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La sentenza. Il Tribunale di Potenza condanna Eni per l’inquinamento del Centro Oli in Basilicata

where Potenza when Lun, 15/03/2021 who roberto

L'accusa riguarda lo smaltimento dei reflui prodotti dallo stesso Centro Oli in Val d’Agri

L’Eni è stata condannata nell'ambito centro-oli.jpgdel processo sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. La sentenza è stata letta dal presidente della sezione penale del Tribunale di Potenza, Rosario Baglioni. Il Tribunale di Potenza ha condannato a pene comprese tra i 16 e i 24 mesi di reclusione i vertici dell’Eni di Viggiano nel processo sulla gestione di reflui del Centro olio Val d’Agri (in sigla: Cova), l’impianto dove affluisce il petrolio dai vari pozzi della valle e dove c’è un primo trattamento prima dell’immissione del greggio nell’oleodotto che porta alla raffineria di Taranto.

La vicenda, che risale al 2016, portò al sequestro - durato circa quattro mesi - del Centro Oli di Viggiano (Potenza): l'accusa riguardava l’improprio smaltimento dei rifiuti prodotti dal Centro. Fra le accuse su cui era cominciata cinque anni fa l’indagine vi era quella relativa alle acque di giacimento che sgorgano dai pozzi insieme con il petrolio della val d’Agri, acque che venivano riniettate nei giacimenti da cui erano uscite oppure che venivano trattate in depuratori, attività entrambe ritenute irregolari. Condannato a  18 mesi di reclusione anche l’ex responsabile dell’ufficio compatibilità ambientale della Regione Basilicata, Salvatore Lambiase. Il collegio dei giudici ha disposto anche la confisca di 44,2 milioni di euro ad Eni, a titolo di responsabilità per le condotte ascritte ai suoi dipendenti, più ulteriori 700mila euro, per una sanzione autonoma. Assolti, invece, i restanti imputati, tra cui gli ex direttori generali dell’Agenzia regionale per l’ambiente della Basilicata, Raffaele Vita ed Aldo Schiassi, e i gestori di una serie di impianti di depurazione sparsi in mezza Italia, incluso Tecnoparco Valbasento di Pisticci, dove venivano smaltiti i reflui di produzione del Centro olio di Viggiano, che è l’infrastruttura fondamentale per le estrazioni di petrolio e gas di Eni in Basilicata.
 
La replica di Eni - Eni "rimane convinta che l'operato del Cova e dei propri dipendenti sia stato svolto nell'assoluto rispetto della normativa vigente e, in attesa di leggere le motivazioni della odierna sentenza, si prepara a presentare al più presto appello". Già durante il corso dell'istruttoria dibattimentale, Eni "ritiene di aver dimostrato la rispondenza del Cova alle best available technologies e alle best practice internazionali e che i propri dipendenti abbiano sempre agito in ottemperanza a quanto prescritto dalle numerose autorizzazioni emesse nel tempo da tutti gli enti competenti, improntando la propria condotta ai principi di legittimità e correttezza".
Il pubblico ministero - La condanna dell'Eni per il traffico illecito di rifiuti nel Centro Olio di Viggiano (Potenza) è "un segnale importante per la tutela dell'ambiente". Così ha detto all’agenzia Ansa la pm Laura Triassi (ora procuratrice capo a Nola), che dal 2016 ha seguito l'inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. "Bisogna tutelare - ha aggiunto - la libertà di impresa, ma è necessaria che questa si svolga nel rispetto delle norme e nella tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente".
La reazione degli ambientalisti  - "Apprendiamo, non senza stupore, la notizia che Eni è stata condannata in Basilicata per inquinamento ovvero per smaltimento illecito dei rifiuti in relazione al centro oli di Viggiano (Potenza). Ad appesantire la posizione è il fatto che inoltre contro la società è stata decisa la confisca di 44 milioni di euro. Questa è la dimostrazione che in Italia, purtroppo e meno male, l'autorità giudiziaria si sostituisce all'inazione delle istituzioni che rinunciano ad effettuare i controlli contro chi inquina e viola la legge". Lo dicono Angelo Bonelli e Donato Lettieri, rispettivamente coordinatore nazionale e membro dell'esecutivo dei Verdi, in una nota diffusa dall’organizzazione. “Ci sarà qualche dirigente che pagherà o continuerà ad essere premiato dalla politica? Lavoriamo per una vera transizione ecologica perché - hanno concluso Bonelli e Lettieri - il petrolio è il Medio Evo".
"Chi ha inquinato e chi non ha controllato ora deve pagare in nome dell'ambiente e del popolo inquinato". Così Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, commentando la notizia della condanna di Eni, "il più grande gruppo industriale italiano partecipato dallo Stato, per organizzazione di traffico illecito di rifiuti in un processo in cui siamo tra le parti civili" a conferma di "quanto la nostra associazione denuncia ormai da tempo in Val D'Agri, in Basilicata, dove negli anni '90 è iniziato lo sfruttamento del giacimento on shore più importante d'Europa". Il territorio lucano, come quello siciliano, prosegue Ciafani, "è stato ferito più volte da una insensata corsa al petrolio che mette a rischio l'ambiente e la salute dei cittadini”. "Traffico illecito di rifiuti. È il reato per il quale Eni è stata condannata nel processo di primo grado sulle estrazioni petrolifere in Basilicata anche a una sanzione amministrativa di circa 700mila euro e alla confisca di oltre 44 milioni. Una condanna in linea con il principio europeo del 'chi inquina paga'". Così la deputata ecologista di FacciamoEco, Rossella Muroni, vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, sulla condanna di Eni nel processo di primo grado sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. La parlamentare ha ricordato che "oggetto del contendere è l'acqua separata dal greggio estratto nell'impianto Eni della Val d'Agri, classificata erroneamente come rifiuto non pericoloso e smaltita come tale, con grande risparmio per la società del cane a sei zampe. Ci sarà un appello e la giustizia farà il suo corso. Ma è assodato che dei rifiuti industriali pericolosi sono stati smaltiti come se non fossero tali. A danno dell'ambiente”.

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