Rigassificatori. A tutto nimby. Il progetto a Taranto. I dubbi di Comune e Wwf
La commissione Ambiente del comune pugliese ha analizzato gli impatti sul territorio e sulla comunità locale. Il no del Wwf: un’infrastruttura assolutamente inutile dal punto di vista energetico, dannosa sul piano ambientale e profondamente sbagliata sul piano politico e industriale.
Il rigassificatore Belenergia di Taranto
, di cui abbiamo scritto, continua a far discutere. È intervenuta la commissione Ambiente del comune, che pur nei limiti delle sue competenze, sta analizzando la documentazione presentata. L’obiettivo - spiega il presidente della commissione Ambiente del comune di Taranto, Giandomenico Vitale - è “assicurare una valutazione rigorosa, completa e critica degli elaborati trasmessi, con particolare riferimento agli impatti sul territorio e sulla comunità locale”.
Fatelo altrove
Dall’analisi preliminare, apprendiamo, a parere dei consiglieri comunali sono emersi rilevanti elementi di criticità legati ai profili di sicurezza ambientale, alla sicurezza dell’impianto, alla tutela della fauna, nonché alla compatibilità con la destinazione dell’area e con il contesto paesaggistico, anche in relazione ai residenti delle zone limitrofe.
“Particolari perplessità - prosegue Vitale - derivano inoltre dal confronto con altri siti precedentemente valutati ed esclusi, come nel caso di Porto di Empedocle, Chioggia, Ancona. Ecco perché è necessario un supplemento di valutazione e una riflessione coerente sul piano strategico-territoriale, affinché i criteri adottati risultino omogenei e applicati con pari rigore”.
Audizioni
In commissione Ambiente, di concerto con tutti i componenti, è stato deciso di avviare un ciclo di audizioni dedicate. Saranno invitati a intervenire le principali associazioni ambientaliste, a partire da Legambiente e Wwf, i comitati territoriali, nonché i rappresentanti di Confindustria, Confapi e dell’Autorità Portuale, in quanto portatori di interessi. “Se tali principi non saranno rispettati, l’amministrazione - conclude Vitale - farà quanto nelle sue capacità per evitare che la nostra città resti terra di sacrificio per interessi di altri”.
Il no del Wwf
Intanto, tra gli ambientalisti Wwf si è già espressa sul progetto della compagnia italobelga Belenergia esprimendo netta contrarietà. Secondo il l’organizzazione, si tratta di un’infrastruttura assolutamente inutile dal punto di vista energetico, dannosa sul piano ambientale e profondamente sbagliata sul piano politico e industriale, particolarmente per un territorio fragile e già ampiamente segnato come quello di Taranto.
Il progetto viene giustificato dal proponente come “strategico per la sicurezza energetica nazionale ed europea”. Ma i numeri del Wwf raccontano una realtà completamente diversa. I consumi di gas in Italia sono in forte calo, dice l’associazione. “Se verranno raggiunti gli obiettivi climatici al 2030, grazie allo sviluppo delle fonti rinnovabili, il consumo potrebbe scendere verso 50 miliardi di metri cubi annui. A fronte di questi dati, la capacità di approvvigionamento del sistema italiano superava già gli 83 miliardi di metri cubi, senza il gas russo dal Tarvisio, senza i due rigassificatori di Piombino e di Ravenna e senza contare il raddoppio programmato del gasdotto Tap, che aggiungerà altri 10 miliardi di metri cubi l’anno”.
Se l’Ilva chiude
Il Wwf Italia contesta poi le argomentazioni del proponente secondo cui l’impianto sarebbe funzionale alla decarbonizzazione dell’ex Ilva e, addirittura, del territorio di Taranto. Gli stessi documenti del proponente indicano che solo 3,5 miliardi di metri cubi sarebbero destinati all’acciaieria di Taranto, “mentre oltre 8 miliardi di metri cubi finirebbero nella rete nazionale già sovraccarica. Un impianto gigantesco per giustificare un uso marginale locale: numeri buttati a caso per legittimare un’opera sproporzionata. Taranto è uno dei territori più colpiti in Italia da crisi industriale, emergenze sanitarie, disoccupazione e sfiducia verso le istituzioni. Presentare un rigassificatore come occasione di sviluppo - conclude il Wwf - è una grave mistificazione”.




