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Le scorte di gas in Europa mai così basse, ma il prezzo non preoccupa

where Amsterdam when Lun, 23/02/2026 who roberto

Nonostante un livello giunto al 32,5% in media di riempimento di gas in Europa, il prezzo continua a rimanere su livelli bassi. Meglio l’Italia che ha riserve più ampie (50%) e importazioni adeguate, peggiore la Germania. I dati del Ttf di Amsterdam.

Le scorte di gas sotto la mediagas-production-stockvault.jpg in Europa a metà inverno sembrano non essere un problema visto che il prezzo del gas, sceso abbondantemente nelle scorse settimane e ora in lieve risalita. È quanto emerge dall'andamento dei contratti future sul gas nell'ultima settimana al Ttf di Amsterdam, dove per un soffio non si è registrato il maggior calo dalla scorsa estate.
 
Stoccaggi
Le forniture regolari e il metano che giunge via nave allo stato liquido (gnl) hanno garantito una certa stabilità nella speranza che l’eventuale attacco americano in Iran non cambi le carte in tavola. Gli stoccaggi, nati per stabilizzare le quotazioni nei periodi di massimo fabbisogno come quello invernale, si stanno comunque assottigliando a vista d'occhio, a causa del gelo diffuso, scendendo al 32,5%, ben lontani dalla media di oltre il 50% degli ultimi 5 anni e inferiori al 39% dell'anno scorso. Secondo i dati di Gie (Gas Infrastructure Europe) le scorte sono a quota 371,40 TWh, contro i 526,74 TWh del 2025.
Fa meglio di tutti l'Italia, che resiste al 50,8% con 101,8 TWh in giacenza nei depositi, contro il 60% a 114,65 TWh del 2025.
È messo peggio la Germania le cui scorte in questi giorni sono al 22,33% a 56,07 TWh, contro il 51% a 115,69 TWh di un anno fa.
 
Prezzi in calo
Nonostante lo svuotamento progressivo, il prezzo del gas è in calo grazie a temperature più miti della norma attese in Europa e a alle consegne regolari. Non influiscono invece le varie tensioni geopolitiche tra Russia e Ucraina. Lunedì 16 febbraio i contratti future sul mese di marzo hanno chiuso a 30,92 euro al MWh. Il calo è proseguito il giorno dopo, quando la seduta si è chiusa a 31,85 euro. La calma piatta sui prezzi è data oltre dagli apporti dalla Norvegia anche dal gnl americano che totalizzano ormai il 60% del Gnl complessivo importato in Europa. Da qui il recente campanello d'allarme del commissario all'energia Dan Jorgensen a Bruxelles per evitare di "sostituire una dipendenza energetica con un'altra", passando da Mosca a Washington.
 
La situazione dell’Italia
Un rischio questo piuttosto limitato per l'Italia, che ha scorte ancora per circa il 50% e dove il Gnl vale quasi il 30% delle importazioni e i gasdotti forniscono il rimanente 70%. Secondo le stime di Snam, dei 95,65 GWh di gas disponibili sulla rete, 64,26 GWh sono importati, 3,29 GWh sono di produzione nazionale e 28,03 GWh derivano da stoccaggi. Il primo fornitore l'Algeria, con i 28,37 GWh in arrivo a Mazara del Vallo (Trapani) con il gasdotto Transmed. Seguono i 12,82 GWh rigassificati a Cavarzere (Rovigo) e i 12,12 GWh in arrivo dall'Azerbaigian con il Tap a Melendugno (Lecce).
Dal rigassificatore di Livorno provengono 3,84 GWh e da quello poco distante di Piombino altri 3,3 GWh. Arrivano a Gela (Caltanissetta) 2,24 GWh dalla Libia con il GreenStream e dal Nord Europa 1,54 GWh con il TransitGas a Passo Gries (Verbania).

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