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Studio. Per il nucleare servono 10 anni ma la filiera industriale è già attiva

where Milano when Lun, 01/12/2025 who roberto

Il primo Nuclear Energy Innovation Outlook 2025, del gruppo di ricerca Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano parla di primo traguardo al 2035. L’Italia è davanti alla Francia nella componentistica nucleare, nell’ingegneria e nei servizi specialistici. Il nodo del quadro regolatorio.

Il nucleare sarà al centro della nuclear-energy-innovation.jpgstrategia di decarbonizzazione futura tra il 2035, quando si vedranno i primi impianti, e il 2050, quando la produzione elettrica italiana sarà raddoppiata, arrivando a circa 600 TWh e il contributo delle fonti fossili ridotto. Tuttavia il nostro Paese è già ampiamente presente nella filiera europea del nucleare, con un ruolo significativo nell’ambito della componentistica avanzata, dell’ingegneria e dei servizi specialistici, addirittura davanti alla Francia. Per arrivare a questi risultati nel tempo occorre un quadro legislativo, in via di definizione, chiaro e stabile. È in sintesi il quadro delineato dal primo Nuclear Energy Innovation Outlook 2025, sviluppato dal gruppo di ricerca Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano sulla base degli scenari Pniec e Terna-Snam, presentato insieme alle aziende partner della ricerca. Il rapporto analizza il panorama nazionale e internazionale, e sottolinea il potenziale contributo delle nuove tecnologie e le condizioni necessarie per un loro concreto sviluppo.

 
Zero reattori tanta tecnologia
L’Italia ha però già oggi un ruolo primario nella componentistica nucleare avanzata, nell’ingegneria e nei servizi specialistici Secondo le analisi condotte nell’ambito della Smr pre-partnership europea, il 24% del campione di fornitori è in Italia, davanti a Francia (21%) e Finlandia (20%).
Quanto alle catene di fornitura delle componenti di un reattore, le aziende italiane si collocano soprattutto ai piani alti della supply chain (84%), dedicati a componentistica non nucleare, fornitura di componenti elettriche, acciaio, fornitura di servizi di consulenza o montaggio, più altre attività come quelle dedicate al decommissioning.
Una quota più contenuta (circa il 16%) è invece legata ai vendor di tecnologia e ai principali epc. All’interno di questa categoria troviamo le imprese che si occupano della progettazione degli impianti o di componenti nucleari e principali, come le turbine e i generatori. Una base industriale è quindi già esistente, diffusa e in larga parte integrata nei principali programmi europei, e rappresenta un elemento potenziale di forza nel caso di un ritorno del nucleare in Italia.
 
Il ruolo di Smr e Amr
Al centro del rapporto c’è un approfondimento specifico agli small modular reactors (Smr) e agli advanced modular reactors (Amr), tecnologie oggi considerate centrali nei programmi energetici di sviluppo del nucleare sia in Europa che negli Stati Uniti e in Asia.
Gli Smr, nuovi reattori in fase di sviluppo caratterizzati da taglie ridotte (fino a 400 MW), maggiore flessibilità operativa e tempi di costruzione stimati più brevi, rappresentano una possibile soluzione per integrare capacità programmabile e a basse emissioni in sistemi energetici dominati da rinnovabili non programmabili.
Gli Amr, ossia i nuovi reattori di IV generazione, sono invece ancora in fase di ricerca (TRL 5-6) e si distinguono per le elevate temperature di uscita e una gestione ottimizzata del combustibile, aprendo a usi cogenerativi e industriali particolarmente rilevanti.
Ebbene, il Nuclear Energy Innovation Outlook mostra come tutti gli scenari internazionali prevedano una crescita significativa della capacità installata di Smr al 2050 e come, parallelamente, molti Paesi stiano accelerando anche nella costruzione di nuovi reattori modulari. Sono ancora pochi i progetti Smr in funzione o in stato avanzato di realizzazione, ma molti sono in fase di progetto (in particolare in Occidente, probabilmente perché si ritiene che possano essere più accettabili socialmente), perché più flessibili e con costi ridotti.
 
Criticità aperte
Il rapporto evidenzia le principali criticità che gli operatori ritengono urgente affrontare per rendere realistico un programma nucleare nazionale, in vista degli obiettivi del Pniec. Anzitutto il quadro normativo italiano: i nuovi reattori necessitano di un framework legislativo dedicato; la lunghezza degli iter autorizzativi, al momento superiori ai 12 mesi anche per impianti Fer, deve tendere ai benchmark internazionali e vanno identificati siti idonei dove costruire gli impianti.
Di conseguenza, gli operatori si aspettano: la definizione di un nuovo quadro legislativo chiaro, stabile e coerente con gli standard internazionali; l’introduzione di procedure autorizzative semplificate, armonizzate con le best practice europee; il rafforzamento della Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile come luogo di coordinamento tecnico-scientifico; chiare garanzie finanziarie e strumenti di supporto agli investimenti, in linea con i modelli adottati nei Paesi leader; il coinvolgimento strutturato della filiera industriale italiana nei programmi dimostrativi europei (Smr e Amr); iniziative di comunicazione e trasparenza pubblica per aumentare l’accettabilità sociale.
 
Lo scenario secondo Chiesa
“È in questo contesto che maturano le valutazioni sul possibile inserimento di una quota di generazione nucleare nel mix italiano - spiega Vittorio Chiesa, responsabile dello studio e direttore di Energy&Strategy. - Secondo gli scenari Pniec, infatti, l’obiettivo sarebbe quello di arrivare nel 2050 a 8 GW di capacità nucleare installata, per una produzione di 64 TWh, ma solo dal 2040 il contributo del nucleare inizierebbe ad avere qualche rilevanza nel mix energetico nazionale, con una produzione stimata di 13 TWh che sostituirebbe una limitata quota di fabbisogni oggi coperta da import e fonti fossili. Nel 2050 invece il nucleare potrebbe sia coprire una piccola parte di produzione oggi appannaggio delle fonti rinnovabili di energia, sia sostituire per la loro quota il termoelettrico e l’import, sostanzialmente azzerandoli”. “Naturalmente questo non vale solo per l’Italia - conclude Chiesa. - Nel mondo, al 2050, la previsione di nuova capacità installata per il nucleare oscilla tra +74%, negli scenari conservativi, fino a +157%. Oggi sono oltre 400 le centrali nucleari attive, cui se ne aggiungono più di 50 in costruzione, tipicamente reattori tradizionali, con un ruolo particolarmente rilevante della Cina. Crediamo dunque che una quota di nucleare potrebbe contribuire fattivamente alla decarbonizzazione del nostro Paese al 2050. Il percorso resta però sfidante: sarà fondamentale intervenire rapidamente su normativa, governance, autorizzazioni e sviluppo della supply chain per non perdere la finestra industriale che le tecnologie abilitanti potrebbero aprire nei prossimi anni”.

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