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Prezzi personalizzati Eni, per Fegica generano una situazione “opaca e confusa”

where Roma when Mar, 05/02/2013 who redazione

Il metodo utilizzato consentirebbe di praticare prezzi alti e di penalizzare automobilisti e gestori. Tra impianto e impianto differenze sino a 23 centesimi. Nonostante gli appelli a ridurre i punti vendita, quelli Eni sono aumentati di 633 unità

A due anni e mezzo dall’introduzione da parte di Eni del cosiddetto “metodo personalizzato” - vale a dire, la possibilità di fissare prezzi differenti, impianto per impianto -, la Fegica Cisl ha condotto uno studio dettagliato sui suoi effetti. La situazione che emerge - recita una nota diffusa dal sindacato - è estremamente opaca e confusa (sono oltre 150, tra rete ordinaria e autostradale, i differenti prezzi fissati sulla rete a marchio) e rende impossibile - non solo per gli automobilisti, ma persino per le istituzioni e i mezzi di informazione - conoscere e spiegare ai cittadini quale sia il reale posizionamento del “prezzo Eni” nel mercato italiano. Mercato che, prosegue il testo, “l’azienda di Stato condiziona in tutto e per tutto, dall’alto della sua quota mercato stabilmente ben oltre il livello fatidico del 30%”.
Ne consegue un’ingiustificata penalizzazione per una larghissima parte di automobilisti italiani e gestori di impianti Eni, costretti a subire gli effetti negativi di un metodo che produce differenze di prezzo tra un punto vendita Eni e l’altro che arrivano fino a 23 centesimi su scala nazionale e a 14 su scala rovinciale.
La studio della Fegica Cisl evidenzia inoltre come - in combinazione con il “metodo personalizzato”- l’utilizzo del cosiddetto “iperself h24” amplifichi gli effetti sopra sottolineati, consentendo ad Eni di esporre fuori dai propri impianti “prezzi civetta”, apparentemente competitivi, che risultano essere più alti dei competitors degli altri marchi petroliferi, se confrontati più correttamente per modalità di vendita omogenee (self service pre pay, self service post pay, servito).
Infine, dallo studio emerge un aumento costante e deciso dei punti vendita della rete: in 30 mesi gli impianti a marchio sono aumentati di 633 unità (+14,15%), portando il totale oltre quota 5.100, a dispetto - dice la nota - “dell’evidente necessità ed urgenza che vengano adottati piani tesi a ridurre i punti vendita della rete italiana e che proprio da Eni si siano recentemente levati, in più occasioni, appelli alla ristrutturazione della rete”.

Lo studio della Fegica Cisl lo puoi trovare in pagina Approfondimenti

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