto Egitto; la nuova veste energetica israeliana sta avvantaggiando anche la Giordania, che riceve rifornimenti di gas da Gerusalemme. Come sta facendo l’Egitto, Amman ha infatti ultimato nel 2021 un gasdotto lungo 65 chilometri e che si estende dal Mar Morto fino al confine con la Siria. Stando al rapporto annuale pubblicato dal ministero dell’energia israeliano, le esportazioni di gas naturale di Israele verso i due Paesi confinanti sono ammontate lo scorso anno a 13,11 miliardi di metri cubi, in aumento rispetto agli 11,56 di dodici mesi prima. In totale lo scorso anno Israele ha prodotto 27,38 miliardi di metri cubi di gas naturale dai tre giacimenti che controlla nel Mar Mediterraneo, di gas Leviathan, Tamar e Karish. Si tratta di numeri in aumento dell’8,3% rispetto ai 25,28 miliardi di metri cubi fatti registrare nel 2023. I ricavi sono stati pari a 638,36 milioni di dollari.

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