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Un rigassificatore a Taranto. Belenergia dietro al progetto. Le discussioni

where Taranto when Lun, 23/02/2026 who roberto

Tutti i dettagli del terminale di rigassificazione da 12 miliardi di metri cubi nel porto di fronte al siderurgico. L’italo-belga Belenergia da anni è attiva a Taranto dove aveva proposto un progetto eolico poi ceduto. I no del sindaco e della Legambiente. Confapi propone di farlo non nel porto bensì al largo nel mare.
di Roberto Bonafini

Ha già fatto discutere e indignarevia-taranto.jpg parecchi la proposta di via che punta a realizzare un rigassificatore di gas naturale liquefatto da realizzare nel porto di Taranto. Per l’opera è stata presentata la documentazione di valutazione ambientale alla commissione del ministero dell’Ambiente. E-gazette è riuscita a sapere chi ha proposto il progetto: si tratta di Belenergia, un’azienda italo-belga con sede a Milano, già al centro del progetto di un impianto eolico a Taranto, che poi è stato ceduto al gruppo Toto il quale lo ha realizzato.
 
Il progetto
Il progetto di cui stiamo parlando ha una stima di costo 600 milioni e porterebbe a ricevere circa 12 miliardi di metri cubi di metano l'anno, di cui circa 3,5 da destinare allo stabilimento siderurgico Ilva da decarbonizzare.
Esso prevede la realizzazione di un nuovo terminale di rigassificazione gnl onshore sul molo della zona portuale della città di Taranto, in un sito distante 6,5 chilometri dal centro della città e 3,5 chilometri dal deposito dell’Eni.
Il progetto prevede la costruzione di tre serbatoi criogenici in calcestruzzo e acciaio, sette vaporizzatori con annesso sistema di prelievo e scarico di acqua di mare, la piattaforma di scarico gnl corredata da quattro bracci criogenici, tutti i sistemi di sicurezza e antincendio nonché la sala controllo e altri edifici di pertinenza. Il progetto si sviluppa su una superficie di 20 ettari. Non sono previste opere a mare in quanto le banchine portuali esistenti sono idonee per l’attracco delle metaniere Q_Max.
Il progetto prevede la realizzazione di un rigassificatore con capacità nominale annua pari a 12 miliardi di metri cubi di metano rigassificato (equivalenti a 9 milioni di tonnellate l’anno di gnl).
Il gnl sarà conservato in tre serbatoi da 160mila metri cubi ciascuno, ognuno dotato di due pozzetti contenenti pompe a bassa pressione, utilizzate per inviare il gnl ai circuiti di ricircolo o rigassificazione.
Il gnl inviato alle pompe a bassa pressione viene trasferito all’assorbitore e successivamente avviato alla fase di rigassificazione tramite i 7 vaporizzatori, alimentati da sette pompe ad alta pressione, viene infine immesso nella rete di trasporto nazionale attraverso un gasdotto collegato a un impianto Snam esistente, in località Bellavista. La durata complessiva dei lavori è stimata in 1.080 giorni naturali e consecutivi.
 
Quelli del no
Numerose sono le reazioni giunte quando si è saputo della presentazione del progetto. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha detto che “stiamo analizzando il progetto con prudenza. Da una prima lettura, l’area individuata risulta già concessa e indicata dal ministero dell’Ambiente per investimenti legati all’energia eolica offshore, il progetto ci sembra improcedibile”.
Lo scorso anno, il Comune di Taranto aveva già negato l’attracco di una nave di rigassificazione destinata a sostenere la decarbonizzazione dell’ex Ilva, provocando il ritiro degli azeri di Baku Steel dalla gara per l’acquisizione dell’acciaieria.
Secondo la Legambiente, il rigassificatore collocato alla testa del molo, vicino ad altri impianti a rischio incidente rilevante, renderebbe praticamente impossibile qualsiasi attività portuale non legata alle navi metaniere. Anche con una zona di interdizione limitata a 500 metri, il traffico portuale sarebbe compromesso. L’associazione definisce il progetto un “macigno” per Taranto: ostacolerebbe l’hub per l’eolico offshore già finanziato, monopolizzerebbe una struttura pubblica su cui sono stati investiti ingenti fondi e interferirebbe con il traffico commerciale, aumentando i costi e riducendo i flussi futuri. I rischi diventano rilevanti anche in caso di incidenti o eventi meteorologici avversi.
Confapi denuncia la lunga fase di stallo della città e propone un’alternativa: posizionare l’unità di rigassificazione offshore, a 12 miglia dalla costa, con una condotta sottomarina verso la rete nazionale. Questa soluzione permetterebbe di ridurre le interferenze con il molo polisettoriale, proteggere l’hub per l’eolico offshore, limitare l’esposizione della popolazione e garantire maggiore compatibilità con la vocazione strategica del porto di Taranto.
 
Leggi i dettagli del progetto: https://va.mite.gov.it/File/Document...

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