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Rapporto Enea. “Così ci allontaniamo dagli obiettivi di decarbonizzazione”

where Roma when Lun, 16/02/2026 who roberto

L’European Public Investment Outlook si occupa dell’evoluzione del sistema energetico europeo. Servirebbe oggi una riduzione annuale dei consumi di energia superiore al 3% e delle emissioni di CO2 del 7%.

Negli ultimi 10 anni il sistema epio-enea.jpgenergetico in Europa si è allontanato sempre di più dagli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. È quanto emerge dall’approfondimento Enea per il rapporto annuale European Public Investment Outlook (Epio), che dedica questa edizione alla transizione energetica.

 
Consumi, emissioni e prezzi
Secondo gli economisti dell’Enea Daniela Palma e Francesco Gracceva, per centrare i target 2030 occorrerebbe ad oggi una riduzione annuale dei consumi di energia superiore al 3% e delle emissioni di CO2 del 7% (contro -1% e - 2% rispettivamente necessari nel 2015), oltre a un incremento annuo della quota di rinnovabili sui consumi finali di 3 punti percentuali (contro 1,5% di dieci anni fa). La valutazione condotta nel rapporto osserva che, nonostante le misure adottate, i prezzi per famiglie e imprese europee restano elevati rispetto al periodo pre-2022. Inoltre, il saldo commerciale nelle tecnologie low-carbon è peggiorato sensibilmente dal 2015, mentre le industrie ad alta intensità energetica sono in profonda crisi: la produzione di settori come acciaio e chimica di base è scesa ai minimi degli ultimi 30 anni.
“Le spese dei governi europei nel settore si sono concentrate più sulle misure di contenimento e sostegno all’accessibilità energetica che sugli investimenti nelle tecnologie low-carbon necessarie per un cambiamento strutturale dei sistemi produttivi industriali, come avvenuto in Cina e Stati Uniti”, rilevano i due economisti. “In un contesto geopolitico di crescenti tensioni il nostro contributo a Epio 2025 ha evidenziato un’interdipendenza globale votata più al conflitto che alla cooperazione, condizione quest’ultima che è però essenziale per realizzare la transizione energetica globale”.
 
No al protezionismo
Oltre all’analisi dei dati, l’approfondimento contiene una valutazione delle implicazioni di policy che valuta se il recente orientamento dell’UE verso l’autonomia nelle tecnologie e nei materiali per l’energia pulita possa davvero sostenere lo sviluppo economico europeo. “Sarebbe piuttosto auspicabile una strategia non più basata sul mero sviluppo di un’industria ‘verde’ di marca europea, ma su un nuovo modello produttivo che unisca politiche industriali orientate all’innovazione e alla cooperazione internazionale, senza protezionismo, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo globale delle tecnologie green, ridurre le disuguaglianze e rendere la transizione climatica più efficace”, concludono Palma e Gracceva.
In questo contesto “il ruolo dell’intervento pubblico diventa particolarmente rilevante e richiede un cambio della governance europea che consenta di attingere alle risorse dei bilanci statali, attualmente vincolati dalle regole del Patto di stabilità, al fine di sostenere lo sviluppo dei settori strategici per la transizione energetica”, sottolineano i curatori dell’intera edizione di Epio Floriana Cerniglia (Università Cattolica del Sacro Cuore - Cranec, Milano) e Francesco Saraceno (Osservatorio francese della congiuntura economica - Ofce, Parigi).

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