La stangata. Istat: energia cresciuta del 34% in cinque anni
I prezzi accelerano di più per le famiglie più povere. Nuovi rincari pesano sulle famiglie italiane e si sommano agli aumenti dei prezzi degli scorsi anni.
Quello che gli italiani spendono
per fare la spesa è aumentato del 24% dal 2020, sette punti in più rispetto al tasso d’inflazione generale, ma il prezzo dell'energia è schizzato invece del 34,1%. A tracciare il quadro situazione è l’Istat. Nell’ultimo anno l'aumento del costo della vita - passato dall'1% del 2024 all'1,5% - ha rappresentato un nuovo passo nel percorso al rialzo. Ancora una volta a crescere più della media sono stati il carrello della spesa (2,4%) ma soprattutto le bollette (+16,2%).
Pagano i poveri
Ne pagano maggiormente le conseguenze le famiglie più povere: per quelle con i minori livelli di spesa, l'inflazione armonizzata Ipca è salita dallo 0,1% del 2024 all'1,7% del 2025, un'accelerazione significativa. Per le famiglie più ricche il dato ha comunque raggiunto l'1,7%, ma con un aumento lieve dall'1,6% dell'anno precedente.
Il dato dell'inflazione italiana resta inferiore alla stima flash dell'Eurostat per l'area dell'euro, pari al 2%, ma comporta comunque ricadute per quasi 500 euro a famiglia, secondo le associazioni dei consumatori, che chiedono al governo di intervenire. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha sottolineato che "non conta solo quanto salgono i prezzi, ma chi ne paga il prezzo più alto. E a pagarlo sono soprattutto le famiglie con salari medio-bassi, i pensionati e chi vive di stipendi che non tengono il passo con il costo della vita". L'opposizione ha accusato il governo di disinteresse verso il carovita e la questione salariale.
La stangata e le città
Secondo l'Unione nazionale consumatori la stangata raggiunge i 730 euro a Bolzano, la città più colpita dai rincari, mentre la Federconsumatori prevede per il 2026 nuovi aumenti pari a 672,60 euro, dovuti in particolare all'incremento delle accise sul diesel che si riflette sulla distribuzione dei beni di largo consumo.
Sarebbe un incubo per molte famiglie, che negli ultimi anni hanno visto erodersi il potere d'acquisto: il divario tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali e l'inflazione ha superato i nove punti percentuali tra il 2019 e il 2024.
Nel dicembre 2025 l'inflazione più elevata si osserva a Bolzano, Napoli e Reggio Calabria, tutte a +1,8%. Lo comunica l'Istat. Una variazione percentuale tendenziale bassa si registra ad Aosta (+0,5%) e una negativa, cioè un ribasso dei prezzi, a Campobasso (-0,1%).



